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#tiromancino: emorragia di posti di lavoro per una città senza identità

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Ancora una volta a mettere il dito nella piaga è stata la Cgil. Senza troppi giri di parole, mentre i più si concentrano sull’immaginaria invasione degli africani, il sindacato col quadratino rosso di via Repubblica dominicana ha messo in fila due numeri: in dieci anni la Maremma ha perso 800 posti di lavoro riconducibili al ministero della Difesa. Fra Poggio Ballone (Castiglione della pescaia), Ce.Mi.Vet, Savoia Cavalleria, Quarto stormo, ex deposito Ansaldo munizioni e artiglieria (Grosseto) e 64° deposito carburanti dell’aeronautica (Porto Santo Stefano). Rimanendo al settore pubblico, poi, ai militari in “libera uscita” vanno aggiunti i 500 dipendenti in meno nelle fila dei dipendenti di Stato, parastato e enti locali. Ma anche la perdita media di 4.000 euro di entrate da parte dei 6.000 dipendenti pubblici che per dieci anni si sono ritrovati con il blocco dei contratti. Circa 25 milioni di euro in meno di Pil redistribuito nel territorio: dal commercio agli affitti, passando per i beni durevoli e le spese per la cultura.

Pretesto per fare il punto della situazione sull’impatto del lavoro pubblico in provincia di Grosseto, che ha storicamente un peso significativo nell’economia locale, il prossimo smantellamento del polo ippico del Centro militare veterinario (Ce.Mi.Vet. ndr) con l’ulteriore migrazione verso altri lidi di una cinquantina di buste paga pesanti.

All’interno di questa partita, peraltro, se ne giocherebbe un’altra molto meno visibile e non per questo meno determinante nella prospettiva dello sviluppo economico, per quanto nessuno sembri interessato a parteciparvi. Tutta eccitata dalla “caccia” all’invasore africano, infatti, l’ignava politica locale, in modo assolutamente tripartisan, non si sta occupando per nulla in termini strategici della futura riconversione delle ex aree militari dismesse. Alcune delle quali oramai da anni: come i dieci ettari dell’ex deposito Ansaldo dentro Grosseto, la porzione di aeroporto che si affaccia sulla provinciale delle Collacchie a Marina di Grosseto, la zona di poggio Ballone sulle colline di Tirli o l’ex deposito carburanti di Porto Santo Stefano. L’unica proposta pubblica avanzata su base razionale ha in fasi distinte riguardato proprio il Ce.Mi.Vet. Dove Sani e Marras avevano proposto di ragionare su due ipotesi: farne un centro di addestramento e formazione per la Protezione civile regionale/nazionale. Oppure, complici i 500 ettari coltivabili, un polo produttivo e di confezionamento della cannabis per scopi farmacologici sotto la direzione dell’Istituto farmaceutico militare di Firenze. Dopodiché morte civile. Sulle altre aree a Grosseto, o Porto Santo Stefano, invece, il sospetto è che qualcuno pensi alla “valorizzazione” attraverso la solita ottusa e speculativa logica edilizia delle “villette terra-tetto”. Piuttosto che provare a dare a quei siti una destinazione produttiva dai contenuti innovativi. Esempio: se a Rosia, nella campagna a dieci km da Siena, la big pharma toscana (oddio big pharma!) ha realizzato un polo europeo della ricerca sui vaccini, perché non provare a portare qualche azienda simile a due passi dal mare di Marina di Grosseto? Si chiama attrazione d’investimenti, alias marketing territoriale. E in Regione c’è una struttura dedicata…

La progressiva contrazione dei dipendenti pubblici potrà forse far felici i fautori del laissez-faire – che peraltro qui in Maremma sono spesso campioni del monopolio privato possibilmente basato sulla rendita da bene pubblico – ma il problema non sta solo in quel campo. Nel settore privato, ad esempio, le cose non vanno poi molto meglio e anch’esso dà il proprio contributo sostanziale all’inesorabile scivolamento verso la marginalità economica di questo arcadico territorio. Che, come dice l’adagio popolare, «bello è bello: ma un balla».

Prendiamo quel che sta succedendo alle fu profumerie “La Gardenia”, già gloria dell’imprenditoria grossetana degli anni ’90, poi assorbite nel 2014 dal fondo d’investimento Leading Luxury Group, e infine transitate nel marchio e player nazionale delle profumerie Douglas. Risultato: l’imminente chiusura del magazzino di via Giordania che smistava i colli in tutte le profumerie d’Italia a insegna La Gardenia. Con la perdita di altri 35 posti di lavoro diretti e di 15 addetti della cooperativa di autotrasporto associata al magazzino. Si dirà: è il mercato bellezza, che ci vuoi fare? Sì però, fra le altre una delle cause conclamate della chiusura del magazzino è la disastrosa condizione logistica di Grosseto, da decenni impiccata all’adeguamento autostradale del Corridoio tirrenico e al raddoppio della strada dei Due Mari (questo oramai vicino, alleluja!). Adeguamento autostradale che certa politica inane ha pervicacemente osteggiato, fino, recentissimamente, a rimettere in discussione anche i pochi chilometri di autostrada da Capalbio ad Ansedonia. Naturalmente in nome del progresso, presumibilmente dei facoltosi capalbiesi e molto meno di quelli che in Maremma lavorano nel settore della logistica delle merci.

Così, ad abundantiam, potremmo anche citare il capolavoro del passaggio da Aspi e Mini Aspi (ex indennità di disoccupazione) alla mitica Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego), che ha dimezzato il periodo di disoccupazione e quindi il contributo erogato ai numerosi lavoratori stagionali (almeno 10.000). La qual cosa, in un territorio come il nostro a fortissima stagionalità in comparti come turismo e commercio, ha comportato un taglio di trasferimento di almeno 25 milioni di euro. Cifra valutata per difetto. Considerato che solo la Cgil di Grosseto ha circa 7.000 iscritti ai corrispondenti sindacati di categoria, per i quali gestisce oltre 5.000 domande di disoccupazione.

Tirando un rigo, anche per non deprimersi ulteriormente. Qual che lascia a bocca aperta, in tutta onestà, è che certi stimoli al dibattito pubblico sui temi strategici dello sviluppo economico arrivino con pochissime eccezioni solo dal sindacato. L’ambientalismo tradizionale, almeno, è impegnato in una chiara battaglia di retroguardia per mantenere lo status quo. Ma la politica, a parte l’invasione degli “ultracorpi” migranti, il panem et circensem e qualche polemica sul sesso degli angeli, deciderà prima o poi di non inseguire le cose quando sono già avvenute, riscoprendo senso di responsabilità, capacità di visione e voglia di cambiare davvero?

La settimana entrante ci saranno i report economici 2017-2018 di Camera di commercio e dell’Irpet. Quello di Bankitalia ha già detto che la costa toscana viaggia a scartamento ridotto rispetto alla Toscana centrale. Attendiamo con trepidazione pessime nuove, e il conseguente silenzio dei “morti viventi”……

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