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Licenziata dai medici: «Se era dipendente perché ha preso 300 mila euro in più di un subordinato?»

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GROSSETO – «I motivi alla base dell’atto di appello hanno trovato accoglimento in casi simili che, peraltro, coinvolgono proprio Ordini professionali». I legali dell’Ordine dei Medici di Grosseto, Gaetano Viciconte, Maurizio Campagna, e Ivan Randazzo, replicano alle dichiarazioni dell’avvocato Alessandro Antichi. «Alcuni di essi trovano pieno riscontro addirittura nella giurisprudenza della Cassazione».

«Tuttavia, se la motivazione della Corte di Appello di Firenze, ancora non nota, sarà convincente al punto da sconsigliare la proposizione di ricorso per Cassazione, si prenderà atto che la signora Baraldi era una lavoratrice subordinata, ma si cercherà allora di capire come e perché, come emerso in giudizio, le sono stati erogati nel corso del rapporto di collaborazione circa 300 mila euro eccedenti la retribuzione di un lavoratore subordinato. In altre parole, la ex Segretaria sarebbe stata una subordinata, pagata però come una collaboratrice, con quasi 300 mila euro in più».

«Non c’era altra scelta. L’Ordine dei medici è una pubblica amministrazione e occorre rispettare strettamente la legalità e così è stato fatto – proseguono gli avvocati -. Non poteva perpetuarsi una condizione di palese illegittimità, mantenendo una unità di personale senza le condizioni pretese dalla legge per l’attivazione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa nelle pubbliche amministrazioni. A seguito della cessazione del rapporto con la signora Baraldi, infatti, nel corso della presidenza Madonna, l’Ordine ha reclutato una unità di personale mediante selezione pubblica aperta a tutti».

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