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Cgil: «L’azienda non paga, deve agli operai 200mila euro». Braccia incrociate per 24 ore

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FOLLONICA – «Stamani gli operai della Edilcave srl congiuntamente agli operai della Tramoter srl, hanno incrociato le braccia per l’intera giornata. Mancano stipendi e garanzie sul futuro sia per quanto riguarda il lavoro e sia per la sicurezza» a parlare è Gianni Bracciali per la Fillea Cgil Grosseto, la categoria sindacale Cgil che, appunto, rappresenta gli operai di quel settore.

«Da anni gli operai della realtà produttiva di Cannavota hanno voluto un gran bene alla proprietà – illustra Bracciali – continuando a lavorare nonostante la grave crisi che ha attraversato il settore delle costruzioni e dei materiali, specialmente in questa realtà.
L’azienda non meno di 10 anni fa occupava una media di 70 dipendenti. Negli anni abbiamo utilizzato gli ammortizzatori sociali per permettere ai dipendenti di cercare una ricollocazione da altre parti. Non è bastato. Dopo due procedure di mobilità, la realtà produttiva attualmente rimane in profonda crisi».

«Gli operai occupati – prosegue la Fillea – nelle due aziende rimaste sono 12, nel tempo hanno sopportato l’onore e le difficoltà economiche accumulando un enorme debito sugli stipendi, quest’ultimo a grandi linee intorno ai 200.000€. Adesso basta! Negli ultimi 3 mesi la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati i pochi euro pagati, solamente 1.200. Gli operai riuniti in assemblea lanciano un grido di aiuto. Alle istituzioni chiediamo di farsi carico di questo problema. Le aziende lavorano sia nel Comune di Follonica dove hanno sede, nel Comune di Gavorrano dove c’è una cava ed il Comune di Monterotondo Marittimo e Massa Marittima dove sono le altre due».

«Le famiglie sono allo stremo, non possono sopportare questo onere – conclude Bracciali –
la proprietà millanta una situazione migliore a breve termine ma noi non gli crediamo. Troppe volte abbiamo sentito promesse e puntualmente vengono disattese. Se entro Giugno non verrà pagato almeno una mensilità, gli operai saranno costretti a rimanere a braccia incrociate».

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