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Giro di prostituzione, in tre in manette. Scoperta casa di appuntamenti a Marina

GROSSETO – Sono finiti in manette per i reati di reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di alcune giovani rumene, nonché di tentata estorsione, tre persone due uomini rumeni (34 e 25 anni) e una donna moldava (35 anni). I tre stranieri sono stati arrestati dagli uomini della squadra mobile che hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è stato emesso dal Gip presso il Tribunale di Grosseto, su richiesta di questa Procura della Repubblica, in relazione ai reati di reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di alcune giovani rumene, nonché di tentata estorsione.

L’indagine – Le investigazioni della Squadra Mobile sono iniziate nel marzo del 2018, a seguito della denuncia sporta da una delle giovani donne oggetto di sfruttamento. Quest’ultima ha raccontato di essere stata avviata alla prostituzione nel 2012 da un suo connazionale, il rumeno di 34 anni, che l’aveva invitata a raggiungerlo in Italia, a Grosseto, e che la faceva prostituire, in alcuni appartamenti, a Marina di Grosseto e a Cecina, con alternanza, ogni quindici giorni.

Nel marzo 2017, lo straniero aveva invitato la giovane a mettersi d’accordo, quanto alle modalità con le quali la stessa doveva alternarsi tra i due appartamenti, con la donna Moldava, compagna dello stesso, che condivideva con lui l’attività di sfruttamento della ragazza. Nel mese di marzo 2018, infine, la vittima, essendosi rifiutata di versare allo sfruttatore il 30% mensile del ricavato della sua attività, come invece da lui preteso, era stata oggetto di minacce da parte del 34enne, che le aveva intimato: “A partire da oggi tu mi devi dare 1.000 euro al mese e se non lo fai ti faccio vedere io di cosa sono capace”. L’uomo, inoltre, l’aveva colpita al volto con un violento schiaffo, che le aveva procurato un’estesa tumefazione sulla guancia e sull’occhio destro. Le indagini, che sono consistite anche in attività di intercettazione telefonica e ambientale, hanno consentito di ricostruire le attività illecite degli sfruttatori ai danni non solo della donna di cui si è detto, bensì anche di altre quattro giovani provenienti dalla Romania e hanno offerto pieno riscontro alla prima denuncia nonché a quella di altra giovane ugualmente vittima di sfruttamento da parte degli indagati.

Le intercettazioni hanno permesso, infine, di verificare lo sfruttatore rumeno, parlando con altro complice, un suo connazionale di 25 anni, una volta appreso della volontà delle due vittime di uscire dalla illegittima condizione di sfruttamento alla quale erano state sottoposte nel corso degli anni, aveva condiviso con quest’ultimo l’intenzione di compiere atti violenti nei confronti delle stesse e dei loro parenti. Inoltre, il complice 25enne aveva direttamente minacciato la prima denunciante dicendole: “Paga perché io so che tieni alla tua famiglia e non vuoi che succeda nulla a nessuno di loro, vero?”. Dal contenuto di un’agenda sequestrata ad una delle giovani prostitute, una sorta di “vademecum”, è stato confermato, tra l’altro, quanto già raccontato nelle denunce delle due donne in merito alle tariffe orarie delle “prestazioni” sessuali, nonché alle frasi in italiano che esse dovevano utilizzare per illustrare ai clienti le prestazioni che esse erano in grado di fornire.

Dalle dichiarazioni delle giovani vittime, nonché dalle conversazioni intercettate, è emerso, infine, che ciascuno degli indagati ha svolto un ruolo attivo nell’attività di sfruttamento della prostituzione: il rumeno 34enne è colui che ha materialmente avviato le giovani, una volta giunte in Italia, all’attività di prostituzione, e che ha provveduto a riscuotere, alternandosi con la moldava, le provvigioni del 30% con cadenza settimanale. La donna moldava, oltre all’attività di riscossione, si è occupata delle pubblicazioni degli annunci necessari per il reperimento dei clienti. Il complice 25enne, infine, ha partecipato alle trasferte delle prostitute in altre città (oltre Grosseto e Cecina, anche Prato), fornendo loro i contraccetivi, a dimostrazione di un pieno coinvolgimento nell’attività di sfruttamento. Nei confronti degli indagati si procede, a piede libero, anche per associazione per delinquere, lesioni volontarie aggravate e violenza privata.

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