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Infermieri InForma, un pericolo sempre più in agguato: le patologie respiratorie

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Torna la rubrica a cura dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Grosseto. Qui trovate tutte le altre puntate: www.ilgiunco.net/tag/infermieri-informa/

di Dott.ssa Marini Fulvia Infermiera

Parliamo di patologie respiratorie ed in modo particolare di quelle che più frequentemente sono presenti nella popolazione, ovvero: rinite allergica, asma, BPCO.

Cerchiamo, partendo dalla definizione e dalla sintomatologia, di conoscerne l’iter diagnostico, ovvero quali esami occorra eseguire per diagnosticarle ed in cosa consistono.

La RINITE ALLERGICA viene definita come un “disturbo sintomatico nasale, sostenuto da un’infiammazione Ig E mediata della mucosa nasale, che fa seguito all’esposizione a un allergene (peli di animali, acari della polvere, sostanze chimiche volatili, inquinanti, pollini)”. I sintomi sono paragonabili al raffreddore: starnuti, naso chiuso che cola e pruriginoso, spesso è accompagnata da sintomi oculari, quali: bruciore, prurito ed arrossamento, sono provocati dalla produzione dell’istamina, come risposta all’esposizione con gli allergeni e può ridursi e/o scomparire se la persona si allontana dagli allergeni oppure grazie a trattamento farmacologico, ovvero l’immunoterapia desensibilizzante specifica (i cosiddetti vaccini contro i propri specifici allergeni.

La rinite allergica non è una malattia grave, tuttavia è molto presente all’interno della popolazione e ha un notevole impatto sulla qualità di vita, in quanto nei bambini e negli adolescenti può influire sul rendimento scolastico, mentre nell’adulto può causare problemi a livello lavorativo, peggiora la qualità del sonno, la concentrazione e il livello delle prestazioni e per tali ragioni viene definita un problema sanitario globale, spesso sottovalutato dalle persone colpite, poiché non è considerato una vera e propria malattia, e non correttamente diagnosticato dai medici.

Per la rinite allergica sono consigliabili i test diagnostici sia in vivo che in vitro: test cutanei o skin prick test, che dimostrano la reazione allergica Ig E mediata e la sensibilizzazione dell’individuo nei confronti a gli allergeni inoculati. Viene anche eseguito il dosaggio delle Ig E allergene-specifiche nel siero (esame di 2°livello, ovvero se lo skin prick test risulta dubbio o non fattibile) ed infine il test di provocazione nasale specifico (per la rinite occupazionale). [La formazione nell’ambito delle malattie respiratorie – www.salute.gov.it]

L’ASMA è una malattia cronica che colpisce i bronchi, con presenza di iperattività bronchiale e conseguente costrizione delle vie aeree a cui segue difficoltà respiratoria, con crisi (attacchi d’asma) ed altri sintomi, quali: respiro sibilante, senso di costrizione toracica, difficoltà respiratoria (dispnea) e tosse. I sintomi possono comparire gradualmente o all’improvviso, e la loro intensità può variare da una crisi all’altra. L’ esordio solitamente è giovanile, ossia durante l’infanzia e la prima giovinezza, ma può svilupparsi anche in età più matura. La sola comparsa di tali sintomi non basta a fare diagnosi certa né a stabilirne l’eziologia. È stato tuttavia sottolineato come l’asma possa essere il risultato dell’interazione fra fattori ambientali (allergeni, variazioni di temperatura, umidità, inquinamento, ecc.) ed genetici/ familiari (questa incide per il 30-60% circa). Tuttavia, non sempre è possibile individuare un allergene responsabile della patologia, in questo caso si parla di asma non allergico (intrinseco) al contrario di quando viene identificato ed allora si parla di asma bronchiale allergica.(viviasma.it accesso del 20/05/18). L’iter diagnostico dell’ama consiste in reperti clinici compatibili e la conferma del sospetto diagnostico viene fatta mediante esami strumentali: spirometria e test di provocazione bronchiale.

La BPCO (BRONCOPNEUMOPATIA CRONICA OSTRUTTIVA) è una condizione patologica dell’apparato respiratorio caratterizzata da ostruzione cronica al flusso di aria, con presenza di alterazioni bronchiali (bronchite cronica), bronchiolari (piccole vie aeree) e del parenchima polmonare(enfisema). Clinicamente si manifesta con tosse, catarro e/o dispnea, inizialmente compare dopo uno sforzo e al progredire della malattia, anche a riposo, associata ad inalazione di sostanze nocive (fumo e tabacco). Per la BPCO l’iter diagnostico consiste nella presenza di sintomi respiratori e/o l’esposizione a fattori di rischio, dimostrazione dell’ostruzione al flusso aereo mediante indagini di funzionalità respiratoria: spirometria, ossimetria/saturimetria ed emogasanalisi.

GLI ESAMI STRUMENTALI, più nello specifico:

-Spirometria: può essere semplice (lenta e forzata) o completa/ globale e consiste nella misurazione della quantità di aria che i polmoni utilizzano durante l’atto respiratorio e misura i flussi di aria anche durante la respirazione forzata, confrontando i risultati ottenuti dal soggetto analizzato con valori standard noti, in base ad età, sesso, peso ed altezza. Se i valori spirometrici risultano alterati si tende necessario il test con la broncodilatazione (test di reversibilità o test rapido), logicamente sarà sempre il medico specialista in pneumologia a decidere di comune accordo con l’utente di farlo; questo esame consiste nel far assumere alla persona, inalandolo, uno spray broncodilatatore a rapida e breve durata di azione (salbutamolo) e dopo un po’ di attesa (solitamente 15-20 m’) far eseguire nuovamente la spirometria. Per la spirometria non è prevista una specifica preparazione, ad eccezione di non assumere broncodilatatori da soli, fumo almeno un’ora prima dell’esame, ne sforzi fisici importanti nei 30 minuti precedenti, no pasti copiosi nelle due ore prima od alcolici nelle 4 ore prima, vestirsi con abiti non eccessivamente stretti, per non costringere il torace nell’atto respiratorio. L’esame non è né invasivo né pericoloso né fastidioso per la persona che deve eseguirlo, presuppone una buona compliance dell’utente, che lo fa, cercando di seguire le indicazioni dell’operatore e cercando di essere rilassati. Occorre sempre prima la sottoscrizione del consenso informato e documentato dell’utente, può essere eseguito indifferentemente da un medico o un infermiere. (www.materdomini.it). La spirometria completa valuta il volume residuo di aria e la capacità polmonare totale, viene eseguita con la metodica della diluizione dell’elio e la pletismografia, che consiste in un’apparecchiatura medica che misura le variazioni di volume dei gas intratoracici. (www.medmedicine.it)

– TEST CUTANEI O SKIN PRICK TEST: vengono consigliati sia in caso di allergie respiratorie che alimentari. L’operatore punge leggermente la cute, spesso nella parte volare dell’avambraccio, con una lancetta monouso sterile ed applica una goccia di estratto allergenico; se il test è positivo nell’arco di alcuni minuti compare un piccolo rigonfiamento pruriginoso (tipo puntura di insetto). L’esame dura complessivamente 15 minuti, è innocuo ed effettuabile a qualsiasi età, anche qui la persona va preparata all’esame soprattutto se bambini e/o persone, che hanno paura degli aghi ed infine, il soggetto deve non assumere la terapia antistaminica almeno per una settimana prima di sottoporsi al test. (www.materdomini.it www.humanitas.it) L’esame può essere eseguito da un medico o un infermiere.

-OSSIMETRI DIGITALE O SATURIMETRIA: test di facile esecuzione, rapido, che non prevede la preparazione della persona e consiste nella misurazione della quantità di emoglobina legata all’ossigeno espressa in percentuale, presente nel sangue arterioso (saturazione dell’emoglobina) e conoscendo il livello di disponibilità dell’ossigeno, che ha l’individuo in un determinato momento, mediante uno strumento elettronico detto ossimetro o saturimetro, che viene semplicemente collegato ad un dito (della mano e del piede) del soggetto, tramite una pinza e rileva in modo non invasivo ed indolore la frequenza cardiaca. L’esame può essere eseguito da un medico oppure da un infermiere.

-L’EMOGASANALISI (EGA o EMOGAS): è un esame invasivo, che consiste nel prelievo di sangue arterioso tramite una siringa da 2,5 ml eparinata, di competenza medica o infermieristica. Tale prelievo permette di misurare le pressioni parziali dei gas arteriosi (sia ossigeno che anidride carbonica) ed il ph del sangue. Le zone più usate nell’adulto sono l’arteria radiale del polso, la femorale situata nell’inguine, mentre nel bambino l’arteria brachiale del braccio. I risultati si hanno rapidamente nell’arco di 10 m’ dall’esecuzione. Anche in questo caso il soggetto deve essere informato e deve essere collaborante per la buona riuscita dell’esame.

In tutte le patologie trattate sopra occorre ricordare che l’addestramento insieme all’ educazione, all’ informazione, al monitoraggio assicurano l’adesione del soggetto alla terapia e ne rafforzano l’autogestione, migliorandone la qualità di vita attraverso “un processo che aiuta le persone a scoprire ed usare la loro innata abilità ad acquisire la padronanza sulla malattia”.

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