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Centro, il Pd: «E’ in agonia. Chiudono i negozi e arriva il silenzio, poi il degrado»

GROSSETO – «Camminiamo per il centro storico di Grosseto. Ci sono problemi concreti, troppo evidenti per non essere visti e a cui, in qualche modo, si dovrebbe provvedere. Saracinesche dei negozi abbassate, vie e strade troppo spesso deserte» a parlare è il segretario del circolo Pd Pace, Stefano Rosini, che definisce il centro in agonia.

«Sono in tanti ad aver abbassato le serrande dei propri negozi – prosegue il segretario – La verità è che a morire, dietro quelle serrande chiuse, è il concetto di centro città. Non per il suo valore artistico e culturale, ma per quello commerciale, economico e sociale. Ciò che ancora una volta colpisce, tra le vie del centro è il silenzio. Un disarmante silenzio che attraversa vie e strade deserte, che entra nella pelle e nella testa. Ma anche e soprattutto un silenzio disarmante da chi dovrebbe o potrebbe fare qualcosa. Pensiamo davvero che sia possibile incentivare il commercio nel centro solo con gli 86mila euro utili per il progetto “Pop-up Lab”?»

«Il Pop Lab – sottolinea Rosini – potrebbe davvero far rivivere, ad esempio, lo storico Chalet, le attività come il Soho o l’”EX/ Rosso e vino” situate in piazza della Piazza della Palma oggi chiuse e, come si vede dalle foto, lasciate al degrado? Anche per lo stesso “Fuori Porta”, così combinato, la cura giusta è il Pop Lab? Nel progetto si parla di far rivivere i fondi sfitti del centro storico, prevedendo la possibilità di insediarsi gratuitamente, per tre mesi, all’interno dei fondi messi a disposizione dal proprietario grazie a precisi accordi con il Comune. Ma per riaprire queste attività servono soldi per le attrezzature e dopo 3 mesi l’impresa dovrà proseguire con le proprie finanze e se il rapporto con i proprietari non dovesse andare a buon fine, si richiuderà di nuovo».

«Da qualche anno è in voga, specialmente per quanto concerne il settore dell’abbigliamento, aprire temporary shop – dice Rosini – negozi che restano aperti per poco tempo, un mese o poco più, offrendo in genere sconti vantaggiosi sulla merce in vendita o articoli esclusivi. Ecco non ci sembra che Chalet, Soho, Fuoriporta ed EX siano attività idonee per un temporary shop. A chi ci dice che non abbiamo proposte , eccone alcune già sperimentate con successo in altre città: 1) Iniziamo a inserire nel bilancio comunale un pacchetto di aiuti che preveda contributi di anno in anno, a fondo perduto, sull’affitto calcolando il contributo a seconda dei metri quadri per tutti i tipi di attività e, in aggiunta a questo,
2)per le botteghe artistiche, per gli esercizi agroalimentari e per le attività familiari anche l’esonero dal pagamento di Tari e Tosap per almeno 3 anni. 3)Per i temporary shop dovrà essere riconosciuto esclusivamente un contributo “una tantum”. 4) Ulteriori sconti ,sulle tasse comunali, dovrebbero andare anche nel caso in cui si dimostri attenzione nei confronti della tutela dell’Ambiente»

«Questa, inizialmente – conclude il segretario – sembra una proposta tangibile, da affiancare al “Pop Lab”, su cui ripartire per un completo rilancio commerciale del nostro centro. Non aspettiamo, perché, quando le saracinesche si saranno abbassate, non ci sarà più nulla da fare, insieme ai negozi, alle loro peculiarità, ai commercianti che per tanto tempo hanno cercato di tenerlo vivo. Consiglio a tutti i grossetani di fare una passeggiata per le vie del centro poi contate, ad una ad una, le saracinesche chiuse: saranno in proporzione troppe rispetto a quelle rimaste aperte. Ascoltate il silenzio che regna incontrastato iniziamo a riflettere se questo è davvero il centro storico che vogliamo».

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