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Contro i gessi rossi nasce il “Supercomitato per il no”: «Fuori i gessi da Gavorrano»

GAVORRANO – Il comitato no gessi alla Vallina e il comitato difesa del Bruna si uniscono e danno vita al “Supercomitato” contro l’ipotesi di stoccaggio dei gessi rossi nelle cava del Comune di Gavorrano (nella foto Massimo Emiliani attuale presidente del comitato difesa del Bruna).

In occasione della presentazione della lista Movimento Gavorrano Bene Comune, aderendo ad un’iniziativa delle stessa lista i Comitati “Vallina” e “Bruna-Bartolina” hanno deciso di unire le loro forze. «L’obiettivo comune – si legge nella nota dei Comitati – è quello di scongiurare che Gavorrano, con lo stoccaggio dei gessi rossi, rinunci al suo futuro, accollandosi un grave rischio per la salute, l’ambiente, l’occupazione agricola e turistica, come confermato dai risultati dell’inchiesta parlamentare sui rifiuti in Toscana approvata lo scorso 28 febbraio.

«Sia la cava Valina sia la cava Bartolina presentano criticità di contatto con le falde. Inoltre la Vallina si trova in prossimità dei centri abitati, e la Bartolina in vicinanza di importanti aziende agricole. È in corso un procedimento alla Commissione Europea per la riclassificazione del biossido di Titanio come “possibile cancerogeno per inalazione”, e quindi non più “inerte”. Inoltre, l’inchiesta Parlamentare sulle Attività Illecite Rifiuti Regione Toscana riferisce che “è in fase di indagini un procedimento penale per traffico illecito di rifiuti relativo alla gestione dei gessi rossi” e che “gli esami effettuati hanno consentito di accertare che tale sostanza non è idonea come rifiuto al ripristino ambientale” e che “…è stata rilevata presenza superiore ai limiti di cromo, vanadio, cromo esavalente e metalli pesanti quali berillio, cobalto, cromo totale”».

«I Comitati congiuntamente chiedono alla politica di sospendere ogni processo autorizzativo dei gessi a Gavorrano, in attesa che la giustizia italiana faccia il suo corso, e che l’Unione Europea si pronunci sul biossido di titanio, e che vengano eseguiti, in contraddittorio, tutti i test sul rifiuto, compresi quelli di cessione per i 20 parametri di legge. Nel mentre, si apra un tavolo tra Regione, tutti i Comuni delle Colline Metallifere, oltre a quelli di Grosseto e Castiglione, che, stando a valle di Gavorrano, rischiano ugualmente di pagare la possibile contaminazione delle falde. Si valutino così soluzioni alternative al recupero ambientale, non più praticabile secondo la Commissione Parlamentare, insieme alle aziende del chimico, aziende di recupero e separazione rifiuti, Sindacati, Asl, Arpat, e Ministero Ambiente. Hanno preso la parola Massimo Emiliani per il Comitato Bruna, affermando come questo passo sia importante anche per Grosseto e Castiglione, e ringraziando la Scapin, quale unico candidato ad aver sin’ora preso una posizione chiara».

«E il candidato Maurizio Sani per il Comitato Vallina, sottolineando l’impegno di aderire a questa lista, perché è l’unica ad essersi espressa senza perplessità contro lo stoccaggio a Gavorrano. La scelta non è tra occupazione e disoccupazione industriale, ma tra un maggior costo di smaltimento e un fondato rischio per la salute e l’ambiente (e per l’occupazione agro-turistica). Non vogliamo la chiusura del Casone, ma soluzioni alternative al problema».

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