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Infermieri InForma: ecco gli interventi in favore delle persone fragili

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Torna la rubrica a cura dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Grosseto. Qui trovate tutte le altre puntate: www.ilgiunco.net/tag/infermieri-informa/

di dott.ssa Annalisa Raia

Grazie al miglioramento della qualità di vita e ai progressi in campo medico, nell’ultimo secolo si è assistito a un notevole aumento della speranza di vita alla nascita: se nei primi del ‘900 era  43 anni per entrambi i sessi, in Toscana nel 2012 siamo giunti a 80 anni per gli uomini e 85 per le donne.

In Toscana al 1 gennaio 2016 gli ultrasessantacinquenni erano circa 916.640, di cui 1.336 ultracentenari (in grande maggioranza donne: 1.129).

La maggior parte dei nostri anziani sono attivi e una risorsa per la società, molti però sono in condizioni di salute tali da richiedere cure e assistenza a vari livelli. Vediamo come il SSN (Sistema Sanitario Nazionale) può aiutare le persone fragili e le famiglie che li assistono.

Innanzitutto, è giusto sapere che le spese riguardanti le forniture e gli interventi sanitari per quanto concerne le RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) sono totalmente rimborsate dallo stesso Servizio Sanitario Nazionale. Tutto ciò che, invece, riguarda la cosiddetta retta ‘alberghiera’, ovvero il vitto, l’alloggio, pulizia e servizi inerenti queste categorie, sono interamente coperti e spettanti all’assistito, in base al suo reddito. Ne sono esenti alcuni casi particolari in cui interviene il comune, se il soggetto in questione è in una condizione economica particolare e nessun parente può intervenire in tal proposito.
Per stabilire cosa poter distribuire e come contribuire al sostegno economico degli assistiti, ogni Comune fa riferimento all’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), in base anche a quelle che sono le proprie disponibilità e le proprie risorse.

Quello che cambia sono i criteri con i quali vengono decisi gli importi. Dopo le variazioni applicate all’ISEE, adesso nel reddito si conteggia anche la pensione di invalidità e addirittura la prima casa, conteggiando la rendita catastale. Solo che così facendo, è più complicato ricevere rimborsi per quanto riguarda la retta ‘alberghiera’ e diversi assistiti hanno pensato di fare ricorso per ottenere un adeguamento delle condizioni. È stato in parte accolto per la maggior parte dei casi, in quanto si è ritenuto che l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità, pur facendo reddito, sono elementi da considerarsi esterni, o comunque aggiuntivi alla situazione economica di un individuo e che se intromessi nel calcolo dell’ISEE, la maggior parte degli assistiti non avrebbe modo di accedere ai più comuni rimborsi e alle più classiche agevolazioni fino a questo momento ricevute.

Ecco perché lo Stato ha tenuto conto di questa evenienza intervenendo in tal senso, ma non in una maniera chiara e specifica, così da portare gli assistiti ad essere trattati diversamente pur rientrando in comuni criteri di categorizzazione, e ad essere analizzati come ogni singolo caso con le dovute differenze.

Cosa che ha creato non pochi problemi agli assistiti e ai propri famigliari, che spesso e volentieri sostengono spese che potrebbero essere a carico dei comuni di appartenenza.

In caso non ci sia la possibilità di accedere ai rimborsi, l’assistito è tenuto a pagarsi tutte le spese necessarie al suo mantenimento. Se l’assistito non è in grado di adempiere in alcun modo a questi costi, vengono coinvolti i parenti fino al quarto grado di parentela.

Quest’ultimi sono esenti, in caso l’assistito manifesti una disabilità grave o una mancata autosufficienza. Diverso invece per gli alimenti, in quanto in qualsiasi caso i parenti sono tenuti a contribuire a prescindere dalle condizioni fisiche del proprio assistito.

Se l’anziano risulta essere invalido al 100%, lo Stato esenta da tutti i costi e i contributi sia l’assistito che i suoi familiari.

Inoltre sono previste delle agevolazioni in casi particolari come ad esempio i malati di Alzheimer. Difatti, sia l’assistito che i parenti non sono tenuti a versare alcuna quota per la retta alla RSA. È stato deciso così in quanto le condizioni inerenti l’assistito in queste circostanze sono state ritenute attribuibili alle attività prettamente sanitarie, e dunque di spettanza dello Stato.

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