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Via Almirante, Fratelli d’Italia: «Benini mente. E sulla “Difesa della razza” scrissero anche altri»

FOLLONICA – «Nel leggere la risposta del primo cittadino rimaniamo esterrefatti, non sapevamo che il riportare parti di processi e analisi storico-politiche fosse “arrampicarsi sugli specchi”». risponde Fratelli d’Italia che prosegue «abbiamo voluto denunciare quanto detto il 25 Aprile senza alcun scopo ideologico ma per la motivazione, certamente più alta, del perseguire sempre la verità storica dei fatti con onestà».

«Quell’onestà che speravamo di ritrovare tra le caratteristiche di un sindaco. Il quale dovrebbe essere così moralmente retto, nella sua figura di rappresentante della città, da non dover scadere nella menzogna per meri scopi elettorali – prosegue la nota -. Benini in chiaro delirio onirico infatti, continua a mentire sapendo di farlo e questo ci stupisce. Non vogliamo che diventi ammiratore accanito di Giorgio Almirante, ma che almeno sia fedele alla verità; principio questo, che dovrebbe conoscere bene, data la collaborazione passata con il settimanale Toscana Oggi».

«Come Fratelli d’Italia, e prima ancora come uomini e donne liberi da ogni preconcetto, abbiamo letto gli atti e, a differenza del sindaco, nel comunicato precedente abbiamo anche riportato gli stralci più importanti di tale processo – prosegue -. Si vede che Benini era troppo impegnato ad arruffianarsi certa sinistra, per finirlo di leggere. Inoltre, a dimostrazione della nostra buona fede, ci impegneremo personalmente ad inviare al Primo Cittadino una copia de L’Unità, datata 17 ottobre 1973, uscita subito dopo la fine del processo di Roma. Dove la stessa Unità è costretta a fare un passo indietro affermando che “II tribunale dice che i giornali denunciati non avrebbero provato che il bando fu redatto da Almirante. Ma in effetti ciò non doveva essere provato perché nessuno si è mai sognato di considerare l’attuale segretario missino tanto importante da avere questi poteri”».

«Ora tralasciando lo scherno che possiamo capire, essendo l’Unità un giornale di partito, vogliamo che si soffermi l’attenzione di tutti, anche del poco informato Sindaco, su tale dichiarazione. È lo stesso giornale a dire che mai si sarebbero sognati di additare Almirante come fucilatore. Ma andiamo a come Paolo Gambescia de l’Unità analizzò la sentenza “E veniamo al motivo per il quale i giudici hanno assolto i direttori responsabili della Unità e del Manifesto, Carlo Ricchìni e Luciana Castellina. I giudici hanno ritenuto che i giornali attribuendo ad Almirante la paternità non solo dell’ordine di diffusione del bando, ma anche la stesura stessa del bando (ma chi gli ha attribuito questa paternità?) siano incorsi per quanto riguarda quest’ultima circostanza, in un «errore scusabile e incolpevole» e per questo dovevano essere prosciolti da ogni addebito”».

«I giornalisti di allora erano forse scusati a causa di tale errore ma Benini a quarantacinque anni di distanza da tale sentenza non può esserlo. Per questo affermiamo che menta sapendo di mentire. Per quanto riguarda invece “La difesa della razza” non possiamo che dispiacerci di tali atti, ma vorremmo ricordare a Benini come molti furono gli autori che si adoperarono su tale rivista. Firme eccellenti come Fanfani e Spadolini, senza scordarsi di Gaetano Azzariti firmatario del “Manifesto della Razza” ma divenuto in seguito con un colpo di spugna collaboratore di Togliatti al Ministero di grazia e giustizia e in seguito presidente della corte costituzionale».

«Tali eccelsi personaggi non vogliono sicuramente essere nomi gettati a caso per proteggere la figura di Almirante anzi, ma sicuramente servono a far recepire al primo cittadino come non si possa essere faziosi e doppiopesisti anche nel perdonare o nel contestare errori a qualcuno, soprattutto se fatti in giovane età come affermato da Benini stesso. Bene noi dunque abbiamo dimostrato, forse più di Benini di essere preparati in merito e rimandiamo le sue accuse al mittente, studi bene lui, e si faccia aiutare non solo dall’Isgrec ma anche da qualche giurista, facendosi spiegare come non si sia mai svolto nella storia un processo, a carico di Almirante, per reati di sangue. Invieremo comunque al Sindaco tale copia de l’Unità come monito: per ricordargli il grande errore e la grande lacuna culturale che ad oggi si porta dietro. Mancanza culturale che lo ha portato a denigrare non solo un esponente politico come Giorgio Almirante, ma anche l’elettorato di centrodestra che Benini dovrebbe rappresentare in ogni caso». Conclude.

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