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Fratelli d’Italia: «Benini mente, Almirante non fu il mandante della strage di Niccioleta»

FOLLONICA – «Alla manifestazione del 25 Aprile abbiamo assistito al teatro dell’’assurdo, con il Primo cittadino che ha fatto finta di scordarsi come, con la fascia tricolore, si rappresenti la cittadinanza intera, e non una sola parte». L’intervento è di Fratelli d’Italia di Follonica.

«Il sindaco Benini infatti, in chiara ricerca di consensi, dato lo scontro creatosi all’’interno della propria maggioranza, ha visto bene di usare parole estreme e al limite del delirante con il mero scopo di ricercare consensi verso quei partiti di sinistra che dovrebbero andar a sostituire due delle tre liste odierne – prosegue la nota -. Così facendo il sindaco non ha fatto altro che scavare ancor di più un fossato tra il suo elettorato e quello di centrodestra, accontentando così quegli esponenti politici che sembra debbano imbarcarsi nell’’ipotetico Benini bis».

«Benini mente sapendo di mentire: Almirante non fu il mandante della strage di Niccioleta del 13 giugno 1944, e questo viene appurato nei vari processi per calunnia intentati dal leader missino a chi lo appellava come “fucilatore, massacratore, servo dei nazisti” di cui riportiamo lo stralcio preciso “Sta di fatto che gli imputati non hanno fornito alcuna prova che l’Almirante abbia firmato (e quindi sia l’autore) bandi prevedenti la pena di morte contro gli sbandati, né tale prova positiva è emersa durante tutto il dibattimento. Semmai può dirsi che talune risultanze istruttorie offrono la prova negativa: ossia che non fu Almirante a firmare il manifesto prodotto nel telegramma” (Processo di Roma)”. In altri processi, Reggio Emilia e Modena, Almirante perde le cause per calunnia perché avendo partecipato all’esperienza di Salò è comunque colpevole, per i giudici, delle stragi fatte da altri: “L’accusa di massacratore e torturatore di italiani coinvolge Almirante e nello stesso tempo lo trascende; Allude a tutti coloro che, avendo al lume della ragione operato una scelta, ritengono di potersi mettere in disparte in un mutato momento storico per allontanare sé e rigettare su altri la responsabilità di azioni pienamente accettate nel tentativo di apparire innocenti quindi credibili” dal processo di Modena”. È come se dopo l’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse si accusassero tutti gli appartenenti al partito comunista di allora di connivenza con gli assassini».

«Vogliamo ricordare a Benini, inoltre, come nel 1948 per accedere al Parlamento vi fossero non solo leggi costituzionali, ma anche speciali, che vietavano l’accesso a chi aveva determinate cariche durante il fascismo o avesse avuto determinate responsabilità – prosegue Fratelli d’Italia -, ma Almirante entrò in Parlamento e ci restò per ben dieci legislature e non verrà mai condannato per alcuna strage. Come Benini dovrebbe sapere infatti il reato di strage punito con l’’ergastolo non va in prescrizione, come mai dunque Benini lo apostrofa come firmatario di decine di fucilazioni? Pensa forse il sindaco di potersi innalzare al di sopra della magistratura, dei padri costituenti e della Costituzione stessa? Crede Benini di poter essere così all’’altezza da poter esser critico verso quelle scelte apportate nel dopoguerra che hanno garantito ad Almirante, e a molti altri, di vivere da uomo libero e di svolgere il suo ruolo in Parlamento e Europarlamento? Inoltre il presunto manifesto di Niccioleta non è stata la causa della strage. Datato 17 maggio 1944, intimava di deporre le armi entro la mezzanotte del 25 maggio, a cui in seguito sarebbe seguita la fucilazione. Ma la strage non avviene il 26 maggio, bensì il 13 giugno, come rappresaglia da parte dei tedeschi allo sbando e in costante ritirata, una settimana prima infatti era stata presa dagli Alleati Roma».

«Tutto questo per affermare, a gran voce, che anche il centrodestra ha diritto di esser rappresentato. Speriamo dunque che Benini si accorga dell’’errore compiuto, studi un po’ di storia e giurisprudenza e si adoperi per creare una vera pacificazione tra le parti evitando di usare il nostro elettorato, ed i propri eletti, come spauracchio antidemocratico. La vera intolleranza ad oggi la usa chi bolla come vergognosa una via ad un Parlamentare della Repubblica, e poi festeggia il 25 Aprile contornato da bandiere palestinesi, scordandosi come questa fosse alleata con Hitler durante la guerra e come ancora oggi, in quei territori, venga usata la svastica nelle manifestazioni anti-Israele. Accompagnato da quelle stesse sigle partitiche e associazionistiche che ogni festeggiamento della liberazione fischiano i rabbini di Roma e Milano e espellono dai cortei la Brigata Ebraica». Conclude.

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