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Via Almirante, torna la polemica in città con la mozione che vuole anche via Berlinguer

GROSSETO – Via Giorgio Almirante a Grosseto. È di nuovo polemica. Dopo la presentazione della mozione firmata da quattro capigruppo del centrodestra, Bruno Ceccherini (Fdi), Stefano Pannini (Lista Vivarelli Colonna), Francesca Pepi (Maremma Migliore, Elisabetta Ripani (Forza Italia), che ha come obiettivo quello di intestare una via a Almirante, una a Berlinguer e una alla Pacificazione nazionale, sui social e non solo si è riaperto il dibattito che già qualche mese fa aveva portato ad uno scontro tra favorevoli e contrari. Tra i firmatari della maggioranza manca il capogruppo della Lega Mario Lolini.

La mozione è datata 26 marzo e sarà discussa nella seduta del consiglio comunale di lunedì prossimo. A sollevare la questione per primo è stato Carlo De Martis, capogruppo della Lista Mascagni. «Lunedì prossimo – scrive De Martis sul suo profilo Facebook – il Consiglio comunale di Grosseto voterà la mozione, presentata dalla lista del Sindaco Vivarelli Colonna, da Fratelli d’Italia, da Maremma Migliore e da Forza Italia, per intitolare una strada a Giorgio Almirante, una ad Enrico Berlinguer ed un’altra alla ‘Pacificazione Nazionale’. Attendiamo la mozione per intitolare una strada a Totò Riina, una a Giovanni Falcone ed una alla ‘Pacificazione Siciliana’. Suggerimenti al Sindaco per nuove esilaranti toponomastiche?».

Ma sulla questione è intervenuta anche Daniela Castiglione, già candidata al consiglio comunale per il Movimento 5 Stelle. «No, a Grosseto – scrive la Castiglione – non può esservi spazio per il nome di Giorgio Almirante. In Maremma fu soprannominato il “manifesto della morte”, fece la sua comparsa nella primavera del 1944 nelle cittadine occupate dai nazifascisti e riportava l’ultimatum rivolto da Mussolini ai “ribelli” ed ai militari “sbandati” dopo l’8 settembre 1943 con una indicazione perentoria, ovvero “consegnatevi ai tedeschi o ai fascisti entro trenta giorni, oppure vi aspetta la fucilazione”».

«Quel manifesto non era firmato da un comando militare della RSI o da un presidio delle SS, era firmato da Giorgio Almirante, capo di gabinetto di Fernando Mezzasoma allora ministro della “Cultura Popolare” che curava la propaganda della Repubblica Sociale Italiana. Come cittadina, memore e grata per la riconquista della libertà figlia della Resistenza, sono fermamente convinta che una mozione simile non dovrebbe essere nemmeno discussa in una seduta del Consiglio Comunale. Nella toponomastica della città di Grosseto non può e non potrà esservi spazio per il nome di Giorgio Almirante».

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