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Mafia, sette avvisi di garanzia. Coinvolti commercialista e cancelliere del tribunale

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FIRENZE – Estorsioni, botte, minacce, incendi, intimidazioni e un diffuso clima di terrore imposto a Follonica, in taluni casi anche coi metodi della criminalità mafiosa, a imprenditori locali. Ora la Dda di Firenze, pm Giuseppina Mione, ha notificato la chiusura delle indagini, con contestuale avviso di garanzia, ad un commercialista di 58 anni, che si trova agli arresti domiciliari da un cugino a Porto Azzurro (Livorno), e a sei co-indagati, legati a Capuano sotto vari profili e accusati di reati diversi.

Il commercialista è indagato, anche in concorso, per estorsione, minacce, danneggiamento, incendio, lesioni, furto, corruzione, porto abusivo di pistola, ricettazione di steroidi. Gli altri indagati sono un catanese di 48 anni, che per questa inchiesta si trova in carcere a Sollicciano (Firenze) con le accuse di furto, lesioni, estorsione, e che gli inquirenti segnalano come soggetto già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso; un calabrese di 51 anni, indagato per estorsione a cui è contestata l’aggravante del metodo mafioso e che agli inquirenti risulta in rapporti con soggetti della ‘ndrangheta; un salernitano di 25 anni per lesioni personali; un grossetano di 37 anni per furto; un foggiano di 46 anni, al momento irreperibile, indagato per porto di pistola con matricola abrasa in concorso con Capuano; il cancelliere del tribunale di Grosseto, di 67 anni di Ragusa, accusato di corruzione con Capuano poiché avrebbe passato al commercialista informazioni riservate su cause di interesse, ottenendo l’assunzione della figlia e del genero.

L’inchiesta, articolata su più episodi criminali tra il 2012 e il 2015 accertati dai carabinieri e dalla guardia di finanza, è emersa nel 2017 con l’arresto del commercialista follonichese. L’uomo, dal suo studio di commercialista – così risulta alle indagini della Dda -, sarebbe il promotore di episodi vessatori contro imprenditori allo scopo di ottenere denaro. Vicende che in taluni casi culminarono in minacce (anche di morte), incendi, furti, estorsioni anche per importi ingenti finché dalle prime denunce non partirono le indagini.

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