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#tiromancino – Tirrenica, gessi rossi, inceneritore, turismo, sanità: tutti i nodi vengono al pettine

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Sarà una primavera turbolenta in Maremma. Perché si sovrapporranno diverse questioni ad oggi irrisolte, ma che reclamano decisioni ultimative. E com’è inevitabile che avvenga, tutto ciò finirà per sfrucugliare polemiche politiche in sovrapposizione alle elezioni amministrative d’inizio giugno, nei comuni di Monte Argentario, Magliano, Semproniano e Gavorrano.

Nemmeno il tempo di godersi la buona notizia dell’apertura della nuova galleria di Casal di Pari nel tratto centrale della Grosseto-Siena. Opera agognata che segna l’ennesima tappa intermedia nell’adeguamento di un’arteria salvifica per il destino della provincia di Grosseto. Perché faciliterà enormemente la mobilità di uomini e merci dalla Toscana centrale alla costa sud, e viceversa. E perché l’intersezione con il “corridoio tirrenico” – oramai una creatura mitologica – potrebbe dare forma a uno snodo logistico dalle prospettive interessanti. Contribuendo all’emancipazione economica di un territorio oggi marginale quasi quanto lo era prima dell’avvento dei Lorena. A patto, naturalmente, che la quattro corsie serva ad attrarre a Grosseto oltre che a lasciarla.

Nel mentre che qualche mente brillante risolva il rebus relativo alla data di conclusione della E78 strada dei “Due Mari”, sui destini della Maremma incombono altre vicissitudini.

Una delle quali è la destinazione dei cosiddetti “gessi rossi” prodotti dall’impianto scarlinese di Venator (ex Huntsman Tioxide) come residuo di lavorazione del biossido di titanio. A forza di traccheggiare, la discarica di Montioni, che ha ottimamente assolto al proprio compito, è oramai prossima all’esaurimento, ma ancora non è stato deciso se gli scarti del ciclo produttivo andranno a riempire la cava della Vallina o quella della Bartolina. Sono mesi che tutti fanno finta di niente e si rimpallano le responsabilità, ma a giugno a Gavorrano si vota. Fino ad oggi hanno avuto buon gioco gli scienziati dello sviluppo senza industria, salvo il fatto che nelle prossime settimane il gioco si farà duro. E nella sostanza si dovrà decidere se aprire la guerra con Venator o trovare un ragionevole compromesso senza rinunciare alla tutela ambientale. L’alternativa è che prevalga l’idea folle che in fondo si può vivere anche senza l’area industriale del Casone. Trasformandola magari in una Disneyland dell’agriturismo. In fondo la vera partita che sarà giocata. Ma a questo giro rinviare la decisione per l’ennesima volta non sarà una buona scelta. Tanto più che, all’incirca nello stesso periodo, si dovrebbe sapere che fine farà l’impianto d’incenerimento di Scarlino Energia e con esso i 60 dipendenti della società. Altro tormentone pluriennale che riemerge e s’inabissa a seconda dei cicli politici.

La primavera ci dirà qualcosa di più anche su che stagione turistica sarà. Perché se il 2017 è stato un anno positivo per tutta Italia – con un incremento delle presenze che a dicembre scorso il Centro studi turistici di Firenze prevedeva a consuntivo sarebbe stato +4,2% – rispetto allo scorso anno per la provincia di Grosseto ancora non ci sono dati definitivi. Pochi giorni fa, però, l’assessore al turismo del comune di Follonica ha detto che al netto di una decina di strutture turistiche che non hanno ancora comunicato i propri dati (come è possibile?), lo scorso anno nel golfo ci sono state 570.000 presenze ufficiali a fronte delle 580.000 del 2016. Ora, anche tenendo conto che mancano all’appello dei numeri, questo significa che il 2017, almeno a Follonica, sarebbe stato in netta controtendenza con il positivo dato nazionale. La qual cosa non è esattamente una bella notizia per l’intera provincia, considerato che Follonica è una delle sue punte di diamante. E considerato che la scorsa estate gl’incendi hanno fatto da deterrente ad arrivare in Maremma, la preoccupazione è più che legittima. Anche in vista di una pur cauta previsione sull’andamento turistico di quest’anno. Naturalmente salvo il contrario. Il che sarebbe consolatorio e molto beneaccetto.

A questo punto dell’anno, mese più mese meno, si dovrebbe anche sapere che fine ha fatto l’adeguamento dell’Aurelia da Rosignano ad Ansedonia, e l’autostrada da Ansedonia a Tarquinia. L’impegno, come sempre scritto sull’acqua, era che il nodo sarebbe stato sciolto entro febbraio con la destinazione delle risorse necessarie. Ad oggi non è dato sapere niente, ma sarebbe opportuno qualcosa di semi-definitivo venisse fuori. Anche perché aspettare la chimera del nuovo governo procrastinerebbe un’agonia quarantennale, ma soprattutto costituirebbe l’alibi perfetto per ricominciare da capo una discussione surreale. Per cui non c’è migliore condizione per sbloccare la situazione che un blitz portato a compimento in assenza di governo del Paese.

Infine, è probabile che entro fine primavera deflagri in provincia la guerra della sanità. Le avvisaglie sono lampanti, non c’è bisogno d’esser il mago dell’Accesa per capirlo. Ognuno tirerà l’acqua al suo mulino. E già s’annuncia uno scontro fra titani: da una parte gli alfieri del ritorno ai “reparti” ospedalieri al Misericordia, dall’altra i tutori dei “piccoli ospedali” periferici, compreso l’inutilissimo ospedale omeopatico di Pitigliano. Entrambi coalizzati contro la Regione, ovviamente matrigna, che però ha all’anima una gestione approssimativa dell’accorpamento per Aree vaste. Con figli, figliastri e figli illegittimi. Una grande baraonda che proseguirà con alterne vicende fino al 2020, in una caccia spietata alle sacche di consenso “sanitario” più redditizie.

Sarà una primavera all’insega dell’instabilità. Speriamo solo non segua un’altra estate incendiaria.

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