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«Non lavorate a Pasqua e Pasquetta». La Cisl: «No al lavoro festivo nei supermercati»

Katiuscia Biliotti, della segreteria di Cisl Grosseto, ripercorre le tappe della liberalizzazione delle aperture e ribadisce: “Dobbiamo fare una battaglia culturale, perché il lavoro precario, sottopagato, imposto è una nuova forma di schiavitù”

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GROSSETO – “Il lavoro festivo non può essere imposto”. Spiega così Katiuscia Biliotti, della segreteria Cisl Grosseto, la decisione presa dalle organizzazioni sindacali di proclamare uno sciopero regionale dei lavoratori della grande distribuzione. “Abbiamo l”obiettivo – aggiunge – di tutelare tutti quei dipendenti che si rifiuteranno di lavorare nei giorni di Pasqua e Pasquetta. Il commercio non è un servizio essenziale e non può essere equiparato, come spesso viene fatto, ai settori della sanità pubblica o della sicurezza”.

La liberalizzazione delle attività commerciali risale al 1998, quando con il decreto Bersani per la prima volta si autorizzarono le aperture domenicali e festive. La norma prevedeva, inoltre, che nei comuni a prevalenza turistica gli esercenti potessero determinare liberamente gli orari di apertura e chiusura dell’esercizio fino a un massimo di tredici ore giornaliere. Da quel momento tutti i comuni sono diventati ‘turistici’, grazie ad ipocrite autocertificazioni, perché non erano previste verifiche o controlli. Con il decreto Salva Italia di Monti, nel 2011, si è poi liberalizzato tutto il settore, dagli orari alle superfici di vendita, creando una concorrenza spietata tra le aziende a suon di promozioni e orari prolungati.
“C’è da chiedersi però – continua Biliotti – se questa capacità di spesa delle famiglie è reale e se è davvero necessario aprire 365 giorni all’anno. I dati sembrano dire il contrario ed è evidente che l’apertura domenicale e festiva non è solo una risposta alla crisi, ma un sistema che ha permesso fino ad oggi di consolidare il predominio della grande distribuzione sul mercato al dettaglio, senza portare nemmeno a un aumento di posti di lavoro. Nella grande distribuzione la precarizzazione è divenuta normalità e questo non è lavoro, ma una vera e propria emergenza sociale e una forma di schiavitù”.
Quello che serve adesso è una battaglia culturale per recuperare un sistema legislativo che assegni nuovamente a queste giornate l’importante ruolo di riposo psicofisico per i lavoratori, salvo casi eccezionali e ben circoscritti previsti e definiti dalla legge. Il lavoro ad ogni costo non è dignitoso ma anzi controproducente. “Dobbiamo ribadire la dignità e la centralità della persona – conclude Biliotti – con i suoi bisogni anche personali e familiari. Dal 2005 Fisascat Cisl Grosseto lavora su questo tema ma troppe volte si è trovata sola ai tavoli di concertazione con i Comuni della provincia per la regolamentazione dei giorni di apertura. Purtroppo nessuna amministrazione, di nessun colore, ci è venuta incontro perché è più facile nascondersi dietro al miraggio della libertà di scelta. Adesso è giunto il momento di prendersi delle responsabilità”.

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