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Licenziamenti al porto, sciopero a Pasqua: i lavoratori dormiranno in tenda fotogallery

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GROSSETO –  «I quattro licenziamenti comunicati per raccomandata ai dipendenti delle società riconducibili al Marina di Scarlino non potevano non avere conseguenze. Per questo abbiamo deciso di organizzare un picchetto sindacale permanente presso il porto, e nella giornata di Pasqua, domenica 1° aprile, di proclamare una giornata di sciopero di tutte le maestranze». Così si legge nella nota della Cgil, firmata dai rappresentanti delle categorie Filcams e Fiom Massimiliano Stacchini e Furio Santini.

«Picchetto – aggiungono i due sindacalisti – significa che gli operai non si limiteranno a presidiare il porto in modo simbolico, ma dormiranno lì a dimostrazione di quanto ritengono importante questa vicenda. Da parte nostra, come Cgil, non solo abbiamo incaricato gli avvocati di verificare ogni dettaglio relativo ai quattro licenziamenti, ma anche di andare a ritroso nel tempo per controllare tutti i rapporti di lavoro precedenti».

«Naturalmente il giorno di Pasqua non è una scelta casuale. In questi giorni parte di fatto la stagione turistica e il porto di Scarlino girerà a pieno regime, quindi sarà il momento migliore per far conoscere le nostre ragioni ai frequentatori dell’infrastruttura. E avere modo di spiegare che nei confronti dei lavoratori la proprietà, cioè il gruppo guidato da Salvatore Ferragamo, ha un atteggiamento da “padrone delle ferriere” di ottocentesca memoria. E che questo avviene nonostante il porto stia andando a gonfie vele e non ci siano difficoltà economiche e gestionali».

«A questo proposito la Cgil ritiene la vicenda di Scarlino un simbolo dell’imbarbarimento delle elazioni sindacali e umane nei luoghi di lavoro, motivo per cui abbiamo chiesto l’intervento della Regione Toscana. Ecco perché ci aspettiamo che i neoeletti parlamentari e senatori Orlandi (M5S), Ferri (Pd), Lolini (Lega), Ripani e Berardi (Fi), prendano una posizione precisa su questo brutto episodio. Nessuno che abbia ruoli pubblici, infatti, può sentirsi legittimato a chiamarsene fuori».

 

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