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Inceneritore, l’allarme dei sindacati: «È finita la cassa integrazione»

SCARLINO – “Gli amministratori non sono credibili, dividono i lavoratori tra quelli di serie A e quelli di serie B, tra cui rientrano quelli di Scarlino Energia” così i sindacati del comparto chimico, Filctem Cgil, Femca Cisl, Uitec e Cisal, insieme alle RSU di Scarlino Energia, attaccano i capigruppo di maggioranza del Comune di Follonica in merito alla mozione di solidarietà ai lavoratori sottoposta al Consiglio Comunale della città del Golfo.

“Ancora una volta – scrivono i sindacati – ci corre l’obbligo di manifestare la nostra contrarietà avverso determinate affermazioni che, in maniera strumentale i nostri amministratori pubblicizzano a mezzo stampa facendo disinformazione e discriminando il lavoro e i lavoratori che da anni, vivono in difficoltà.
L’inceneritore di Scarlino, impianto inserito nel piano strutturale nazionale del ciclo integrato dei rifiuti che, sin dal suo primo avviamento ha incontrato grandi difficoltà, spesso montate ad arte e/o grazie a leggerezze durante la stesura di atti incompleti nella concessione delle autorizzazioni. Nel tempo ha subito sospensive, ricorsi, fermate obbligatorie che hanno costretto i lavoratori impiegati a forzati periodi di inattività, compensati da CigO, CigS e/o solidarietà, strumenti questi che hanno grande costo per la collettività e coprono il 60% della retribuzione, sufficiente solo per pagare tasse e bollette, ma bisognerebbe anche mangiare! oggi rischiano il licenziamento poiché gli ammortizzatori sociali sono finiti”

“Gli Amministratori – prosegue la nota sindacale – che in questi anni, a nostro avviso schierati in maniera pregiudiziale contro questo impianto, a oggi continuano a dare informazioni non vere, sanno benissimo che le promesse di ricollocazione dei 50 dipendenti di Scarlino Energia sono state, da loro, sempre disattese e che gli ammortizzatori sociali sono finiti. Gli amministratori sanno benissimo che i dati ASL, ARPAT, Studi Universitari ecc. hanno dato pareri e conferme di compatibilità ambientale non inferiori ad altre attività, e rientrano ampiamente nei parametri legislativi”.

“Nonostante questo – attaccano i sindacati – continua lo sperpero di denaro pubblico per ricorsi contro le procedure, le altre istituzioni pubbliche (regione, ASL ARPAT, Università ecc.) ergendosi a paladini della salute e dell’ambiente, solo contro questo impianto e i suoi lavoratori, mettendo ampiamente in secondo piano tutta un’altra serie di problematiche che da anni affliggono il nostro territorio e che, troppo spesso, vengono ignorate, in quanto ritenute di minor impatto per l’opinione pubblica. Governare un territorio dovrebbe presupporre un trattamento equanime nell’affrontare qualsiasi tipo di crisi o problema. Il farsi carico della vita di tutti i cittadini, evitando la classificazione in lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, renderebbe ogni promessa di interessamento o solidarietà un po’ più credibile”.

“Legittimo muoversi e sostenere i lavoratori coinvolti nei licenziamenti del settore turistico, ultima vicenda riguardante il Porto di Scarlino – sottolinea la nota – troppo spesso “schiavizzati” in un sistema che, di sicuro, non consente di vivere per 12 mesi l’anno. Sarebbe stato doveroso riservare lo stesso riguardo per chi un lavoro “buono” lo aveva e adesso si trova a combattere da solo per poter sopravvivere con le proprie famiglie in maniera dignitosa. Sarebbe anche ora di riflettere sulla peso che hanno i posti di lavoro nel turismo e i posti di lavoro nell’industria in termini di economia e ricchezza di un territorio”.

“Da parte nostra – concludono le categorie dei chimici – vogliamo salvaguardare con la stessa determinazione tutti i posti di lavoro siano questi del settore turistico, siano questi del settore industriale perché è chiaro che senza l’industria compatibile non può esistere economia, non può esistere un futuro e di conseguenza nessun ambiente da difendere. Il lavoro va difeso tutto, soprattutto quello di qualità”.

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