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Fanghi di Talamone, PCI: «Le analisi sull’inquinamento le deve fare il Comune, non i privati»

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ORBETELLO – «Visti gli ultimi articoli sui fanghi di Talamone, il PCI si schiera con le associazioni ambientaliste e al M5S di Orbetello». Afferma il Coordinamento del PCI di Orbetello. «Siamo piuttosto stupiti di come un ente pubblico come l’Arpat risponde alla lettera delle associazioni WWF ed Italia nostra».

«Un ente pubblico deve dare risposte chiare, attraverso i propri documenti e analisi – prosegue la nota -. Le ipotesi senza una documentazione, sono e restano solo parole al vento. L’Arpat nella risposta, sembra non aver centrato il punto della discussione e delle richieste. Forse perché la documentazione non è chiara per dare le sufficienti informazioni? Ad esempio l’ente asserisce che l’inquinamento da zinco è molto debole e proviene dalle barche in stazionamento, ma allora questo valore è simili o uguale ad ogni porto Italiano? In termini di inquinamento cosa comporta alla flora e alla fauna marina? Quali le conseguenze per l’uomo? Esistono dati scientifici e analisi per capire se questo inquinamento è in crescita o è rimasto invariato negli anni? La società Hera scrive nelle sue analisi, che il valore é molto alto. Ora se il valore è molto alto e nel disegno della documentazione viene con un segno delimitata la zona con la dicitura materiale da conferire in discarica, il materiale inquinato come viene conferito e classificato in discarica?».

«Inoltre nella zona contrassegnata non ci sono gruppi di barche da far pensare a così elevate percentuali di inquinanti – continua il PCI -. Se escludiamo un lato del pontile con le barche il resto dell’area portuale non giustifica tale inquinamento, considerando anche che la zona segnata è molto circoscritta. Seconda affermazione ed è che L’Arpat asserisce che il sedimento si colloca sul fondale con uno spessore di 1 cm l’anno e di seguito dice che essendoci comunque inquinamento (e qui ammette che c’è ) da cause risalenti a 50 anni fa. Ci vuole maggiore attenzione rispetto ai sedimenti di piombo e rame (che sono probabilmente i componenti delle antivegetative), soprattutto considerando che nelle zone interessate non vi sono industrie e quindi con cognizione di causa potremmo affermare che molto probabilmente vi è una lavorazione in loco. Infine, viene affermato che il Comune ha fatto eseguire a dicembre 2017 ulteriori analisi e carotaggi. Quindi, esisterà una determina ed una fattura, perché se così non fosse sarebbe impossibile avere una documentazione utile per le adeguate informazioni».

«Inoltre, il Comune avrebbe dovuto far eseguire le contro analisi, invece queste sono state eseguite dalla Soc. Hera dietro ordine del consorzio, dopodiché quei valori sono stati adottati. Ma può un’amministrazione adottare le analisi di un privato facendo fare le contro analisi alla stessa società che ha effettuato le prime? Nulla da eccepire sul lavoro della società di analisi che ha correttamente riportato l’anomalia, ma abbiamo da eccepire sulle modalità con cui il Comune si affidi ad un privato a costi comunque importanti. Sono stati impiegati 750 mila euro di soldi pubblici e che a maggior ragione bisognerebbe controllare lo status delle concessioni in materia di spazi occupati in mare ed in terra, perché l’uso di soldi pubblici richiede un’assoluta trasparenza sempre e comunque. Noi non siamo contrari all’opera, ma vogliamo che il tutto si svolga nella piena trasparenza. Vogliamo capire se quei fanghi sono inquinati possono andare in discarica o possono comunque essere conferiti a Piombino? perché con l’inquinamento e la salute della gente non si scherza, ed il sindaco dovrebbe essere il primo a tutelare la salute dei suoi cittadini. Noi del nuovo PCI chiediamo all’amministrazione comunale di verificare attentamente le nostre riflessioni e di informare sulla situazione vigilando in tutela dell’ambiente e sulla salute dei cittadini. Magari richiedendo un analisi accurata sulla flora e fauna marina». Conclude la nota.

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