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Crisi MediaWorld, Cgil: «Errori nella gestione dei negozi, gestione antiquata. E ci rimettono i lavoratori»

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GROSSETO – «La crisi del negozio MediaWorld di Grosseto, come in tutta Italia, viene da lontano ed è dovuta alle inadempienze della società proprietaria Mediamarket che non ha investito nella modalità di vendita multicanale (omnichannel), come avrebbe dovuto fare a seguito di un accordo sulla ristrutturazione firmato col sindacato. Rimanendo ancorata a un vecchio modello di vendita oggi rifiutato dai consumatori. A pagare le conseguenze dell’incapacità del management aziendale sono oggi i lavoratori di Grosseto e Milano, ma presto ne arriveranno altri». È il giudizio durissimo espresso dalla segreteria della Filcams Cgil sulla vertenza per tutelare i dipendenti del negozio MediaWorld dell’Aurelia Antica, alla vigilia dello sciopero nazionale di sabato 3 marzo che vedrà l’adesione di tutti i lavoratori del punto vendita grossetano.

«Ad andare in crisi – spiegano il segretario Massimiliano Stacchini e la funzionaria Eleonora Bucci – è andata la strategia di business nel settore dell’elettronica di consumo, ma anche in molti altri. Oggi gli store di vecchia concezione non attirano più la clientela, che viceversa si sta orientando verso i negozi/showroom integrato con il web dove testare e vedere i prodotti dal vivo, e poi acquistarli online per spuntare prezzi più bassi facendoseli consegnare comodamente a casa da un corriere. Magari utilizzando il negozio per riconsegnare un prodotto acquistato online, danneggiato o che risulta sgradito, e lì ordinarne o acquistarne uno diverso. Quella della multicanalità (omnichannel negli Usa) è una tendenza che, volenti o nolenti, si sta pian piano affermando, e rispetto alla quale bisogna agire con tempestività.

Tre anni fa Mediamarket, proprietaria della catena MediaWorld, dichiarò lo stato di crisi con l’esubero di 1000 dipendenti. Dopo una faticosa trattativa il sindacato firmò un accordo che riduceva gli esuberi a 130 persone, ma impegnava l’azienda a investire sulla modalità di vendita multicanale, a rivedere l’organizzazione del lavoro e le politiche di gestione delle vendite online. Poi a luglio 2017, già inadempiente, Mediamarket si è volatilizzata per ricomparire a febbraio di quest’anno e dirci che l’anno scorso hanno perso 17 milioni e quindi dovevano chiudere il negozio di Grosseto e Milano stazione centrale.

Con la stessa modalità, in questi giorni, ni negozi MediaWorld di tutta Italia stanno facendo pressione sui dipendenti e stanno ritardando la predisposizione dei turni di lavoro per impedirgli di partecipare allo sciopero di sabato prossimo. Un atteggiamento inaccettabile e vessatorio, che ci sta riportando indietro negli anni e che la Cgil combatterà in ogni modo. Non possiamo accettare che in 40 giorni si imponga ai lavoratori un cambio radicale di prospettiva di vita, chiedendogli di trasferirsi in altre città».

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