MediaWorld, accuse tra sindacati: «Accordo separato per interessi personali». Rosica: «Nessun vantaggio per me»

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GROSSETO – È guerra interna tra i dipendenti di MediaWorld. L’accordo che sarebbe stato firmato nei giorni scorsi tra il rappresentante Uil e la proprietà ha creato una spaccatura anche all’interno dei sindacati. Una lettera è stata inviata da alcuni dipendenti alle segreterie nazionali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil per mettere al corrente i vertici del sindacato.

Nella lettera, che è stata condivisa anche sui gruppi dei lavoratori MediaWorld si attacca frontalmente Stefano Rosica, delegato Uil: «Il segretario territoriale Uiltucs nonché dipendente distaccato di Mediaworld Grosseto Stefano Rosica si è reso protagonista di un accordo unilaterale, per motivi apparentemente di interesse personale, suoi e della compagna, ha firmato senza il consenso né delle altre due sigle sindacali Cgil e Cisl, né dei lavoratori, tantomeno con l’approvazione di due delle tre Rsa Uiltucs E Cgil. Tale accordo, fortemente voluto dall’azienda, e con la partecipazione di Confcommercio, pone delle condizioni inaccettabili ai lavoratori. Riteniamo che, nell’ambito di una trattativa nazionale, questa iniziativa sia del tutto inammissibile. A nome di tutti i lavoratori di Mediaworld Grosseto ci dissociamo da tale accordo. Sono state informate le segreterie nazionali dell’accaduto e si sta tentando di riportare la trattativa nell’ambito unitario e nazionale».

Ma Rosica non ci sta e respinge le accuse «Non ci sono interessi personali, né per me né per mia moglie, io perderò il distaccamento e lei, dopo 20 anni, resterà senza lavoro esattamente come tutti gli altri lavoratori – precisa – senza alcuna buonuscita. Quando siamo andati all’incontro con Luca Guida delle risorse umane, gli altri sindacati, nonostante l’appuntamento, non si sono presentati, ed io ho deciso di sottoscrivere solo, e sottolineo solo, i punti 3 e 4 tra tutti quelli presentati».

Al punto 3 si prevede che entro il 28 febbraio i dipendenti interessati al trasferimento possano fare richiesta per un certo numero di sedi preferenziali (tre per la precisione) mentre il punto 4 prevede una buonuscita di circa un migliaio di euro per chi non accetterà il trasferimento. «La proprietà ha chiaramente detto che, se non si troverà l’accordo, semplicemente manderanno delle raccomandate con le nuove destinazioni, e chi non accetterà verrà licenziato: insomma trasferimenti coatti, e i dipendenti perderanno la disoccupazione; ho cercato di dare una possibilità a chi vuole essere trasferito: una rete di salvataggio. Quel che ho firmato comunque non è un accordo, ma la notifica dell’iter che vuole seguire l’azienda: non ci sono accordi da offrire e dunque questo si riferisce solo alle agevolazione per i trasferimenti. Per il resto ciascuno deciderà autonomamente. C’è già uno sciopero indetto per il 3 marzo prossimo, e il resto dei punti sono ancora tutti da definire. Quella firma non è certo vincolante, anche perché che senso logico avrebbe avuto altrimenti? Tutti vogliamo combattere per il nostro posto di lavoro, o per una buonuscita più alta, la posizione mia e della mia compagna non è differente da quella degli altri lavoratori».

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