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#tiromancino: salviamoci la pelle! Perché i veri posti di lavoro arrivano dall’industria, anche in Maremma

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Ricominciare dal manifatturiero. Sarebbe bello. Perché sperare di rianimare l’agonizzante economia grossetana a forza di aperture di fast food in franchising sembra pretenzioso. E forse tornare ai fondamentali, alle cose “fatte con le mani”, per quanto qui in Maremma la cultura industriale sia merce rara, potrebbe significare ricominciare a creare nuovi veri e più stabili posti di lavoro. Chissà.

A riaccendere una fiammella tremula di speranza, in questo senso, la notizia recente dell’avvio imminente di una nuova scommessa imprenditoriale nel settore manifatturiero dell’alta sartoria maschile. Si tratta di un progetto da sei milioni di euro promosso da Gianni Caso, imprenditore grossetano che ha un know how specifico nella sartoria e camiceria su misura – suo l’opificio GiammjLab – che insieme ad altri tre soci ha rilevato dalla multinazionale Survitec una porzione di 4.1000 metri quadrati nell’edificio ex Eurovinil di via Genova. Sito produttivo dal forte valore simbolico, identificato con il periodo aureo del manifatturiero cittadino nella memoria storica dei grossetani. Progetto che a pieno regime dovrebbe dare lavoro a 50 persone e che oltretutto guarda all’export. In questo caso potenziale simbolo della riscossa del manifatturiero maremmano.

Facendo un passo indietro, la strada per la rinascita della manifattura in provincia di Grosseto appare comunque in salita. Nel rapporto dell’ottobre 2016 dedicato all’«Andamento dei principali indicatori economici 2016 e 2017
per le province di Grosseto e Livorno», sulla base dell’elaborazione dei dati Prometeia il centro studi e ricerche della Camera di commercio prevedeva per il 2017 un valore aggiunto del settore industriale in provincia di Grosseto di appena il 9,9%, rispetto a una media toscana del 20,7%. A fronte di un peso abnorme dei servizi al 78,5% (Toscana 73,32%), con l’agricoltura al 6,4% (2,1%) e le costruzioni al 5,2% (4,0%). Guardando alla consistenza del valore aggiunto totale nel 2016 questo era di 4.864,9 milioni. Di cui 495,4 riconducibili all’industria, 258,9 alle costruzioni, 314,4 all’agricoltura e 3.796,1 ai servizi.

Insomma, perché incaponirsi con il manifatturiero se la vocazione produttiva del territorio sembra andare in un’altra direzione? Per più motivi. Intanto perché la manifattura, che si tratti di industria, artigianato o costruzioni, porta lavoro buono: generalmente stabile e a tempo indeterminato, con contratti collettivi nazionali e livelli retributivi più elevati. Poi perché di solito all’industria si associano ricerca e innovazione tecnologica, così come in generale una maggiore propensione all’export. Ma anche perché in Maremma l’industria è confinata in una riserva indiana più per mancanza di coraggio, che per una scelta consapevole. E perché il comparto agroindustriale avrebbe una prateria di fronte a sé, solo che si riuscissero finalmente a chiudere alcune filiere con l’anello mancanti della trasformazione dei prodotti della terra e con quello della logistica. Infine, perché i territori più dinamici e ricchi in termini socio economici sono notoriamente quelli che sviluppano un mix equilibrato fra più vocazioni produttive, con il manifatturiero che incide almeno per un 15-18% sul prodotto interno lordo. Non è un caso che la Toscana centrale, dove il manifatturiero arriva anche al 25%, sia l’area regionale che ha meglio resistito alla crisi, con una reattività nel cogliere le opportunità della ripresa di gran lunga più pronunciata della Toscana costiera, da nord a sud. Dove prevale quasi una monocultura produttiva. Per lo più legata al turismo.

Eppure fare impresa nel settore manifatturiero porta soddisfazioni anche in un ambiente “ostile” come Grosseto città, dove esistono realtà piccole e medie per lo più ignorate e sottovalutate. Una di queste è Zad Italy (Zone of absolute design), piccolo produttore di arredamento di qualità, caratterizzato da un design molto originale e da un materiale unico: la resina ipossidica chiamata Adamantx®. Azienda che produce a Grosseto in via Cere, e vende per oltre il 90% in Italia e all’estero, tavoli, scrivanie, librerie, sedie, lampade, divani e molti altri elementi d’arredo, avvalendosi della collaborazione di una sessantina fra designers e architetti sparsi in giro per l’Italia. Oppure la Elmu srl, azienda meccanica che ha sede in via Giordania, specializzata in progettazione, tornitura e fresatura di componentistica metallica, con una divisione che ha sede in Nuova Zelanda – Elmu Machining Limited – dedicata al mondo racing delle imbarcazioni a vela. Ma anche la Tecnoseal di via Genova, leader mondiale nella produzione di “anodi sacrificali” per la protezione catodica nel settore della nautica da diporto, navale, applicazioni off-shore e industriali. Anodi in lega di zinco, alluminio ed in magnesio realizzati nei forni fusori a due passi proprio dall’ex Eurovinil. Ma anche realtà come Noxerior srl, che realizza apparati per la produzione di ossigeno e azoto dagli utilizzi molteplici, che vengono esportati in ogni parte del mondo. O come Eurosider, che oltre a produrre lo stesso tipo di generatori di gas tecnici, si è specializzata nelle applicazioni dell’azoto ai sistemi di verniciatura industriale e alla conservazione dei prodotti agricoli. Piuttosto che la Tech Path, che idea e progetta caschi e prodotti per la protezione individuale, collaborando con le più importanti aziende mondiali del settore. Partendo da analisi di mercato, design, modellazione 3D e stampi, per arrivare alla ricerca di nuovi materiali e tecnologie, grafiche, packaging, cataloghi, pubblicità e stand per fiere.

Insomma, il manifatturiero può avere un futuro anche in Maremma. Bisognerebbe crederci un po’ di più, smettere di essere ostaggio dei ricatti para-ambientalisti, e soprattutto fare da sponda a chi ha idee e voglia di provarci. Anche perché nell’industria e affini ci sarà sempre bisogno di uomini e donne, insostituibili anche là dove automazione e informatizzazione dei processi produttivi sono spinti. Visto che oramai anche i supermercati stanno per fare a meno delle cassiere, ultimo baluardo del lavoro manuale nella grande distribuzione organizzata. Basta guardare quel che sta combinando Amazon, che pochi giorni fa ha aperto a Seattle “Amazon Go”. Il primo supermercato senza fila alle casse, perché le casse non ci sono proprio. Un sogno che potrebbe dar vita all’incubo distopicoa di un futuro che potrà fare a meno del lavoro degli esseri umani.

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