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I Nocchianelli, antichi vitigni autoctoni di Pitigliano e Sorano inseriti nel registro nazionale delle varietà di vite

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PITIGLIANO – Finalmente si possono coltivare. A 40 anni dalla loro riscoperta, il Nocchianello bianco e il Nocchianello nero, appartenenti a una famiglia di antiche varietà di vitigni autoctoni dell’area di Pitigliano e Sorano a rischio scomparsa, sono stati inseriti nel registro nazionale delle varietà di vite. A questo punto rientrano a pieno diritto tra i vitigni riconosciuti e autorizzati dal Ministero. Un traguardo importante per tutta l’area del tufo e per le aziende vitivinicole del territorio, che potranno inserire queste varietà in etichetta.

Coltivati fino alla fine dell’800 nelle campagne di Pitigliano e Sorano, i vitigni di Nocchianello quasi scompaiono da tutta l’area del Tufo nel secolo successivo, fino a che, nel 1979, parte un progetto di recupero e salvaguardia portato avanti dalla Cantina Cooperativa di Pitigliano, presieduta all’epoca da Stefano Formiconi, con il sostegno della Cassa Rurale di Pitigliano, la collaborazione del professor Giancarlo Scalabrelli dell’Università di Pisa e del CRAI di Arezzo.

La coltivazione della vite nell’area del Tufo risale alla civiltà etrusca e non ha subito cambiamenti sostanziali fino alla fine dell’800. Fonti storiche, come l’inchiesta agraria parlamentare del 1883 sulle condizioni della classe agricola, testimoniano l’importanza dei Nocchianelli, per la qualità delle uve, sia rosse che bianche, e per l’estensione della coltivazione, nei territori di Sorano e Pitigliano. Parliamo quindi di un legame forte e duraturo di questi vitigni con il territorio. Un legame che ad un certo punto si  interrompe: l’invasione di Fillossera a fine ‘800 danneggia i vitigni locali che vengono in parte sostituiti con varietà provenienti da altre zone. Il ricorso al materiale non autoctono prosegue negli anni sessanta del secolo successivo con il passaggio alle coltivazioni specializzate, che hanno portato ad una drastica riduzione del patrimonio genetico della vite in tutta l’area del Tufo.

La ricerca avviata negli anni settanta ha permesso di catalogare 29 varietà di Nocchianello, raccolte in una pubblicazione del 1985 e di procedere alla realizzazione di un vigneto collezione che oggi non esiste più.

Il progetto viene ripreso nel 2012 dal CREA di Arezzo in collaborazione con l’azienda Sassotondo, fino alla creazione di un nuovo vigneto collezione che ha portato ad individuare tra i vecchi vitigni le varietà più idonee alla coltivazione, da inserire nel registro nazionale: il Nocchianello bianco e il Nocchianello Nero.

“L’inserimento nel registro nazionale è un traguardo storico  – commenta Giovanni Gentili, sindaco di Pitigliano –che  porterà benefici in termini di identità territoriale a tutto il comprensorio. Un risultato frutto di un lungo percorso iniziato nel 1979 che ci consente, oggi, di ottenere dal Ministero non solo un riconoscimento formale ma anche  l’autorizzazione a coltivare queste varietà autoctone, recuperando un importante patrimonio genetico e di sapori che rischiavano di andare persi”.

“I risultati sul vino sono interessanti  – aggiunge Edoardo Ventimiglia, titolare dell’azienda Sassotondo – i vini prodotti da Nocchianello nero sono di buon tenore alcolico e acidità media, aroma speziato, con una buona capacità di invecchiamento, adatti alla vinificazione in purezza e in uvaggio. I vini da Nocchianello bianco hanno dato ottimi risultati in termini di acidità e gradazione, con un aroma fruttato e una buona struttura, sono risultati idonei alla vinificazione in purezza ma soprattutto in uvaggio con le principali varietà coltivate nella zona”.

CONVEGNO E DEGUSTAZIONE

Chi volesse conoscere e degustare i vini prodotti da Nocchianello bianco e nero, sabato 13 gennaio, alle ore 10, a Pitigliano, nella sala Petruccioli, si terrà un convegno nazionale sull’enoturismo e sui vitigni autoctoni, organizzato da Banca Tema e Comune di Pitigliano.​

 La prima parte del convegno sarà dedicata al Nocchianello con gli interventi degli esperti
​ tra i quali Paolo Storchi, direttore del CREA di Arezzo. ​

Nella seconda parte della mattinata si terrà una tavola rotonda su un tema di valenza nazionale: le opportunità che si aprono per le aziende vitivinicole con l’emendamento approvato in Senato a dicembre, che introduce nella Legge di Bilancio 2018 un capitolo sull’enoturismo. Interverranno il senatore Dario Stefano, membro della Commissione Agricoltura del Senato; Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo del Vino; Donatella CinelliColombini, presidente dell’associazione Donne del Vino; Aldo Lorenzoni del Consorzio Vini Soave; Renato Finocchi del Consorzio Vini Bianco di Pitigliano e Sovana; Edoardo Donato  del consorzio Vini Maremma; Walter Massa, vicepresidente Nazionale Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti); Ettore Ciancico, presidente  Fivi Toscana; Violante Gardini, presidente del Movimento Turismo del Vino Toscano; Iole Piscolla, responsabile enoturismo Città del Vino;  Ginevra Venerosi Pesciolini dell’associazione Grandi Cru della Costa Toscana; Leonardo Marras capogruppo PD in Regione Toscana. Conclude l’onorevole Luca Sani, presidente della Commissione agricoltura alla Camera dei Deputati.​

In rappresentanza del territorio parteciperanno al convegno il presidente della Provincia Anton Francesco Vivarelli Colonna; i sindaci di Pitigliano, Giovanni Gentili; di​ Sorano Carla Benocci e di
Manciano, Mirco Morini; Stefano Conti di Banca Tema.​
La degustazione di Nocchianello nero​ (produzione sperimentale 2015 dell’azienda Sassotondo) sarà organizzata a fine convegno negli antichi granai della Fortezza Orsini, dall’associazione Cantine nel Tufo di Pitigliano e dall’associazione italiana sommelier di Grosseto.

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