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Massimiliano Tulipano nuovo animatore diocesano di comunità del Progetto Policoro

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GROSSETO – Al termine del primo triennio del Progetto Policoro, l’iniziativa organica della Chiesa italiana per tentare di offrire risposte concrete al problema della disoccupazione, soprattutto giovanile, a Grosseto passaggio di testimone fra animatori diocesani di comunità.

Alessandro Corina, a conclusione del suo triennio di servizio, come prevede il Progetto, passa il testimone ad un altro giovane, che svolgerà il compito di animatore per i prossimi anni. E’ Massimiliano Tulipano. 30 anni, laureato in Consulenza del lavoro e delle relazioni sindacali (2013) e in Scienze del servizio sociale (2017), Tulipano attualmente è coordinatore di progetto presso la Caritas diocesana di Grosseto. Saltuariamente collabora con l’Università degli studi di Siena in ambito di ricerca sociale. Nel 2016 ha partecipato alla redazione del documento sulle povertà in Toscana. Ha fatto parte della delegazione diocesana che, a fine ottobre, ha preso parte, a Cagliari, alla 48^ Settimana sociale dei cattolici italiani, dedicata proprio al tema de “Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale”.

• COS’E’ IL PROGETTO POLICORO

Il “Progetto Policoro” non è un ufficio di collocamento, ma un percorso molto concreto che affronta il problema della disoccupazione, specialmente giovanile, attivando iniziative di formazione e di una nuova cultura del lavoro, per promuovere e sostenere coloro i quali hanno un’idea imprenditoriale. Il progetto offre, infatti, il sostegno di una rete di soggetti a livello locale e nazionale capaci di accompagnare un giovane nella realizzazione della propria idea imprenditoriale, ma prima ancora intende “stanare” i potenziali imprenditori con buone idee, che hanno solo bisogno di emergere per provare a concretizzarle.

E’ quello che ha fatto, con grande determinazione ed entusiasmo, Alessandro Corina in questo primo triennio in cui il Progetto Policoro è stato lanciato sul territorio diocesano di Grosseto e, quindi, aveva in primo luogo bisogno di essere conosciuto dai più.

“L’esperienza di animatore di comunità del Progetto Policoro mi ha cambiato la vita – dichiara Alessandro Corina, 28 anni, affermato interior designer – Quando tre anni fa sono stato coinvolto in questo servizio nemmeno io avevo la piena consapevolezza delle potenzialità del Progetto. Grazie alla formazione a cui come animatori di comunità siamo chiamati, sia a livello regionale che nazionale, e grazie al contatto diretto con tanti giovani con cui abbiamo fatto molti colloqui, ho sperimentato la forza di questo Progetto e la forza che la Chiesa ha mettendosi accanto alle persone, ai loro problemi, alle loro fatiche, ma anche ai loro sogni. Io per primo ne ho fatto esperienza e io stesso so cosa significhi per un giovane dover, a volte, rinunciare ai propri sogni. Ma so anche che i giovani hanno le risorse interiori per ripartire. E’ quello che ho cercato di fare nel mio servizio di animatore di comunità. Sono stati tre anni molto impegnativi – continua Corina –, una sfida continua, in primo luogo per conquistare la fiducia dei mei coetanei, ma anche uno stimolo per me a migliorarmi, a non avere pregiudizi, a coinvolgermi nei sogni dei ragazzi”.

Il Progetto Policoro è nato a metà degli anni ’90 come frutto del terzo convegno della Chiesa italiana celebrato a Palermo nel 1995. Il 14 dicembre di quello stesso anno si ritrovarono a Policoro (Matera) l’ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro, il servizio nazionale di pastorale giovanile, la Caritas italiana e i rappresentanti delle diocesi del sud per riflettere sulla disoccupazione giovanile. Da quel primo incontro prese le mosse il “Progetto Policoro”, nella convinzione che “il Paese non crescerà se non insieme”. Nata per i giovani del sud, l’iniziativa si è poi estesa a tutte le regioni, promuovendo la nascita di oltre 600 esperienze lavorative (cooperative, consorzi, imprese) che danno lavoro a circa migliaia giovani.

In Toscana il “Progetto Policoro” è stato rilanciato dopo l’esperienza della prima settimana sociale dei cattolici toscani, celebrata a Pistoia nel maggio 2012. Nella diocesi di Grosseto l’idea di sperimentare il “Progetto Policoro” è maturata in modo forte a partire dal 2014 con un duplice desiderio: riaffermare il valore del lavoro e nel contempo promuovere una cultura nuova intorno ad esso, fatta di fiducia, di relazioni, di legalità, di responsabilità, affinché accanto al servizio quotidiano per fronteggiare vecchie e nuove povertà, si radichi anche un impegno forte a inventare nuove forme di solidarietà e di vicinanza operosa soprattutto verso i giovani, sballottati fra il desiderio di costruirsi un futuro dignitoso e la sensazione di essere soli in questo percorso.

Il metodo del Progetto è quello del lavoro fatto insieme, attraverso la costruzione di una rete di realtà ecclesiali, professionali, associative, che supportino giovani che, pur avendo buone idee imprenditoriali, spesso si trovano soli a dover gestire l’avvio di un’attività.

Il compito dell’animatore di comunità è centrale. Si tratta di un giovane che si fa compagno di strada di quei suoi coetanei (una sorta di accompagnamento alla pari), che hanno un’idea imprenditoriale valida e desiderano concretizzarla. Il suo servizio dura tre anni. E’ suo compito collaborare con gli uffici diocesani interessati dal progetto, curare le reti, per lavorare insieme con le associazioni presenti sul territorio e che aderiscono al progetto; scoprire e valorizzare le potenzialità dei giovani grossetani e delle risorse del territorio; garantire questo servizio di animazione all’interno di scuole, parrocchie, associazioni e gruppi ecclesiali giovanili sui temi del lavoro e dell’imprenditorialità.

E’ quanto è stato avviato in questo primo triennio da Alessandro Corina e che sarà proseguito e ulteriormente potenziato da Massimiliano Tulipano.

“Assumo questo incarico con gioia, entusiasmo, ma anche con comprensibile timore per la responsabilità che comporta – dice Massimiliano Tulipano – Sono cresciuto coi giovani, mi sono formato nelle realtà giovanili ecclesiali, collaboro con la pastorale giovanile diocesana e questo sicuramente mi può aiutare a calarmi ancora meglio nelle singole storie, nelle aspettative e nelle fatiche che oggi i giovani che hanno desiderio e voglia di costruirsi un futuro incontrano. Io stesso ne ho fatta e ne faccio ancora esperienza sulla mia persona. La precarietà del lavoro spesso taglia le gambe e l’entusiasmo, non aiuta a costruire futuro, ecco perché è importante che realtà come la Chiesa animino la speranza, in modo concreto, fattivo non tanto a dare lavoro, ma a far trovare una strada”.

In tre anni tre gesti concreti

In questo primo triennio, grazie ad una rete che si è creata, è stato possibile dare concretezza a tre gesti concreti, segni appunto del valore dell’impegno attraverso il Progetto Policoro.

Il primo gesto concreto è stato quello di Federico Comandi, 35enne di Bagno di Gavorrano, il quale anche grazie al Progetto Policoro ha dato vita all’azienda agricola “Orti di Maremma”, con l’obiettivo di farne una fattoria sociale, didattica, ecosostenibile, capace di portare innovazione agricola praticando la permacultura e custodendo specie animali e vegetali nel pieno rispetto dell’ambiente e del territorio in cui è inserita.

All’inizio di quest’anno, poi, i gesti concreti che hanno riguardato Alberto Agostini e Matteo Cafarelli, entrambi 28enni di Grosseto, che hanno realizzato il loro progetto di dare vita, ciascuno autonomamente, a due nuove attività di impresa nei settori della grafica e della fotografia.

“Come Chiesa diocesana – commenta il Vescovo – siamo riconoscenti ad Alessandro Corina per l’impegno sempre entusiasta che ha riversato nel suo servizio e per la generosità con la quale lo ha vissuto. Lo ha dimostrato anche di recente, durante la Settimana della Bellezza, quando ha offerto una testimonianza bella e incoraggiante, di forza d’animo e di competenza. Termina questo servizio triennale, ma resta prima di tutto il bagaglio di amicizia e di relazione creato e che sarà spendibile in altri modi. Nel contempo – prosegue Mons. Cetoloni – incoraggio Massimiliano Tulipano a riversare in questo compito che assume cuore e intelligenza, come ha già dimostrato di saper fare in altri ambiti della vita della nostra Chiesa, coi giovani, ma anche in Caritas. I giovani hanno talenti straordinari!”

“Fin dal suo avvio – spiega Gabriele Baccetti, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro – abbiamo concepito il Progetto Policoro come uno strumento per annunciare il Vangelo, cioè la buona notizia che libera anche dalle frustrazioni che possono prendere l’animo di un giovane di fronte alla difficoltà di costruirsi un futuro. Questi primi tre anni ci confermano che c’è bisogno di costruire insieme una nuova cultura del lavoro, che stimoli soprattutto le nuove generazioni a coltivare speranza e fiducia nei propri mezzi e nel contesto in cui si vive. Per questo il lavoro dell’animatore di comunità è così importante. Come ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro stiamo lavorando, stimolati dal Vescovo e insieme ai delegati che hanno partecipato alla Settimana sociale di Cagliari, ad altre iniziative che a breve ufficializzeremo, che vanno anch’esse nella direzione di investire in competenza e formazione, che siano utili al contesto in cui viviamo”.

Altra figura del progetto è il tutor, nella persona di Aldo Turacchi, dipendente pubblico e componente dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro.

A Grosseto la segreteria del “Progetto Policoro” si trova in corso Carducci 11 (palazzo vescovile). E’ possibile contattare via email l’animatore di comunità e tutti gli altri collaboratori del progetto scrivendo a diocesi.grosseto@progettopolicoro.it.

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