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Omicidio di Scarlino, tre fucilate: al volto, al petto e alla mano. L’assassino: «Mi è mancata la terra sotto i piedi» fotogallery

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GROSSETO – «Quando mi ha richiesto anche gli assegni che mi aveva dato mi sono sentito mancare la terra sotto i piedi: era la mia unica fonte di reddito per mantenere la famiglia». Così Antonio Esposito, 70 anni, muratore, ha raccontato le motivazioni che lo hanno portato ad uccidere il socio in affari e amico ventennale Alessandro Toffoli, 58 anni, contro cui ha sparato tre colpi di fucile, uccidendolo all’istante.

Tra i due c’erano stati, negli anni, vari affari comuni. I due rilevavano case da ristrutturare, poi Esposito, che faceva il muratore, le risistemava e insieme li rivendevano. Poi il rapporto economico si era interrotto. Esposito, a quanto raccontato dallo stesso omicida, avrebbe vantato un credito da oltre 100 mila euro. Toffoli aveva dato, come piccolo anticipo, due assegni da 650 euro l’uno. Secondo quanto raccontato da Esposito «ieri mattina la vittima lo avrebbe chiamato per vederlo, e riavere indietro i due assegni» racconta l’avvocato Giovanni Di Meglio che assiste Esposito. Poco dopo il suo arrivo in un orto poco fuori Scarlino Scalo, però Esposito avrebbe ucciso la vittima con un fucile calibro 12, un Benelli, regolarmente detenuto e che, a quanto raccontato, aveva portato in campagna per uccidere alcuni topi.

«Ho potuto parlare con il mio cliente durante l’interrogatorio di ieri davanti ai carabinieri e ho avuto la sensazione di una persona fuori di sé – prosegue Esposito -. Stiamo parlando di un uomo che non ha mai avuto problemi con la legge. Ha raccontato di essersi sentito mancare la terra sotto i piedi quando l’amico gli ha richiesto gli assegni. Forse il pensiero della numerosa famiglia da mantenere. Valuteremo se chiedere una perizia per valutarne lo stato mentale».

«Non so chi abbia contattato chi per incontrarsi, saranno le perizie sui cellulari a stabilirlo – spiega l’avvocato Nunzio Veninata, che assiste la famiglia della vittima –, Toffoli ha detto alla moglie che usciva per andare a prendere due assegni da Esposito. Vorrei precisare che il rapporto tra i due uomini era stato fraterno per 30 anni: era stato Esposito a costruire la prima casa di Toffoli, a Massa Marittima. Nel tempo avevano fatto degli affari insieme Toffoli comprava delle case e poi Esposito le rimetteva a posto, infine le rivendevano. Due anni fa poi Esposito si era voluto tirare fuori, anche per l’età che avanzava. Toffoli fu chiaro: in quel momento non aveva i soldi per liquidarlo (110 mila euro), ma lui disse che si fidava, e così si accordarono per una restituzione da fare entro il marzo 2020, e per il versamento degli interessi con assegni da 650 euro al mese. Quando però la vittima è arrivata all’orto Esposito gli ha sparato tre colpi di fucile uno alla mano (forse da difesa) uno al volto, e uno al petto».

I carabinieri hanno effettuato lo stub, la prova del guanto di paraffina, e il pm Salvatore Ferraro, che ha sentito l’uomo già ieri, in fase investigativa, farà richiesta di una perizia balistica e dell’autopsia. Non è ancora stata richiesta, invece, la convalida dell’arresto. Il pm ha 48 ore per chiederla e altrettante ne ha il gip per fissarla. Probabile che la richiesta venga fatta domani e che l’interrogatorio di garanzia venga fatto mercoledì o giovedì.

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