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Concluso con il simposio internazionale il progetto Life Medwolf: ridotti del 50% i danni da predatori

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GROSSETO – Si è concluso ufficialmente il progetto Life Medwolf, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life, che si è occupato della conservazione della biodiversità. Obiettivo del progetto è stato quello di ridurre il conflitto tra la presenza del lupo e le attività antropiche nelle aree rurali della provincia di Grosseto e dei distretti di Guarda e Castelo Branco in Portogallo. In queste zone la presenza del lupo causa un impatto costante e crescente sulle attività umane principalmente a causa delle predazioni al bestiame. Il simposio conclusivo si è tenuto nell’aula magna del Polo Universitario di Grosseto, realtà del territorio sensibile alle tematiche di attualità, che ha collaborato all’organizzazione dell’evento.

Al termine del progetto sono state installate 74 recinzioni per il ricovero notturno del bestiame domestico e sono stati affidati 22 cani da guardiania agli allevatori della provincia di Grosseto, mentre altri 22 sono stati affidati al di fuori della provincia. L’installazione delle recinzioni è stata realizzata dagli allevatori stessi, selezionati attraverso un bando pubblico promosso dalla Provincia di Grosseto. Il progetto si è fatto carico di fornire i materiali e l’assistenza tecnica. Una volta installate, le recinzioni sono state monitorate costantemente per verificarne il corretto utilizzo e funzionamento e stimarne l’efficacia come sistema di protezione del bestiame. I risultati ottenuti dimostrano che le recinzioni hanno portato a una significativa riduzione dei danni, di circa il 50%, nelle aziende che le hanno installate. Sono 100, invece, tutte le aziende della provincia di Grosseto coinvolte nel progetto.

“Nella provincia di Grosseto sono presenti circa 1200 aziende – ha dichiarato Valeria Salvatori, responsabile del progetto Medwolf – noi abbiamo affidato le nostre misure di prevenzione alle aziende più esposte al rischio di predazione e con un numero minimo di 50 capi. Abbiamo creato una partnership con circa 70 aziende e i progressi raggiunti durante il progetto sono incoraggianti. Non possiamo dire di aver risolto il problema, ma con le misure messe in campo abbiamo registrato una riduzione degli attacchi nelle ore notturne, quando vengono utilizzate le recinzioni, e nelle ore diurne grazie ai cani da guardianìa. Grazie ai nostri metodi di prevenzione siamo riusciti a ridurre i danni del 50%”.

“I danni in provincia di Grosseto stanno aumentando – ha spiegato Paolo Banti, dirigente Regione Toscana – e già nel 2015 hanno raggiunto picchi che non sono più sostenibili economicamente da parte della Regione. In Toscana sono stati monitorati 530 esemplari di lupo, divisi in 110 gruppi riproduttivi, e all’interno di questi gruppi sono stati attestati 29 esemplari di ibridi. La Toscana occupa l’8-9% della superficie italiana all’interno della quale è presente il 35% dei lupi italiani: almeno questo è questo che siamo in grado di dire grazie ai monitoraggi. Se riuscissimo ad avere dati più affidabili dalle altre regioni italiane riusciremmo a gestire meglio la situazione legata alla presenza del lupo con metodi di prevenzione più efficienti”.

Il progetto ha  fornito l’assistenza veterinaria per i primi 2 anni di vita del cane, così come il mangime per una corretta alimentazione degli animali. In questo contesto è nata  DifesAttiva: un’associazione formata da allevatori della provincia che supporta e si mette a disposizione degli allevatori che intendono utilizzare questo strumento di prevenzione. Gli allevatori, oltre a fornire assistenza e consigli pratici, si scambiano tra loro i cuccioli in modo da selezionare le linee di sangue migliori. DifesAttiva si occupa anche di organizzare attività escursionistiche e attività didattiche nelle aziende che ne fanno parte promuovendo i prodotti locali.

In Italia il progetto Medwolf, coordinato dall’Istituto di Ecologia Applicata di Roma, ha visto la partecipazione della Provincia di Grosseto, delle 3 associazioni di categoria (Coldiretti, Cia e Confagricoltura), del Wwf, di Festambiente Legambiente e dei Carabinieri Forestali. Un partenariato complesso ed eterogeneo che è riuscito a lavorare in maniera coordinata per cercare di affrontare la situazione, mettendo da parte gli estremi delle diverse posizioni, e cercando soluzioni concrete per rendere l’impatto sostenibile da parte delle aziende zootecniche locali.

Le esperienze di Emilia Romagna, Piemonte e Trento

In Emilia Romagna, Piemonte e nella provincia di Trento sono state prese misure di prevenzione a difesa del bestiame: recinzioni, cani da guardiania e box abitativi. I box abitativi in particolare si sono dimostrati molto importanti perché la presenza del pastore permette di coordinare e gestire meglio i metodi di prevenzione. Nelle aree in cui la presenza del pastore è stata più continuativa si è registrato un calo delle predazioni.

In Svizzera il problema economico è per il costo eccessivo dei sistemi di prevenzione che le piccole aziende, in maggioranza sul territorio, non possono permettersi. In Portogallo l’opinione pubblica era inizialmente influenza dai media, mentre dopo l’adozione dei cani da guardianìa il 64% degli allevatori si è detto soddisfatto.

La comunicazione

Per questo evento hanno collaborato con l’ufficio stampa del progetto Medwolf anche gli studenti dell’Istituto Agrario di Grosseto attraverso video, contenuti web e materiali per la stampa. Il coinvolgimento degli studenti rientra in un progetto realizzato dall’associazione Terramare per conto dello IEA (Istituto di ecologia applicata), a seguito di un percorso didattico svolto in classe e attraverso escursioni nelle aziende coinvolte dal progetto. È stata poi realizzata una mostra itinerante che è stata esposta in numerose occasioni in tutta la provincia e in varie parti d’Italia, e sono stati prodotti diversi documenti video promossi nelle televisioni locali e sul web per far conoscere le attività di progetto.

Nel pomeriggio al simposio conclusivo è intervenuta anche Lucia Tudini, ricercatrice e responsabile sede regionale per la Toscana di CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura a l’analisi dell’economia agraria). L’economista ha presentato una stima dell’impatto economico delle misure di prevenzione su un’azienda tipo, con l’obiettivo di valutare i costi aggiuntivi e i lavori aggiuntivi che queste necessitano. Per un’azienda tipo con 300-400 capi il costo delle recinzioni e dei cani da guardiania va da 43 a 54 euro per capo. È importante sottolineare che il 52% dei costi di prevenzione è in realtà dato dalla manodopera impiegata. Più della metà dei costi è quindi dato dalla manodopera. Al di là dell’impatto economico complessivo fa quindi riflettere la sua composizione: ci si chiede se nel medio e lungo tempo questo sistema produttivo possa essere sostenibile. Adesso stiamo sfruttando una manodopera familiare apparentemente infinita che se dovesse essere stipendiata a prezzi di mercato porterebbe a un crollo del sistema. Un’altra domanda rimane aperta: come dare valore alla manodopera, come parametrare tale sostegno?

Il monitoraggio della popolazione di lupo

Sono state impiegate diverse tecniche di ricerca come raccolta e analisi genetica degli escrementi, fototrappolaggio e la tecnica dell’ululato indotto (wolfhowling). Sebbene i dati siano ancora in fase di analisi è stata prodotta una mappa preliminare della distribuzione della specie ed è stata accertata la presenza di 15 nuclei riproduttivi che occupano gran parte del territorio provinciale, dalla zona Montana fino al litorale. Le analisi genetiche potranno rilevare e quantificare il fenomeno dell’ibridazione. Allo stato attuale i numerosissimi reperti video collezionati attraverso le fototrappole hanno fatto registrare la presenza di individui con caratteristiche fenotipiche anomale.

“Il lupo è in aumento in Italia – ha sottolineato Luigi Boitani, dell’Università La Sapienza di Roma – anche se è difficile fare una stima: a grandi linee ci sono dai 1000 ai 2000 lupi. Questo predatore è importante per il ruolo che ha nel mantenere basse le popolazioni degli ungulati selvatici, come daini, cinghiali e cervi, che in Toscana sono in numero abnorme, e poi la presenza del lupo è importante per le aree protette perché mantiene un equilibrio naturale maggiore ed è anche un monumento di attrazione”.

I nuclei cinofili specializzati

I Carabinieri della Forestale seguendo l’esperienza maturata in altri progetti Life hanno instituito un nucleo cinofilo antiveleno, con sede a Follonica, che sarà operativo su tutto il territorio Regionale, e una squadra antibracconaggio coordinata dal comando provinciale di Grosseto.

Le principali azioni del progetto in entrambi i Paesi (Italia e Portogallo) sono state:

  • L’affidamento e il monitoraggio di misure di prevenzione per la riduzione dei danni causati dai predatori (recinzioni e cani da guardiania);
  • Il monitoraggio della popolazione di lupo;
  • La corretta comunicazione sulla biologia del lupo e sull’impatto che ha sulla zootecnia, rivolta sia al pubblico generico che al personale specializzato;
  • La formazione di tecnici per l’assistenza agli allevatori sull’utilizzo di misure di prevenzione;
  • La creazione di un’associazione di Allevatori (DifesAttiva) per la promozione dell’uso dei cani da guardiania e la valorizzazione dei prodotti locali;
  • La sperimentazione di un percorso partecipativo per condividere un processo decisionale sugli eventuali interventi per gestire il conflitto con la presenza del lupo;
  • L’istituzione di un nucleo cinofilo antiveleno e di una squadra specializzata per il contrasto al bracconaggio.

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