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Economia, Grosseto bene. In Maremma i dati migliori della Toscana sul numero delle imprese

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GROSSETO – Sembra migliorare la situazione dell’economia maremmana che, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, segna un movimento positivo. I dati sono relativi al secondo trimestre del 2017 e vedono il numero delle imprese registrate crescere con una variazione per la provincia di Grosseto del + 0,3%, la migliore delle altre province toscane.

In totale, Grosseto più Livorno, a metà 2017 il totale di sedi d’impresa più unità locali presenti nel Registro della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno si attestava a 77.363 cellule produttive. A fine giugno le sedi d’impresa ammontavano a 62.131 unità, 38 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per una crescita percentuale minima, pari allo 0,1%. In termini di variazioni tendenziali, il territorio delle due province fa meglio della media delle province toscane (-0,2%), non di quelle italiane, per le quali si calcola un aumento dello 0,2%. Tale crescita è, come detto, tutta da imputare all’andamento grossetano (+0,3%), in quanto le imprese livornesi subiscono una lieve flessione: 40 unità in meno in termini assoluti e -0,1% in termini relativi.

Come sovente accade allo scadere del secondo trimestre di ogni anno, anche in questo caso si riscontrano variazioni congiunturali positive: +0,6% per la CCIAA della Maremma e del Tirreno (Grosseto +0,7%, Livorno +0,4%), +0,5% per Toscana ed Italia.

La crisi più dura alle spalle – Il territorio si è lasciato alle spalle il lungo periodo di riduzione numerica post crisi economica, pur con sofferenza e mantenendo insoluti alcuni nodi di fondo. Solo in tempi recenti ha raggiunto il livello numerico d’imprese presenti all’inizio del decennio, dunque a due anni dall’inizio della crisi del 2008, senza peraltro superarlo.

Nel confronto con l’ambito regionale e nazionale emerge che il complesso delle imprese livornesi e grossetane ha avviato una fase di maggiore crescita a partire dal 2015, mentre in precedenza risultava costantemente in ritardo. Ad ogni buon conto, negli ultimi cinque anni2 gli scostamenti che hanno caratterizzato tutti i territori sono rimasti all’interno di una forbice che non supera i due punti percentuali, dunque movimenti piuttosto contenuti, considerando la lunghezza del periodo in esame.

Il numero indice relativo alla CCIAA della Maremma e del Tirreno, a metà 2017, è pari a 100,0 punti (Livorno 101,5 punti, Grosseto 98,2 Grosseto), contro i 99,4 della Toscana ed i 99,5 dell’Italia.

Che tipo di imprese abbiamo – Passando alla composizione delle sedi d’impresa registrate per classe di natura giuridica, nel secondo trimestre dell’anno in corso si è osservato quanto già emerso nei trimestri precedenti: una robusta e generalizzata crescita tendenziale delle società di capitale (+3,0% CCIAA Maremma e Tirreno), una sostanziale stabilità delle imprese individuali ed un contestuale calo delle società di persone (-2,2%). L’unico dato in controtendenza rispetto al passato prossimo è il lieve calo accusato dalle cosiddette “altre forme” giuridiche (-0,2%), che risultavano in buona crescita solo alla fine del trimestre precedente.

Imprese attive – Al 30 giugno 2017, le sedi d’impresa attive presso la Camera della Maremma e del Tirreno si contavano in 54.318, ossia 68 in più rispetto al medesimo periodo del 2016, valore che genera una blanda variazione tendenziale, +0,1%, cui contribuisce soprattutto il “versante” grossetano (+0,2%)3.

L’andamento locale diviene però indicativo quando confrontato con quelli regionale e nazionale, ambiti in cui le imprese attive diminuiscono, rispettivamente, dello 0,5% e dello 0,1%. Variazioni tendenziali positive hanno interessato quasi tutti i sistemi economici locali (SEL), con le Colline Metallifere (+1,0%) che presentano il valore più elevato. Come già accaduto il trimestre precedente, l’Amiata grossetano (-1,2%) e l’Arcipelago livornese (-0,7%) si pongono in controtendenza all’andamento generale.

Imprese che nascono e imprese che muoiono – Nel trimestre in esame si sono avute 934 iscrizioni (458 a Grosseto e 476 a Livorno) contro 579 cessazioni (246 a Grosseto e 333 a Livorno), per un saldo positivo di 355 unità (+212 Grosseto e +143 Livorno). Già con la lettura di questi numeri s’intuisce che c’è stata maggiore “vitalità” fra gli imprenditori maremmani rispetto a quelli labronici.

Le iscrizioni risultano in moderata diminuzione sul piano tendenziale, con la media dei due territori (-2,7%) che va scomposta considerando la buona performance grossetana (+5,0%) da un lato e la frenata livornese (-9,2%) dall’altro; comunque migliore della media degli altri territori, che si assesta a meno sei punti percentuali.

Grosseto escluso, i valori dei tassi di natalità trimestrali sono dunque in calo rispetto a quanto avvenuto nel secondo trimestre 2016 e si calcolano in 1,5 punti percentuali per la CCIAA della Maremma e del Tirreno, stesso valore della Toscana e dell’Italia.

Quali imprese e quali settori – La “fotografia” dell’incidenza dei settori economici per territorio al secondo trimestre del 2017 aggiunge poco a quanto già si conosce sulla struttura economica delle due province. Da un punto di vista meramente numerico, nel confronto con Toscana ed Italia il nostro territorio ospita un maggior numero d’imprese del settore primario, data la vocazione agricola maremmana. Il “contributo” livornese arriva dalla folta presenza di imprese operanti nel commercio e nei servizi, tanto che la CCIAA della Maremma e del Tirreno non accusa ritardi rispetto ai territori di confronto. È invece evidente il distacco dell’imprenditoria locale per quanto concerne il manifatturiero, soprattutto nei confronti del sistema economico regionale, mentre le costruzioni hanno pesi non dissimili.

Passando alle variazioni tendenziali (imprese attive) e commentando solo i settori numericamente più rilevanti, nel trimestre in esame si annota l’ennesimo balzo in avanti delle imprese che svolgono attività di alloggio e ristorazione (+0,8%) ed in genere di tutti i comparti del settore terziario, con l’esclusione delle attività immobiliari e dal settore logistico (trasporto e magazzinaggio). A tale risultato contribuisce in modo particolare la “stagionalità” imprenditoriale connessa al settore turistico, inteso nella sua più vasta accezione. Positivo anche il contributo dell’agricoltura (+0,5%), tale solamente grazie all’esclusivo contributo del lato grossetano.

Le “note dolenti” vengono, come nei trimestri precedenti, dalle costruzioni e dalle attività manifatturiere (entrambe -1,7%) alle quali questa volta si aggiunge il commercio (-0,3%).

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