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Uova al Fipronil, Coldiretti: indicare nell’etichetta dei prodotti la provenienza delle uova

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GROSSETO – Anche la Toscana è stata interessata da alcuni sequestri di “uova al fipronil” come successo nei giorni scorsi a Capalbio e Orbetello. Ben vengano i controlli delle autorità competenti per tranquillizzare i consumatori soprattutto perché al momento attuale, lo rende noto la Regione Toscana, “non ci sono rischi immediati per i consumatori che hanno utilizzato le uova messe in vendita negli esercizi oggetto di controllo – come tranquillizzano anche dalla Asl -, dal momento che i livelli di contaminazione rilevati sono sotto la soglia di tossicità acuta”. Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto dimostrano, partite da prima di Ferragosto, dimostrano che in Italia il sistema dei controlli funziona ma va sostenuto da un forte responsabilizzazione della filiera per la “certificazione Fipronil free” ed un impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell’import.

In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione l’attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline è – precisa la Coldiretti – una azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi. Ma l’Italia ha importato anche 38,1 milioni di chili uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli.

A livello nazionale – continua la Coldiretti – consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti (circa 1/3) sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari. Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente ma è necessario – spiega la Coldiretti – migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici mentre bisogna togliere dall’”anonimato” gli ovoprodotti ed i derivati e  rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero. Una mancanza di trasparenza situazione che alimenta incertezza e frodi ed inganni anche attraverso le triangolazioni commerciali.

“Sebbene gli allevamenti di galline ovaiole si concentrino in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna anche in Toscana si conta una produzione significativa – dice Tulio Marcelli, presidente regionale di Coldiretti (nella foto il primo a sinistra) – con  1400 aziende con galline da uova ed una produzione stimata di circa 150milioni di uova all’anno, con Arezzo provincia leader”.

“Per combattere gli allarmismi e dare garanzia ai consumatori e ai produttori l’esperienza delle emergenze degli ultimi anni ha dimostrato l’importanza della trasparenza delle informazioni con l’introduzione dell’obbligo di indicare in indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti, ma – commenta Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime. Solo una filiera assolutamente trasparente è sinonimo di sicurezza”.

 

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