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#tiromancino – L’altra faccia del declino. Sole 24 Ore: Grosseto 84° in Italia per indice di sportività.

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Sono ancora negli occhi di molti le belle immagini dei Campionati europei Under 20 di atletica leggera, con il lusinghiero successo organizzativo per tutta la città di Grosseto. Ma non c’è tempo per la vanagloria. È di questi giorni, infatti, la mazzata dell’84esima posizione – su 110 – del nostro territorio nella graduatoria dell’Indice di sportività delle province italiane. XI edizione della ricerca curata dal Gruppo Clas per Il Sole 24 Ore.

A guardare le cose con occhio distaccato, la conferma nemmeno troppo indiretta della fase di declino della Maremma grossetana. Coerentemente con quanto certificato da altre classifiche del Sole 24 Ore, come quella sulla capacità di reazione alla crisi delle province italiane (sempre 84° piazzamento) di metà luglio, ma anche dalle indagini economiche di Irpet, Ires Cgil e Bankitalia. Oppure dai dati inequivocabili sul declino demografico.

Mutatis mutandis, in senso lato la crisi dello sport è un ulteriore spia della patologia degenerativa che negli ultimi anni affligge la nostra provincia: lo slittamento degli indicatori socio-economici, di cui l’indice di sportività è una componente, verso il contesto del sud Italia; non quello più dinamico e virtuoso. Con una forbice che si sta divaricando rispetto al resto della Toscana.

L’84° posto nella graduatoria generale dell’indice di sportività, non a caso, vede Grosseto in posizioni marginali anche nelle altre sub classifiche di settore. 86° in ‘famiglia e sport di squadra’, 78° in ‘famiglia sport e società’, 88° in ‘famiglia e sport individuali’.

Non solo. Grosseto è l’ultima provincia della Toscana nella graduatoria generale, a 20 posizioni dalla penultima. Dietro Livorno (3°), Firenze (7°), Pistoia (24°), Siena (35°), Lucca (36°), Pisa (38°),

Prato (47°), Arezzo (61°), Massa (64°).

Certo, i singoli indicatori alla base dell’Indice di sportività – 30 in tutto – non sono esplicitati sempre in modo chiaro, e qualche volta lasciano perplessi. Ma non bisogna commettere un errore di prospettiva: siccome la rilevazione è stata compiuta sulla base di criteri omogenei in tutta Italia, quel che rileva è il raffronto con le altre 109 province del Paese. E Grosseto non ci fa una gran figura. Tenendo conto che è l’ultima nella nostra regione e che ben 21 dei 30 indicatori la collocano nella parte inferiore della graduatoria. Fuorviante pertanto attaccarsi a questioni di metodo, o soffermarsi sui singoli parametri scambiando la parte per il tutto. Magari per giustificare il proprio mondo. Perché il 2° posto negli altri ‘sport di squadra’, il 5° nel ‘calcio dilettanti’ oppure il 9° in ‘sport e natura’, sono solo eccezioni che confermano la regola. Grosseto, quindi, ha con ogni evidenza un problema quanto a risultati sportivi di prestigio e a numero di sportivi praticanti.

Detto questo, ora viene il bello. Ovverosia, capire da che cosa tutto ciò possa dipendere. Senza atteggiarsi a Soloni, ma facendo ipotesi plausibili sulle quali promuovere un dibattito.

Nell’ulteriore classifica delle cause, al primo posto dovrebbe poterci stare il deficit di dirigenza sportiva qualificata. Trasversalmente a tutti gli sport. Visto che in nessuna disciplina si raggiungono significativi traguardi nazionali. Com’è invece avvenuto nel passato prossimo per il baseball.

Perché un atleta o una squadra raggiungano risultati di eccellenza, o uno sport venga molto praticato, conditio sine qua non è che le società siano guidate da dirigenti capaci, in grado di programmare nel tempo gli obiettivi da raggiungere. Non basta in questo senso essere dei bravi gestori dell’ingranaggio economico che in alcuni casi sta dietro lo sport. Com’è evidentemente il caso del calcio dilettantistico. Se così è plausibile che sia, allora il problema sottovalutato è quello della formazione e dell’aggiornamento dei dirigenti sportivi. Una questione di cui dovranno farsi carico sia il Coni che le singole federazioni sportive. Un problema di sistema, visti i risultati deludenti della graduatoria.

Subito dopo potrebbe starci il problema della formazione di tecnici e allenatori. Perché una società ben gestita senza bravi allenatori e formatori può prosperare, ma non raggiungere risultati sportivi significativi. Naturalmente non si tratta di criticare gratuitamente e in modo polemico né gli uni né gli altri. Perché si può serenamente fare attività sportiva senza avere obiettivi ambiziosi, nello spirito ‘old olympyc’ di Pierre De Coubertin. Tuttavia, essendo nello sport insito lo spirito di competizione, bisogna avere la coerenza di mettere il dito nella piaga.

C’è poi una questione demografica e una culturale. In Maremma i giovani sono numericamente parlando pochi, e spesso c’è una forte competizione fra le varie discipline ad accaparrarseli. Così come dai numeri emerge una bassa propensione culturale alla pratica sportiva.

Il contesto economico di profonda crisi o quantomeno di stagnazione economica nel quale è impaniato il tessuto produttivo provinciale, inoltre, non aiuta di sicuro a raggiungere risultati eccellenti nello sport. Per puntare in alto servono anche (non esclusivamente) risorse economiche. Inutile girarci intorno. Finiti i tempi delle vacche grasse, quando le sponsorizzazioni gonfiate la facevano da padrone (finché la Finanza non ci ha messo gli occhi), ora le società sono in grosse ambasce. E anche questo evidenzia le difficoltà del management sportivo diffuso a percorrere nuove strade.

Infine il ruolo degli Enti locali. Le dotazioni infrastrutturali non sono malvage, anche se molti impianti sono da riqualificare. Non estranei a pratiche di clientelismo ‘sportivo’, nel passato in molti hanno concesso contributi a pioggia in cambio della promessa di voti. E in diversi sono stati al gioco. Non è un segreto. Oggi la nouvelle vague è quella di dare gl’impianti in concessione per 10-15 anni sulla base di bandi. Bene, questo è un buon segnale. Ma non basta, perché il rischio è che scompaia la pratica sportiva gratuita e di base. Riducendo lo sport a simulacro dell’economia. Tema sul quale andrebbe aperta una discussione serrata. Così come sul ruolo della scuola nella promozione dello sport di base.

Però quando è troppo, è troppo. Meglio mettere dei paletti alla discussione. Una cosa alla volta. Anche se lo sport è la metafora perfetta di quel che sta accadendo al nostro microcosmo.

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La posizione di Grosseto rispetto ai singoli indicatori

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1 Tesserati Coni generale 68°
2 Risultati olimpiadi generale 73°
3 Attrattività eventi generale 42°
4 Cacio professionisti Sport di squadra 75°
5 Calcio dilettanti Sport di squadra
6 Calcio giocatori professionisti Sport di squadra 93°
7 Basket Sport di squadra 97°
8 Volley Sport di squadra 72°
9 Rugby Sport di squadra 59°
10 Altri sport di squadra Sport di squadra
11 Società dilettanti Sport di squadra 73°
12 Squadre e territorio Sport di squadra 70°
13 Ciclismo Sport individuali 84°
14 Atletica Sport individuali 108°
15 Nuoto Sport individuali 77°
16 Tennis Sport individuali 48°
17 Sport invernali Sport individuali 54°
18 Sport dell’acqua Sport individuali 21°
19 Altri sport indoor Sport individuali 64°
20 altri sport outdoor Sport individuali 23°
21 Motori Sport individuali 102°
22 Sport e bambini Sport e società 109°
23 Paralimpici Sport e società 101°
24 Media sortivi Sport e società 80°
25 Amatori-master Sport e società 76°
26 Formazione per lo sport Sport e società 102°
27 Sport e natura Sport e società
28 Sport e turismo Sport e società 31°
29 Giro d’Italia Sport e società 28°
30 Sport al femminile Sport e società 47°

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