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Premio letterario Renato Fucini: in palio 5000 euro. Due le sezioni: racconti e sonetti

5000 euro alla raccolta di racconti edita selezionata. Il sonetto primo classificato sarà pubblicato su un quotidiano nazionale. Due le sezioni: I) raccolta di racconti edita, primo premio 5mila euro, scadenza 30 giugno 2017 ; II) sonetti inediti, pubblicazione su un quotidiano a tiratura nazionale, scadenza 30 luglio 2017. Iscrizione gratuita ad entrambe le sezioni

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GROSSETO – Un piccolo comune dell’entroterra della Maremma Toscana, Monterotondo Marittimo, è il luogo di nascita di un grande scrittore italiano vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900: Renato Fucini. In suo ricordo e onore e per valorizzare le due forme letterarie da lui predilette, il Comune ha deciso nel 2005 di promuovere un grande concorso letterario nazionale dedicato alle raccolte di racconti editi e ai sonetti inediti.

La collaborazione con il Dipartimento di Filologia e Critica dell’Università degli studi di Siena, la pro loco di Monterotondo  e il supporto economico di Enel Green Power hanno consentito in questi anni di operare selezioni di alta qualità offrendo al vincitore per la raccolta di racconti un premio consistente: 5000 euro.  Hanno vinto le precedenti edizioni del Premio Fucini: Valeria Parrella, Marco Lodoli, Paolo Cognetti, Francesco Gaggi, Elisa Ruotolo, Eugenio Baroncelli e Francesca Scotti, Raffaele La Capria, Monica Pareschi.

Dal mese di giugno 2017 sono aperte le iscrizioni all’VIII edizione del Premio nazionale Renato Fucini con l’obiettivo di individuare scrittori e poeti di talento nel panorama nazionale.

Il premio è diviso in due sezioni: sezione I) raccolta di racconti edita, primo premio 5mila euro, scadenza 30 giugno 2017; sezione II)  sonetti inediti, primo premio la pubblicazione su un quotidiano a tiratura nazionale, scadenza 30 luglio 2017.  Tutti i sonetti inviati saranno inoltre pubblicati sul sito del Premio Remato Fucini e sottoposti a votazione popolare on line. L‘autore del sonetto più votato dal pubblico sarà premiato con una selezione di prodotti locali.

L’iscrizione è gratuita per entrambe le sezioni.

A decretare i vincitori sarà una giuria tecnica di qualità composta da nomi importanti del mondo accademico e della critica letteraria italiana: Maria Antonietta Grignani; Paolo Di Paolo;  Simone Giusti; Paolo Maccari. La giuria sarà presieduta da Natascia Tonelli, del Dipartimento di Filologia e Critica delle letterature antiche e moderne dell’Università degli studi di Siena.

La partecipazione alla sezione I “Raccolta di racconti edita” è vincolata all’invio di 6 copie del volume di cui si chiede l’ammissione al premio. Alla domanda di partecipazione dovrà essere allegata anche una breve biografia, insieme ai dati e recapiti dell’autore o della casa editrice.  Le copie e tutta la documentazione dovrà pervenire entro e non oltre il 30 giugno 2017 a Premio Fucini- dipartimento di Filologica e Critica dell’Università degli Studi di Siena, palazzo San Niccolò, via Roma 56, 53100 Siena.

La partecipazione alla sezione II  “Sonetti inediti” è vincolata dall’invio di un solo testo che dovrà pervenire entro e non oltre il 30 luglio 2017 per posta elettronica all’indirizzo info@premiorenatofucini.it oppure per posta a Premio Fucini- dipartimento di Filologica e Critica dell’Università degli Studi di Siena, palazzo San Niccolò, via Roma 56, 53100 Siena.

Il sonetto dovrà essere accompagnato da una nota biografica e da una dichiarazione nella quale l’autore, sotto la propria responsabilità, conferma che il testo è autentico, inedito, non iscritto ad altro Premio.

I vincitori di entrambe le sezioni saranno invitati a Monterotondo in occasione della cerimonia di premiazione e dovranno garantire la loro presenza.

www.premiorenatofucini.it
Pagina Facerbook Premio Letterario Nazionale Renato Fucini

INFO:

Arca srl – via Damiano Chiesa 38 – Grosseto

Tel. 0564 077031 – 328 7631017

Email info@premiorenatofucini.it  arcainfo@arcafactory.it

Renato Fucini nacque l’8 aprile 1843 a Monterotondo Marittimo, in provincia di Grosseto, da David e Giovanna Nardi. A causa della professione del padre, medico della Commissione Sanitaria governativa incaricato per la cura delle febbri malariche in Maremma dal governo granducale (ma anche mazziniano e patriota, volontario nella rivoluzione del 1848), fu costretto insieme alla famiglia a continui spostamenti, che gli consentirono di conoscere numerosi luoghi della Toscana Campiglia Marittima, Livorno, Vinci, Dianella, Empoli.

All’Università di Pisa si dedicò agli studi di agraria e ottenne nel 1863 la licenza di agronomo. Fu aiuto ingegnere a Firenze (allora capitale d’Italia) e più tardi ispettore scolastico, due professioni che gli consentirono di percorrere in lungo e in largo la campagna toscana.

Esordì con “Cento sonetti in vernacolo pisano”, pubblicati nel 1872 con lo pseudonimo-anagramma di Neri Tanfucio. Seguirono “Cinquanta nuovi sonetti” (1881). Si tratta per lo più di brevi dialoghi tra popolani, conditi di battute e modi proverbiali.

Affiora la fresca vena bozzettistica che troverà più compiuta espressione in due popolari raccolte di racconti: “Le veglie di Neri” (1884) e “All’aria aperta” (1887). Qui le macchiette, i personaggi bizzarri, divertenti o patetici, sono ambientati in un paesaggio arioso e essenziale che ricorda quello dei contemporanei pittori macchiaioli, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Oltre a queste cose Fucini ha lasciato anche il reportage giornalistico “Napoli a occhio nudo” (1878), e i volumi di ricordi “Acqua passata” e “Foglie al vento”, usciti postumi nel 1921.

Dopo aver ricevuto numerose onorificenze (fu anche Accademico della Crusca) e riconoscimenti da parte della critica contemporanea (Edmondo De Amicis, Benedetto Croce e altri), Fucini morì a Empoli il 25 febbraio del 1921.

Fucini è stato per un lungo periodo – dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento – lo scrittore toscano per eccellenza, le cui opere erano presenti in ogni casa della borghesia toscana e italiana a rappresentare l’immagine stereotipa delle campagne maremmane e non solo. I suoi racconti hanno contribuito a fissare una certa immagine della Toscana – quella dei cacciatori e dei contadini arguti, delle feste popolari e della malaria – universalmente accettata e ormai talmente radicata nell’immaginario di tutti gli italiani.

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