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Etichette, Coldiretti: «Le nuove norme sono strategiche»

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GROSSETO – “L’etichettatura per la trasparenza del grano e della pasta rappresentano un valore aggiunto indispensabile nel percorso di tutela dei soci di questa cooperativa e più in generale di tutti gli imprenditori agricoli maremmani”. Questo uno temi che il direttore di Coldiretti Grosseto, Andrea Renna, ha posto in evidenza, sabato scorso, durante i lavori dell’assemblea della Cooperativa produttori agricoli Raspollino di Barbaruta”.

La cooperativa Raspollino ha saputo declinare al meglio le proprie attività ed ha chiuso un bilancio con un più che discreto segno positivo in un periodo certamente non facile che fa registrare, al contrario, molte difficoltà in altri contesti associativi. Il Presidente Giovanni Guglielmini, il consiglio e tutta la struttura hanno saputo coniugare le proprie attività mirando anche alle risorse comunitarie disponibili – ha aggiunto Renna che ha poi ricordato i risultati già conseguiti grazie a Coldiretti con l’etichettatura del latte prodotto sia in termini di provenienza oltre che per il luogo di trasformazione, quella per il riso, ottenuta di recente, oltre alle criticità legate all’importazione di pomodoro dalla Cina spacciato come prodotto made in Italy che vede la contrapposizione convinta della Coldiretti.

Il periodo, anche per gli effetti climatici legati alla siccità, non è dei più felici per l’agricoltura grossetana e, in special modo, di quella della zona di Barbaruta. Anche per questo dobbiamo continuare a lavorare per ottenere l’etichettatura di grano e pasta per contrastare l’arrivo di prodotti ottenuti con lavorazioni vietate nel nostro Paese garantendo una remunerazione adatta alle nostre imprese. Oltre l’80% dei consumatori vuole tranquillità e l’etichettatura rappresenta la chiave di volta anche per loro. Le risposte ottenute, per esempio, per avere più frutta nelle bibite, con lo storico via libera comunitario al provvedimento nazionale che innalza dal 12% al 20% il contenuto di succo d’arancia delle bevande analcoliche prodotte in Italia e vendute con il nome dell’arancia a succo o recanti denominazioni che a tale agrume si richiamino, danno ragione alla nostra battaglia – conclude Renna  – così come la pronuncia della cassazione che ha condannato il falso made in italy per gli spaghetti made in Turchia spacciati per italiani.

L’avvio della procedura di notifica a Bruxelles dei decreti per l’obbligo di indicare l’origine in etichetta per la pasta firmati dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, fanno ben sperare e rappresentano un viatico positivo contro le speculazioni e la concorrenza sleale delle produzioni straniere che hanno portato un calo delle semine al quale si sono aggiunte le difficoltà causate dal meteo, soprattutto per la mancanza di pioggia nei momenti chiave delle operazioni colturali.

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