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Gianni Lamioni a tutto campo: «La Fondazione è la sfida più grande. La città? Manca una visione»

GROSSETO – Il gruppo Atlante, la nuove sfide, la città e la politica. Giovanni Lamioni, imprenditore e presidente di Confartigianato, alla guida in passato della Camera di Commercio e ai vertici nazionali di Unioncamere, è un fiume in piena. Un’energia che in questo momento Lamioni sta dedicando alla sua nuova sfida: la Fondazione Atlante per la Maremma.

Due mesi fa la presentazione, oggi i primi risultati. «Abbiamo avuto già un grande ritorno – dice Lamioni –. Siamo stati contattati da tante realtà che vedono la Fondazione come un soggetto che possa in modo concreto contribuire a realizzare progetti». Tra questi c’è l’alta scuola di formazione di Legambiente, già finanziata dall’Atlante, e una nuova iniziativa che sarà presentata a giugno sulle “start up” maremmane. In questo caso la Fondazione ne premierà alcune, finanziandole e dedicando loro anche una giornata per farle conoscere alle istituzioni del territorio.

«Questa terra – dice Lamioni – senza più la Provincia e la Camera di commercio di qualche anno fa, entrambe sono state svuotate di funzioni, ha bisogno di soggetti che si facciano carico di promuovere tutto il territorio, in modo unitario, e di creare opportunità per far emergere una nuova classe dirigente. E la Fondazione è uno di questi»

Insomma la Fondazione è soltanto, come dice Lamioni, «un’altra scommessa di grande suggestione» del Gruppo Atlante. «Il gruppo Atlante credo sia l’unico soggetto in questo territorio che opera con soddisfazione in tutti i settori socio economici della città». Con l’azienda, l’associazione sportiva e adesso con la fondazione no profit nel campo della cultura.

«Da un parte c’è l’azienda – spiega Lamioni –, appena trasformata da cooperativa in srl; ha dipendenti motivati e legati «come una famiglia» e nei suoi 25 anni di storia non ha mai licenziato nessuno. Le persone che negli anni sono arrivate qui poi ci sono rimaste. Nei prossimi mesi inseriremo anche una o due nuove figure. Stiamo facendo investimenti e cambiamenti importanti e faremo anche una sede nuova».

«Ma Altante è anche il nome dell’associazione sportiva che quest’anno compie 20 anni. Ha tre squadre, tra cui l’Under 18 e l’Under 21 e la prima squadra giova in Serie A. Intorno all’associazione ruotano circa 100 persone e tra i protagonisti della squadra ci sono tre spagnoli, tre brasiliani e un giapponese. Un miracolo sportivo che da dodici anni disputa campionati nazionali e per la terza volta è nella massima serie. Infine c’è l’esperienza più recente, quella della Fondazione. Credo che siamo gli unici in Maremma ad impegnarci in questo modo e questa della fondazione credo sia la sfida più bella».

Una sfida che, come già successo in passato per il calcio a 5, Lamioni non vuole vincere da solo. «A me piace favorire le iniziative, ma in questo voglio coinvolgere e valorizzare le potenzialità di altre persone. Così ho chiesto a mia figlia Viola di guidare la Fondazione così come lascia la presidenza dell’Atlante a mio nipote Iacopo Tonelli. Due figure che ho voluto con me anche nel nuovo CdA dell’azienda».

E la politica? «Anche lì, stessa logica. Ho favorito la nascita di Passione per Grosseto perché credevo che ci dovesse essere un soggetto civico che mettesse al centro le idee e non le ideologie. Oggi il mondo è cambiato, la società è post ideologica ed è giusto mettere al centro gli interessi della città e non degli schieramenti. Appena Passione si è caratterizzata ed è entrata in consiglio comunale io ho lasciato ogni ruolo. Rinaldo Carlicchi, capogruppo, svolge in autonomia e con grande capacità il suo ruolo, credo sia uno dei consiglieri più preparati».

E parlando di politica non si può non parlare delle passate esperienze e di come Lamioni vede in questo momento storico Grosseto. «La politica locale non mi piace più. Può darsi che non sia adatto alla politica. Dal 90% di quello che ho fatto nella mia vita ho ottenuto grandi risultati, nel 10% che resta invece ci metto il mio impegno in politica, dove bisogna dire che non non è andata bene. Certo che prendere quasi l’8% a Grosseto con una civica, alla luce della situazione attuale, credo sia un risultato da rivalutare».

Ma perché non le piace più la politica? «Mi piace sempre meno perché mi sembra ogni giorno più conflittuale e più astiosa, una politica da scontro e da gossip, un po’ “sfottò” e un po’ “Novella 2000”, con una forte contrapposizione ideologica. Penso agli scontri recenti sul 25 aprile, sulle Foibe e sul Primo Maggio. La situazione mi sembra anche peggiorata rispetto a quando negli anni ’80 facevo l’università. La storia è fondamentale per il futuro, ma sono passati anche 70 anni. Confrontiamoci sui temi della città invece che su fascismo e antifascismo».

Dalla politica alla città il passo è breve. Come vede Grosseto? «In questo momento manca una visione per la città, un progetto per il suo futuro. Grosseto vive ancora oggi come 30 anni fa: il mondo però è cambiato. I pilastri su cui si basava l’economia della città si stanno incrinando: ci saranno sempre meno dipendenti pubblici, le forze armate ridurranno la loro presenza in termini numerici e così il comparto degli istituti di credito; edilizia e commercio perdono ormai da anni. Se non si pensa a qualcosa diverso il futuro sarà segnato».

E la sua idea, la sua visione per Grosseto qual è? «Quella che volevamo come Passione Grosseto. La città deve diventare la capitale della Maremma, punto di riferimento di un territorio che ha un’identità straordinaria e grandi potenzialità. È questo che deve fare anche la Fondazione».

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