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Cosa sono i gessi rossi? L’azienda si confronta con dieci tavoli di cittadini fotogallery

GAVORRANO – È entrata nel vivo oggi nel primo dei tre incontri aperti del Dibattito pubblico, la discussione sui gessi rossi e sulla possibilità di utilizzarli per il ripristino delle cave del territorio.
Un incontro dedicato interamente alla natura e alla caratteristiche dei gesti rossi, al processo di produzione del biossido di titanio e alla struttura dell’azienda e dello stabilimento di Scarlino che lo produce.
«L’obiettivo dell’incontro di oggi – ha spiegato Chiara Pignaris, responsabile del Dibattito Pubblico, aprendo i lavori della giornata – è quello di capire meglio cosa siano i gessi rossi».

Huntsman e Venator: ecco cosa cambierà per lo stabilimento di Scarlino – La Huntsman è una multinazionale divisa in cinque divisioni e a breve una di queste, quella nel quale opera lo stabilimento di Scarlino, sarà scorporata in una nuova società che si chiamerà Venator. L’Ad rimarrà Francesco Pacini e la nuova società sarà partecipata al 40% dalla Huntsman Corporate. Nello stabilimento di Scarlino, nato nel 1972, è l’unico produttore in Italia di biossido di titanio con 450 dipendenti (250 diretti e 200 nell’indotto), con sei milioni di investimenti e 9 milioni di spese di manutenzione ogni anno.

Biossido di titanio e gessi rossi – I gessi rossi vengono prodotti come scarto durante la produzione del biossido di titanio. In particolare la loro produzione avviene dopo la fase di filtrazione e lavaggio. Dall’acido diluito che rimane dalla lavorazione si ottengono da un lato i sali di ferro e poi il solfato ferroso, mentre dall’altro i gessi. Gli elementi, cioè i metalli (per esempio manganese), presenti nei gessi sono gli stessi che sono presenti nel minerale che viene utilizzato all’inizio del processo di produzione.

«La nostra società è convinta – ha detto Francesco Pacini, amministratore delegato dell’Huntsman – che non si possa andare avanti nella produzione del biossido se non si risolve il problema degli scarti della lavorazione: un problema che però non può essere affrontato solo con un’unica grande soluzione, ma con più azioni. Se non ci riusciamo naturalmente lo stabilimento sarà costretto a chiudere perché deve comunque operare in un regime di concorrenza e di mercato».

«Il biossido di titanio può essere prodotto come facciamo noi “via acido” o con un processo “via cloro”. In questo caso è vero che vengono prodotti meno gessi, ma visto le quantità in gioco questi tipi di impianti sono classificati come ad alto rischio per la normativa Seveso. Il nostro stabilimento di Scarlino ha un impatto ambientale minore».
Durante i lavori è intervenuto anche Alessio Cappellini, responsabile Salute e sicurezza dello stabilimento Huntsman. «I gessi sono classificati come rifiuto speciale non pericoloso e la normativa stabilisce che possono essere utilizzati anche per i ripristini ambientali a determinate condizioni».

Tra i relatori sono intervenuti Paolo Ghezzi (Scuola superiore Sant’Anna di Pisa) esperto esterno nominato dalla Regione e Roberto Barocci (Forum Ambientalista).

Poi nella seconda parte dell’incontro i dieci tavoli formati dai cittadini presenti hanno elaborato una serie di domande per gli esperti intervenuti. Tutte le domande presentate saranno poi pubblicate sul sito internet del dibattito con le relative risposte.

Il Dibattito pubblico si concluderà il prossimo 20 giugno. I prossimi incontri sono in programma martedì 23 maggio (“Come si ripristina con l’uso dei gessi”) e mercoledì 14 giugno, “Quali criteri per orientare la scelta del sito”. Sul sito di Open Toscana saranno disponibili nei prossimi giorni i video dell’incontro di oggi è in futuro degli altri previsti.

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