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#tiromancino: Da Stamina ai vaccini, passando per inceneritori e pini. Avanza la delegittimazione irrazionale della scienza

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Lasciamo perdere le scie chimiche, anche se frequentare il sito internet sciechimiche.org è un’esperienza letteralmente esilarante (leggere per credere l’articolo “Controllo mentale Monarch: le sue origini e le tecniche di manipolazione”). Però i comportamenti sociali antiscientifici e acritici stanno diventando un fenomeno davvero preoccupante: secoli d’illuminismo e razionalismo in ritirata di fronte all’avanzata di emotività, cialtroneria e pseudoscienza.

Intervistata dal direttore de La Repubblica Mario Calabresi, la scienziata, biologa e senatrice a vita Elena Cattaneo, riferendosi agli anti vaccinisti, ha chiarito la questione: «il nostro è un cervello emotivo che fa fatica a convivere con la scienza. La scienza ci strappa via le emozioni e ci porta a dover accettare la nuda realtà che tutti vorremmo fosse diversa». Il più classico degli atteggiamenti illogici, e antiscientifici, è quello di chi giudica solo in base alla propria esperienza, traendone conclusioni universali. L’extracomunitario che conosco è uno spacciatore; tendenzialmente gli extracomunitari sono tutti spacciatori. Quel siciliano è mafioso; i siciliani sono sinonimo di mafiosità. E così via.

Tutto è complicato dalla comunicazione amplificata e diretta garantita dai social network, che semplificano la propalazione di bufale parascientifiche e fake news. Un universo parallelo abitato da tanti maestri Yoda e Sai Baba che ne scrivono di tutti i colori, facendo proseliti nella vasta platea degli analfabeti funzionali che bazzicano il web. Epitome, sintesi, della refrattarietà al raziocinio e alla laicità.

E tuttavia il deficit non sta nel mezzo, i social media, ma nello sguardo di chi li utilizza. Walter Quattrociocchi, coordinatore del laboratorio di Scienze sociali computazionali all’Imt di Lucca, dopo aver analizzato 376 milioni di utenti di 926 pagine facebook di testate giornalistiche, ha concluso che «siamo portati a selezionare le informazioni che confermano le nostre convinzioni e a scartare tutto il resto» (Il Tirreno del 9 aprile). Si tratta di un fenomeno che gli studiosi chiamano “esposizione selettiva”, per il quale – argomenta Quattrociocchi – «l’utente tende a polarizzarsi, a concentrare l’attenzione su pochissime fonti di informazione e a non cambiarle mai». E ancora: «si creano gruppi d’interesse attorno a narrative condivise, all’interno dei quali informazioni coerenti vengono acquisite anche se false: le chiamiamo “camere dell’eco”». Stephen Hawkings, geniale astrofisico inglese colpito dalla Sla (sindrome laterale amiotrofica) è stato molto più icastico: «siamo nel bel mezzo di una rivoluzione globale contro gli esperti».

E infatti il problema di fondo sta proprio nell’arrogarsi il diritto di poter ignorare ogni presidio di autorevolezza, in particolare scientifica, saltando a pie’ pari le gerarchie della competenza. Il che ovviamente non può, né deve, avere come esito quello di non poter mettere in discussione l’autorità costituita. Solo che andrebbe fatto secondo i crismi della razionalità e del rigore scientifico. Atteggiamento laico che bisognerebbe coltivare anche di fronte a temi delicatissimi e con forte presa emotiva, come nel caso dei problemi di salute.

Quello che ad esempio è successo in passato con la paventata, e mai dimostrata, correlazione tra autismo e vaccini trivalenti sembra non aver insegnato niente. La truffa, poi smascherata, che nel 1998 organizzò il medico inglese Andrew Wakefield, ha continuato negli anni a generare mostri figli del sonno della ragione. E oggi rischiamo di ripercorrere la stessa strada con l’anti vaccinismo parascientifico, i famigerati no-vax, nei confronti delle vaccinazioni contro morbillo, epatite o papilloma virus. Oltretutto assecondato da schegge impazzite della politica nazionale, regionale e locale, all’insegna dello ‘scilipotismo’ condito di nozioni mediche maccheroniche.

Unica consolazione la recente controffensiva che ha visto la radiazione dall’ordine dei medici del no-vax Roberto Gava, o il Consiglio di Stato che ha sancito la legittimità dell’obbligo dei vaccini per l’accesso agli asili. Stabilendo implicitamente che il tribunale di ultima istanza sono studi clinici e farmacovigilanza, non gli apprendisti stregoni.

Senza scomodare i vaccini, tuttavia, lo stesso atteggiamento antiscientifico è declinato in salsa locale in vari modi. La contrapposizione all’inceneritore di Scarlino, al netto delle legittime obiezioni procedurali, è figlia di una guerra ideologica – ascientifica – contro un metodo di smaltimento dei rifiuti e produzione di energia elettrica praticato in tutto il mondo avanzato. Con impianti iper controllati e testati, il cui livello d’inquinamento è stato dimostrato essere enormemente inferiore a quello degl’impianti di riscaldamento o delle automobili.

Altri esempi. Le mobilitazioni contro la chiusura dei piccoli punti nascita, nonostante la letteratura scientifica ritenga inadeguati quanto a requisiti medico/assistenziali, di sicurezza per nascituri e mamme, nonché di sostenibilità economica, quelli con meno di 1000 parti l’anno. Oppure i comitati per la salvaguardia dei pini in città, anche se le radici sfasciano asfalto, marciapiedi e fognature.

Comportamenti sociali privi di razionalità che propugnano l’obiezione di coscienza al buon senso come virtù civica, assurgendo a valore sovraordinato la sindrome di Nimby (not in my back yard). Con l’effetto di stravolgere l’ordine logico delle priorità, che dovrebbero essere: battersi per un efficiente sistema di controllo delle emissioni dell’inceneritore in atmosfera. Per una rete territoriale di presa in carico delle puerpere e poi dei neonati. Per individuare piante di alto fusto esteticamente adeguate e non dannose da sostituire i pini.

Anche se siamo nel 2017, forse è il caso di tornare ai fondamentali del “cogito ergo sum” del 1637, quando Il filosofo e matematico francese Renato Cartesio pubblicò il suo Discorso sul metodo. Preoccupato di codificare una strategia che aiutasse a discernere il vero dal falso, sia sul piano filosofico che nella vita pratica. Procedimento che, guarda caso, si basava sulla regola del “dubbio metodico”.

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