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Rifondazione critica la riforma della scuola: «Peggiora la situazione per disabili, personale Ata ed entrate in ruolo»

GROSSETO – «Per le future immissioni in ruolo dei docenti non si riconoscono le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato e si delinea un infinito percorso di quasi un decennio prima di entrare nella scuola, peraltro a stipendi infimi». Maurizio Buzzani della segreteria di Rifondazione comunista interviene sulla riforma della scuola «Il Parlamento ha dato parere favorevole agli otto decreti attuativi della legge 107 che, incurante della ampissima opposizione, il governo Gentiloni ha approvato definitivamente per chiudere nella gabbia della “cattiva scuola” renziana il personale della scuola».

«Per i diversamente abili – prosegue Buzzani -, si superano gli attuali limiti di studenti (20 per classe) e si mira a distruggere l’inclusione, si subordina il diritto al sostegno a logiche discriminanti di mero risparmio e si riduce il numero degli insegnanti di sostegno, con lo scopo di delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente. Negli istituti Tecnici, nei licei e in particolare negli Istituti Professionali si aggrava la centralità dell’”alternanza scuola-lavoro”, in una forma sfacciata di apprendistato gratuito. L’”alternanza” diviene addirittura materia di esame alla Maturità, per sostenere la quale è obbligatorio anche aver svolto gli assurdi quiz Invalsi, così come per l’esame di Terza media. La valutazione tramite quiz diventa più importante di quella effettuata dai docenti nel percorso scolastico».

«Si abbassa il livello della scuola dell’Infanzia pubblica, con il grave rischio per il personale di trasferimento nei ruoli degli Enti locali, creando caos gestionali in scuole primarie già sovraccariche di pesi e di ruoli – afferma -. Insomma, i decreti aggravano le disastrose brutture della legge 107, dal famigerato “bonus” per i docenti “meritevoli”, allo strapotere dei dirigenti, dalla truffa di un “organico di potenziamento” utile solo a ingigantire il demansionamento e la conflittualità tra docenti, ai ricatti pesanti sulla mobilità e sull’organico triennale, fino all’obbligo di “un’alternanza scuola-lavoro” che mescola l’apprendistato gratuito ed inutile con la cialtroneria di accordi con aziende “amiche” che risparmiano sul personale (“scuola-bottega”)».

«Nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica, il ruolo dei docenti è ridotto ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare, flessibili e disponibili a una sempre più cialtrona “scuola-azienda”. Nel contempo, gli otto decreti attuativi aggravano ulteriormente la condizione di lavoro degli ATA (amministrativi, tecnici, ausiliari): in particolare, ai collaboratori scolastici viene imposto anche l’obbligo delle “mansioni di cura” per i disabili ed un ulteriore carico di lavoro – conclude Buzzani – del tutto estraneo alle loro qualifiche».

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