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Federica, un angelo con il pancione: «Così ho salvato una vita a venti giorni dalla nascita di mio figlio»

GROSSETO – Federica Parricchi ha da sempre una grande passione: la pallavolo. E da più di otto mesi ha anche un grande amore, ormai pronto a nascere: tra 20 giorni il piccolo Marco uscirà dalla sua pancia.

Lunedì il destino ha voluto che questa passione e questo amore si unissero trasformandola in un angelo con il pancione. Durante gli allenamenti della rappresentativa Uisp di pallavolo, della quale Federica è allenatrice, un uomo si sente male a bordo campo: è il babbo di una delle ragazze che allena. La palestra del liceo scientifico, in piazza Etrusco Benci, diventa un contenitore di paura. Tutti vorrebbero fare qualcosa, ma la realtà non è un film: solo chi sa come muoversi può essere d’aiuto, con la vita delle persone non si può improvvisare.

“Ovviamente all’inizio c’era il panico – racconta Parricchi – stavamo facendo la classica partitella quando questa persona si è accasciata a terra. Tutti si sono avvicinati cercando di aiutarlo, ma sapevo che ero io a dover agire. Io, assieme a Fabio Sembiante (l’altro allenatore della rappresentativa Uisp, ndr). Abbiamo fatto il corso per l’uso del defibrillatore per questo, per essere pronti nel malaugurato caso in cui una situazione come questa dovesse verificarsi. Ecco, io finisco il tempo tra venti giorni, diciamo che non mi sarei aspettata di doverla fronteggiare proprio adesso”.

“E’ stato proprio Fabio, aspettando l’arrivo del 118 – ricorda Federica – a prestare i primi soccorsi all’uomo, praticando il massaggio cardiaco. Poi è toccato a me con il defibrillatore. Dentro il mio cuore pensavo che non ce l’avrei fatta, non in questa situazione, non con questa pancia, ma non c’era alternativa. Dovevo farlo, ero lì per questo. Ho seguito il corso tre anni fa, poi ho fatto l’aggiornamento, ma un conto è imparare su un manichino, un conto è avere di fronte una persona in carne e ossa. Però dovevo provarci. Poi a un certo punto non ricordo più niente, non ricordo di come siano andate le cose. Credo che l’adrenalina mi abbia guidato e mi abbia permesso di fare bene quello che ho imparato a fare. Si può dire che sia andata bene: quando è arrivata l’ambulanza l’uomo era cosciente. Ci hanno detto che siamo stati bravi, calmi e sereni. Ripeto: io non ricordo nulla”.

Sono passati diversi giorni, ma è difficile togliersi dalla testa e dal cuore questa esperienza. “Confesso che quella notte non sono riuscita a dormire – sorride Federica – ho parlato sia con sua moglie che con sua figlia, entrambe mi hanno ringraziato tantissimo. Spero di poterlo andare a trovare presto in ospedale. Se mi sento un’eroina? No, assolutamente no. Ho fatto solo quello che dovevo fare, quello per cui sono stata formata dalla Uisp, anche se ovviamente mi auguravo che non sarebbe mai stato necessario”.

E la pallavolo? E’ ora di una piccola pausa aspettando il bambino? “Ogni allenamento mi dico che è l’ultimo – risponde Federica – ma a un certo punto dovrò fermarmi davvero. Credo che entro Pasqua smetterò e mi dedicherò totalmente a mio figlio. Sì, avrò una storia in più da raccontargli. Gli dirò che la sua mamma ha salvato un uomo mentre stava per nascere”.

 

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