Cobas «Successo per lo sciopero in Maremma. 400 adesioni e 15 scuole chiuse»

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GROSSETO – «Dai dati definitivi dello sciopero, risulta che la Maremma ha partecipato in maniera significativa allo sciopero del 17 marzo scorso, indetto dai Cobas e dagli altri sindacati di base». A parlare per i Cobas Grosseto è Giuseppe Follino. «Da oggi non si dirà più che i maremmani dormono, poiché in Toscana la Maremma risulta terza per percentuale di adesioni, con quasi 400 colleghi, tra docenti e ATA, che hanno aderito allo sciopero. Superata solo da Pisa e Livorno, la provincia di Grosseto ha scioperato in percentuale superiore a tutto il resto della Toscana».

«Particolarmente significativa l’adesione del personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario): un collega ATA su cinque ha partecipato allo sciopero. Ciò ha determinato la chiusura di almeno 15 scuole, secondo i dati parziali in possesso dei Cobas. La protesta ha riguardato l’insieme degli otto decreti attuativi, da quello per il futuro reclutamento dei docenti che delinea un infinito percorso di quasi un decennio prima di entrare nella scuola, a quello sul sostegno, che eleva gli attuali limiti di studenti (20 per classe) in presenza di studenti “disabili”, mira a ridurre il numero degli insegnanti di sostegno, per delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente; da quello che aggrava la centralità dell’”alternanza scuola-lavoro” (forma sfacciata di apprendistato gratuito e inutile) resa addirittura materia di esame alla Maturità – proseguono i Cobas -, all’ulteriore rilievo dato agli assurdi quiz Invalsi, obbligatori per essere ammessi alla Maturità e all’esame di Terza media».

«Docenti ed ATA hanno chiesto anche la cancellazione del famigerato “bonus” per i docenti “meritevoli”, della chiamata/assunzione diretta dei docenti da parte dei presidi e del loro strapotere sull’organico triennale e sulla truffa di un “organico di potenziamento” che ingigantisce la conflittualità tra docenti; e in generale hanno denunciato l’ulteriore dequalificazione del lavoro degli insegnanti, sempre più “manovali culturali” tuttofare, a compimento di un ventennio di immiserimento – conclude – di una scuola degradata ad azienducola cialtrona, arruffona e clientelare».

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