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Psi: «Tra Unicoop e Mabro, Maremma sotto schiaffo della crisi»

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GROSSETO – «Il recente fallimento di Abbigliamento Grosseto, meglio conosciuta come Mabro, azienda storica della città e la recente crisi in cui si dibatte Unicoop Tirreno, che ha annunciato nei giorni scorsi oltre 600 lavoratori in esubero, sono la eclatante conferma della pericolosa china in cui si è incanalata l’economia del nostro territorio». Afferma la commissione Lavoro del PSI di Grosseto presieduta da Gianni Baiocco.

«Il mondo del lavoro e l’economia del nostro territorio sono stati colpiti di recente da due eventi che avranno ricadute pesanti sia per i lavoratori e le loro famiglie sia per l’attività economica nel suo complesso – prosegue la nota -. Il PSI di Grosseto ritiene che al di là della doverosa, ma in fondo fine a se stessa, solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici coinvolti, minacciati di trovarsi senza lavoro e senza fonti di reddito, si debba attivare una seria iniziativa politica per trovare da un lato una soluzione, meno penalizzante possibile per le maestranze, dall’altro individuare e incentivare nuove iniziative imprenditoriali sul territorio, che rilancino l’occupazione».

«La ex Mabro, anche se fallita, potrebbe essere rilevata da qualche soggetto imprenditoriale del settore, ora che è molto più libera da vincoli di natura economica e normativa. Ci sono ancora maestranze di grande professionalità e attrezzature, che seppure ormai vecchie, possono essere appetibili per chi voglia tentare un rilancio, seppure graduale – afferma il Psi -. Confidiamo nell’iniziativa del curatore da Carri, ma crediamo che anche un interessamento della Regione Toscana possa aiutare la ricerca di imprenditori disposti ad investire per rilanciare il marchio Mabro ed assicurare un futuro se non per tutte, almeno per una parte delle lavoratrici, che al termine dalla cassa integrazione saranno licenziate».

«Altrettanto seria è la situazione di Unicoop Tirreno: abbiamo appreso le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dell’azienda in merito ad un gravoso progetto di ristrutturazione, tuttavia riteniamo che si possano e si debbano individuare margini di trattativa. Non entriamo nel merito delle possibili soluzioni, che sono demandate alle organizzazioni sindacali, quali l’incentivazione delle uscite volontarie e verso la pensione, la rivisitazione dei contratti aziendali, la mobilità interna, ecc… riteniamo tuttavia che l’impegno maggiore vada profuso per la difesa dell’occupazione degli oltre 600 lavoratori a rischio. Invitiamo pertanto le parti (azienda e rappresentanze sindacali) ad incontrarsi in un franco e, si spera, produttivo confronto. Importante è anche il mantenimento dei punti vendita, che sono per alcune realtà un servizio quasi indispensabile, pur salvaguardando la redditività dell’impresa. Su questi problemi il PSI è disponibile ad impegnarsi per richiedere, insieme alle altre forze politiche cittadine, un incontro alla Regione Toscana, per esaminare – conclude – tutte quelle iniziative che possano facilitare la risoluzione di queste due emergenze economiche ed occupazionali».

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