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Lettera a prefetto e questore: «Bloccate le autorizzazioni a CasaPound, sono “fascisti del terzo millennio”»

GROSSETO – «Revocate le autorizzazioni per l’apertura della sede di CasaPound». Undici associazioni scrivono a prefetto e questore per chiedere di fermare l’inaugurazione della sede di CasaPound in città. La formazione politica di estrema destra infatti sabato si insedierà ufficialmente in Maremma con una propria sede e per per salutare questa giornata arriverà a Grosseto anche il vicepresidente nazionale del partito. Non una scelta casuale quella di puntare sulla città toscana visto che CasaPound a Grosseto può contare anche su un consigliere comunale eletto, Gino Tornusciolo, presidente dell’associazione La Deceris. E Tornusciolo sarà uno dei responsabili del partito a livello locale.

Ma l’arrivo di CasaPound in città non piace a tutti, tanto che undici associazioni hanno deciso di scrivere ai massimi rappresentanti delle istituzioni e dell’ordine pubblico per fermare questo insediamento.

Le associazioni sono: Anpi, Arci, Cgil, Attac, Libertà e Giustizia, Comitato provinciale per la difesa della Costituzione, Agende rosse – circolo Peppino Impastato, Circolo Arci Khorakhané, Rete degli studenti medi, Associazione “La Martinella”, Centro donna, Festival resistente.

«Le scriventi Associazioni, operanti in città e in tutta la provincia, tramite questa lettera aperta manifestano alle SS.VV la loro preoccupazione per l’imminente apertura a Grosseto della sede di Casa Pound e rispettosamente chiedono la riconsiderazione delle autorizzazioni verosimilmente già concesse. Infatti, gli aderenti a quella organizzazione chiaramente si definiscono “i fascisti del terzo millennio”, cosi dichiarando di essere i prodromi di quel partito la cui ricostituzione “sotto qualsiasi forma” è vietata dalla Costituzione della Repubblica».

«Le leggi garantiscono la libera espressione del pensiero: e questo diritto dei cittadini noi l’abbiamo sempre difeso e sempre lo difenderemo, facendone uno dei principali motivi della nostra stessa esistenza. Ma il fascismo non è stato e non è pensiero: è piuttosto violenza criminale. Chiunque non lo abiuri, ma addirittura lo rivendichi, si pone fuori dalla Costituzione; e l’esercizio da parte sua dei diritti politici e di cittadinanza da essa sanciti è per noi quantomeno discutibile. D’altronde, il volontariato sociale del quale immancabilmente si gloriano, per dotarsi di una certa rispettabilità, è vanificato dal fatto che l’ideologia cui si richiamano nega in radice la dignità della persona umana».

«Per questo pensiamo che sarebbe bene che le iniziative da essi promosse non fossero valutate dalle Autorità una per una, ma venissero considerate nel contesto del crescente attivismo della destra estrema, il quale, anche nel grossetano, ci consegna un quadro inquietante che sarebbe pericoloso sottovalutare. Contempla le bravate contro gli immigrati (tanto per dimostrare la sensibilità di quegli attivisti verso i più deboli!), la convocazione di conferenze, presentazione di libri e dibattiti finalizzati alla riabilitazione del fascismo, la richiesta di intitolare a Balbo una via o piazza a Orbetello. Certe manifestazioni nella nostra storia sono state tollerate, ritenendole folklore: sappiamo come è andata a finire! Anche allora c’erano, sia pure in forma diversa, la crisi economica e il discredito della politica: produssero una forte spinta populista che reclamò l’uomo forte».

«Non vogliamo fare allarmismi, ma sottolineare la delicatezza del momento e la necessità di una presenza vigile da parte dello Stato democratico e antifascista. Sicuramente la legislazione posta a contrasto del fascismo non è più adeguata alla temperie attuale, e abbisogna di una profonda riforma. Di questo ci occuperemo nei prossimi giorni, chiedendo che a una più efficace repressione si accompagni quella prevenzione che solo la rapida e migliore soluzione dei problemi sociali del nostro Paese può garantire».

 

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