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Costo del grano, Coldiretti attacca: «Basta speculazioni che mettono in ginocchio i produttori»

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GROSSETO – “Non possono essere più tollerate speculazioni come quelle che hanno determinato il crollo dei prezzi del grano al di sotto dei costi di produzione”. Così Andrea Renna, direttore di Coldiretti Grosseto, commenta i lavori dell’iniziativa che Coldiretti ha organizzato a Siena per fare il punto sull’importante comparto.

“Come stiamo ricordando nelle assemblee e negli incontri di sezione che si stanno svolgendo in queste settimane in Maremma – aggiunge Renna – in pericolo non ci sono solo la produzione di grano duro e la sopravvivenza delle aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio a rischio desertificazione che verrebbe stravolto ad iniziare dal paesaggio maremmano con una perdita di un valore aggiunto per l’intera provincia”.

Gianluca Lelli, Capo Area Economica Coldiretti Nazionale, ha affrontato i paradossi del mercato del grano dichiarando come “non sia possibile pagare di più il grano importato spacciandolo per grano di qualità migliore quando questo non è assolutamente vero”. Lelli ha auspicato migliori controlli sui flussi di importazione a cominciare dai porti. “Bisogna smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano – ha aggiunto ancora Renna che con una delegazione ha preso parte ai lavori – in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo ed in un momento nel quale per acquistare un caffè occorrono 5 chili di grano”.

“Siamo soddisfatti del percorso avviato con lo schema di decreto firmato dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per rendere obbligatoria l’indicazione di origine del grano utilizzato per la pasta – ha sottolineato il presidente di Coldiretti Grosseto Marco Bruni – restiamo in attesa dell’ok definitivo da parte di Bruxelles. E’ altresì importante dare il via ai contratti di filiera con la sinergia del Consorzio Agrario ma si deve lavorare per dare certezze al settore dando anche fiducia ai tanti giovani che vogliono continuare a produrre e farlo guardando alla qualità ma con una remunerazione adeguata”. La possibilità di dare giusto valore al grano del nostro territorio passa per la costruzione di una filiera locale che sia in grado di garantire un prezzo in linea con i costi di produzione, con una indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta.

I NUMERI
La cerealicoltura è uno dei pilastri dell’agricoltura regionale e anche dell’industria agro-alimentare. La superficie coltivata (circa 160.000 ettari, gran parte dei quali nelle province di Siena e Grosseto, seguite da Pisa e Arezzo) rappresenta il 5,5% del totale nazionale, e sono ben 17.000 le aziende interessate di cui circa 600 interamente biologiche.
Tra i cereali prodotti in Toscana al primo posto c’è il frumento duro (cui sono dedicate oltre 90.000 ettari, oltre metà delle superfici), seguito da frumento tenero (oltre 20.00 ettari), orzo (18.000), mais (16.000), avena (10.000). La produzione regionale di grano si attesta intorno ai 3,6 milioni di quintali annui.

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