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Il Psi: «Sulle acciaierie di Piombino siamo piccoli: dividersi in un gioco di colpe sarebbe fatale»

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FOLLONICA – “Se c’è una cosa sola che la politica locale non possa permettersi di fare sulla vicenda delle acciaierie di Piombino è quella di dividersi in un gioco di colpe e di responsabilità. Non solo perché servirebbe a poco, ma perché dobbiamo avere l’onesta intellettuale di ammettere che il territorio rappresenta un potere troppo piccolo per contrapporsi ad altri di livello nazionale ed internazionale”. Anche il Psi di Follonica interviene sulla questione”.

“Cevital, banche, governo centrale sono gli attori principali per provare a portare a compimento un piano industriale che ancora non si vede – spiega il Psi – Dal canto nostro dobbiamo sollecitare impresa e governo affinché il piano di rilancio delle acciaierie venga presentato quanto prima. Un’attività di stimolo costante se non addirittura asfissiante. Parallelamente, occorre aprire un ragionamento ampio sui destini occupazionali ed economici del golfo di Follonica: la grande industria (almeno quella che abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa) non potrà mai più assorbire migliaia di lavoratori per periodi lunghissimi. Diversificazione è la parola d’ordine che da una parte riparta dall’industria tutelando gli attuali impianti ed apra a nuovi investimenti industriali capaci di creare occupazione permanente e dall’altra, sulla scia di quello che Piombino sta cercando di fare in maniera meritoria, faciliti nuove imprese in settori che vanno dal turismo all’agro alimentare, dall’itticoltura all’artigianato”.

“Non esistono ricette perfette ma appare – si legge ancora nella nota del partito – evidente che impostare i destini di un territorio intorno ad un solo settore nel medio lungo periodo è penalizzante. Nel frattempo c’è un arco temporale di medio periodo da superare tutelando con tutti gli strumenti e gli ammortizzatori che la legge prevede tutti quei lavoratori che ad oggi stentano ad avere una prospettiva occupazionale immediata e per la quale occorre investire in percorsi formativi di qualità. Anche la piana industriale del Casone non è esente da un ragionamento similare. Occorre pertanto ridisegnare la prospettiva di questo territorio superando culture e mentalità un pò assistenzialiste il cui mito stenta a terminare”. E comprendere che per attrarre investimenti dobbiamo colmare un gap infrastrutturale abissale tra noi e le aree più industrializzate del paese”.

“Infine – conclude il Psi – mentre ci accapigliamo sull’autostrada tirrenica le imprese non posso scendere in stazioni ferroviarie che non vedono più fermarsi i treni.  Per il resto da 25 anni a questa parte non si hanno tracce di politiche industriali ed energetiche degne di nota che traccino lo sviluppo della nostra nazione e si continua a ritenere (erroneamente) l’intervento dello Stato nell’industria come il male assoluto”.

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