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Codice del vino, approvata la legge. Sani: «strumenti importanti per la filiera»

Sani: «ora la filiera ha a disposizione strumenti innovativi all’insegna della semplificazione. Primi adempimenti con nuove regole, scatteranno già dal gennaio del 2017»

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GROSSETO – Approvata in via definitiva in sede legislativa dalla Commissione Agricoltura della Camera la Legge “Testo Unico del vino”, che ormai necessita solo della firma del Capo dello Stato per diventare operativa.

«Esprimo una grande soddisfazione per il risultato raggiunto dopo un lungo e condiviso lavoro in Commissione Agricoltura. Si è trovata – dichiara l’on Luca Sani, presidente della XIII commissione Agricoltura – una giusta sintesi politica e normativa partendo da due testi a firma mia e dell’On. Oliverio, grazie anche al lavoro del relatore On. Fiorio. Il nostro Paese è il primo al mondo a dotarsi di uno strumento completo e organico che norma un settore, come va considerato il vino, strategico per l’economia nazionale, con un fatturato che supera i 10 miliardi di euro, metà dei quali ricavati delle esportazioni. Anche grazie a questo passaggio il vino italiano acquisterà maggiore competitività sul mercato interno e internazionale. Inoltre, la definizione del vino come patrimonio culturale nazionale apre la strada ad altre iniziative, anche di carattere legislativo, sul piano della formazione, della conoscenza e della valorizzazione delle produzioni e dei luoghi di origine.

Quest’ultimo passaggio parlamentare – sottolinea il presidente Sani – dà operatività ad una legge attesa da tutta la filiera, che ora ha la possibilità d’iniziare l’anno nuovo con  regole inedite e semplificate. A partire dai primi adempimenti relativi alla corretta gestione per il mercato delle produzioni Dop e Igp, con la possibilità, ad esempio, di destinare il 20% della sovrapproduzione ad un altro vino a Doc o Igt.
Molte altre le innovazioni introdotte dal Testo Unico, che semplificano la vita alle aziende. Come nel caso dell’utilizzo delle denominazioni geografiche ed etichettatura che dà la possibilità di indicare il nome di una Dop/Igp più grande di quella del vino imbottigliato, per cui, ad esempio, in un’etichetta di “Barolo” potrà essere citata la Doc Piemonte al fine di indicare la collocazione territoriale della denominazione.
Sempre sull’etichettatura, grazie alle “disposizioni per l’utilizzo dei nomi di più varietà”, la seconda varietà indicata in etichetta come tipologia dovrà essere presente per almeno il 15%.
Altre semplificazioni di sistema riguardano la tenuta dei registri del settore vitivinicolo in forma dematerializzata già a partire dal 1° gennaio 2017; il registro unico dei controlli ispettivi; il coordinamento degli organi di controllo nei casi in cui un operatore è soggetto al controllo di diversi organi di certificazione sui vini a denominazione d’origine e indicazione geografica.
Infine – conclude Sani – una significativa novità è prevista per le analisi chimico-fisiche e organolettiche, semplificate per le Doc con produzione annua certificata inferiore a 10.000 ettolitri (esami organolettici mediante controlli a campione). Così come ci sono molte misure che riguardano la tutela della qualità delle produzioni e la lotta alle contraffazioni».

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