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Licenziamenti porto Scarlino Cgil «Incapacità manageriale» il Comune «Inaccettabili»

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SCARLINO – «Le motivazioni e il modo con cui l’azienda ha gestito questo passaggio così doloroso, dimostrano per l’ennesima volta il completo disinteresse della Scarlino yacht service di proprietà di Ferragamo per le maestranze impiegate». È particolarmente duro Furio Santini della segreteria Fiom provinciale della Cgil quando commenta il licenziamento di alcuni lavoratori al porto di Scarlino. «La comunicazione dell’avvio delle procedure di licenziamento è stata fatta direttamente ai tre lavoratori interessati senza il coinvolgimento del sindacato e senza l’apertura di un tavolo di trattativa alla ricerca di una soluzione comune».

«Il comunicato stampa dell’azienda è stato emesso in contemporanea alla comunicazione ai lavoratori e le famiglie hanno appreso la notizia ancor prima di poter parlare con i propri congiunti – prosegue Santini -. Le maestranze del cantiere hanno sempre lavorato in maniera sinergica, svolgendo ruoli e mansioni al di fuori della propria qualifica quando era necessario supportare altri reparti con un carico di lavoro maggiore e nessuno si è mai lamentato od opposto nonostante continui demansionamenti necessari a colmare picchi di produzione».

«Due dipendenti coinvolti nelle procedure di licenziamento erano stati oggetto di tre provvedimenti disciplinari a testa nell’arco di due mesi, gli stessi procedimenti impugnati dal sindacato e dai lavoratori si sono risolti davanti all’ispettorato del Lavoro in un nulla di fatto, addirittura per due contestazioni l’azienda ha rinunciato al dibattimento dimostrando palesemente la nullità delle sanzioni, erogate esclusivamente per mettere in difficoltà e intimidire i lavoratori. Il cantiere di Scarlino è il punto di riferimento per l’assistenza e i servizi post-vendita alle imbarcazioni del cantiere Nautor di proprietà di Ferragamo, conosciute in tutto il mondo per l’altissima qualità del prodotto finale e necessitano di una manodopera formata e altamente qualificata».

«La pessima situazione finanziaria è stata ulteriormente aggravata lo scorso anno da un management scelto direttamente dai vertici aziendali che era stato presentato come il salvatore della patria, invece in un anno ha creato una falla finanziaria peggiore della somma dei nove anni precedenti, con delle scelte e una gestione aziendale talmente incomprensibili da alimentare il sospetto che il vero incarico fosse proprio quello di creare i presupposti per una serie di licenziamenti». Continua la Fiom Cgil.

«In un’azienda in cui il reparto operativo è costituito da una forza lavoro di nove persone sono presenti ben sei persone con incarichi amministrativi che non sono mai stati coinvolti nelle procedure di licenziamento. Prima di questo tentativo sono state fatte alcune modifiche ai contratti amministrativi per far scendere il numero dei dipendenti al di sotto delle 15 unità ed avere quindi le mani libere nelle procedure di licenziamento. E’ possibile pensare che in questa azienda il direttore, il capo cantiere e due project manager non siano assunti direttamente dall’azienda gravando finanziariamente senza però apparire nell’organigramma della stessa? Questi licenziamenti sono il risultato di una incapacità manageriale, le difficili condizioni del mercato della nautica si superano con un’altissima qualità del servizio offerto per i quali servono persone preparate e competenti invece dei processi di epurazione. Per noi – conclude Santini – non finisce qui… non ci arrendiamo».

E sulla vicenda interviene anche il Comune di Scarlino, che «nell’esprimere solidarietà ai lavoratori della Marina di Scarlino, ritiene inaccettabile che ancora una volta siano loro a pagare le discutibili scelte societarie, oltre alla crisi generale che coinvolge il Paese, con particolare riferimento alla cantieristica legata alla nautica».

«Il cantiere del Porto di Scarlino riveste un’importanza fondamentale nel tessuto socio-economico del nostro territorio – prosegue l’amministrazione – e merita che vengano apportati gli opportuni correttivi alla gestione delle attività non con il licenziamento dei lavoratori ma attraverso investimenti e piani aziendali strategici che vadano nella direzione di una migliore e consolidata qualità del servizio e del mantenimento dei livelli occupazionali».

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