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#tiromancino: è scoppiata una guerra, la guerra del sudicio

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La guerra del “sudicio” che si va delineando, sarà una guerra sporca.

Inutile esercitarsi sugli esiti dell’inchiesta sull’affidamento a Sei Toscana della gestione del ciclo integrato dei rifiuti da parte dell’Ato Toscana sud. Chi vivrà vedrà.

È già chiaro, però, che la politica non perderà occasione per dare il peggio di sé. Non tanto per il gioco delle parti che scatta puntuale come il riflesso di Pavlov. Ma perché difficilmente coglierà l’attimo per fare un’analisi di ciò che davvero non funziona, aldilà di eventuali responsabilità penali.

Questa vicenda potrebbe insegnare tante cose, invece.

Intanto, lapalissiano, se chi controlla – l’Ato rifiuti composto dai Comuni – è parte in causa nelle società di gestione partecipate dagli stessi Comuni, è fatale che si creino intrecci consociativi che possono aggirare le regole di mercato. In Toscana, come in molte altre parti d’Italia, si è pensato che il sistema si sarebbe autoregolato e ora il conto rischia d’esser salato. Patetici quelli che oggi fanno finta d’essere stati da un’altra parte e prendono le distanze per cavalcare l’onda.

Poi andrebbe smascherata l’altra grande ipocrisia che governa il mondo del sudicio. La raccolta differenziata costa parecchio. Non è vero che esiste un’opzione “rifiuti zero” e gl’inceneritori, che inquinano molto meno di quasi tutti gli altri impianti industriali, servono eccome al sistema per smaltire in modo efficiente gli scarti del ciclo. Altrimenti succede come in lucchesia, dove – rifiutato l’inceneritore – per smaltire fanghi e pulper (0,5 kg per chilo di carta riciclata prodotto) dell’industria cartaria, hanno pensato bene di spargere tutto nei campi di un po’ di aziende agricole delle colline pisane. Coi Carabinieri del Noe che non l’hanno considerata una buona pratica agronomica.

D’altra parte, in questo neghittoso Paese, i rifiuti solidi urbani sono un problema relativo. Di tutto il sudiciume prodotto in Italia, infatti, i rifiuti speciali sono 150 milioni di ton/anno, mentre quelli urbani solo 30 (1/5 del totale). In Toscana siamo in linea: a fronte di 11 milioni di ton/anno di speciali, i rifiuti solidi urbani sono 2,1. E va da sé che gli speciali sono di gran lunga quelli più inquinanti.

Ragionando razionalmente, senza pregiudizi, si scoprirebbe anche che la raccolta differenziata non si sostiene economicamente in nessun modo. Perché solo in Italia insieme ai materiali che hanno un valore economico si devono raccogliere anche materiali che non ne hanno nessuno. Come ad esempio le plastiche eterogenee, che in Europa non vengono differenziate ma vengono bruciate per produrre energia. Oltretutto senza scandalo!

Qualcuno quindi, certi costi li deve sostenere. Non è un caso, dunque, se il protocollo Anci-Conai si chiama “Accordo Anci-Conai per i maggiori oneri della RD”. Per cui, ad esempio, se si facesse il 100% di raccolta differenziata (RD) + umido + imballaggi (che sono comunque circa il 15% di tutti i rifiuti) si dovrebbe comunque pagare, ad esempio, per smaltire l’umido e per i materiali che non hanno valore come le plastiche eterogenee. En passant: conferire una tonnellata di frazione umida costa 85/100 euro a tonnellata, ma il compost che ne viene ricavato è venduto a 1 euro/tonnellata o poco più.

Tutto questo per dire che magari sindaci e assessori all’ambiente – che finora hanno delegato snobbando le competenze gestionali – farebbero meglio a non inseguire gli ambientalismi da salotto con soluzioni estemporanee. Come zone di conferimento rifiuti “politicamente omogenee”, autarchia di singoli Comuni oppure fantascientifiche rescissioni di contratti prima che sia chiusa l’indagine in corso. Senza tenere conto di valutazioni industriali serie e fondate. Poiché il ciclo integrato dei rifiuti ha bisogno di una gestione industriale, all’insegna della compatibilità economica oltre che ambientale e sociale. E solo così si tuteleranno gl’incolpevoli cittadini.

Il problema, in questa prospettiva, non è tanto la dimensione territoriale dell’Ato rifiuti ma la qualità dei controlli e della programmazione. Che poco hanno a che vedere con le competenze della politica.

A voler essere ottimisti, si potrebbe dire con Mao Tze Tung che “grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è ottima”. Invece il lazzo è brutto, la demagogia impera e già dalle prime avvisaglie si capisce che quella del sudicio sarà una guerra brutta, sporca e cattiva.

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