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Disturbo d’ansia: a Grosseto il convegno del centro di psicoterapia cognitiva

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GROSSETO – Partecipazione e interesse venerdì scorso per il convegno “Non voglio andare a scuola! Cos’è il Disturbo d’ansia di separazione e come superarlo”, a cura del Centro di Psicoterapia Cognitiva di Grosseto.

Il convegno, rivolto a genitori, nonni, insegnanti e personale coinvolto nel settore scolastico, è stato introdotto da Luisa Demelas, medico di neuropsichiatria infantile, nella sala Mirto Marraccini della Banca della Maremma. I relatori, psicologi psicoterapeuti, hanno presentato casistiche diversificate in base all’età e alle fasce scolastiche.

Pamela Calussi si è occupata di descrivere le varie problematicità che è possibile riscontrare durante l’inserimento al nido, nella primissima infanzia, quando ovviamente è più facile assistere a disturbi di ansia dovuti alla separazione dai genitori, riferibili agli stili e ai patterns di attaccamento.

Francesco Baccetti ha illustrato la tematica dal punto di vista della scuola d’infanzia, tra teoria dell’attaccamento di Bowlby e teoria della mente di Baron-Cohen, analizzando anche la funzione del gioco simbolico e dell’oggetto transazionale, ma anche dell’importanza di fornire una “struttura” base per evitare l’insorgere di manifestazioni di ansia la mattina al momento della separazione o nel passaggio dal nido al primo anno di scuola d’infanzia. Tuttavia, anche procedendo verso altri gradi scolastici è possibile ritrovare gli stessi disturbi di ansia con le stesse sintomatologie, non più dovuti a fasi normali di distacco e inserimento dell’ambiente scolastico per la prima volta, ma ad aspettative e ad atteggiamenti anche involontari dei soggetti coinvolti (genitori e bambini) che acutizzano e cronicizzano nel tempo il malessere.

Separarsi dal “caregiver” può causare ansietà “legittima” in tutte le fasce di età scolare e anche oltre, come ha ribadito Francesca Solito; i genitori devono tuttavia mostrarsi tranquilli e non trasmettere la loro irritazione, il loro disagio, la loro impotenza o la loro stessa ansia di rimando a quella dei figli. L’ansia, da normale meccanismo in grado di segnalare una situazione di pericolo reale o di pericolo frutto di pensieri, non deve diventare cronica a causa di reazioni non corrette, perchè è un meccanismo, appunto, del tutto naturale e legittimo sia nei bambini che negli adulti.

Ha diritto di esistenza e ha diritto di “definizione”, pertanto ai bambini deve essere spiegato di cosa si tratta, darle un nome, usare le favole per far capire loro che succede, che non capita solo a loro ma a tanti, e agli adulti devono essere dati chiarimenti ed indicazioni utili per non acutizzare i meccanismi dei figli. L’ansia può insorgere anche in età più adulta e per motivazioni scolastiche diverse. Cecilia Lombardo ha delineato le situazioni più esemplificative e frequenti nei ragazzi adolescenti delle scuole secondarie, come quelle causate da aspettative troppo alte e da successi o insuccessi scolastici che scatenano ansie da prestazione eccessive. Il malessere derivante favorisce le assenze scolastiche, in seguito alle quali è anche più complesso il reinserimento nell’ambiente scolastico o sociale, problema complesso e da non sottovalutare.

Giulia Paradisi ha trattato l’argomento riguardante il ruolo che hanno i familiari nella genesi e nel mantenimento del problema, ponendo l’accento sulla “responsività” e la “sensibilità” materna che evita l’insorgere di ansia da separazione, a differenza di atteggiamenti più distaccati e rigidi che non tendono a dare la giusta rilevanza alle manifestazioni di malessere evidenziati dai figli (mal di pancia, dolori, vomito, pianto, rabbia, ecc).Comportamenti genitoriali “ipercontrollanti” o “invalidanti”, sono fattori predisponenti che poi con i cosiddetti “fattori precipitanti” (un lutto, un trasloco, una malattia, ecc.) innescano meccanismi ansiogeni anche di grande portata e che dunque è bene scardinare al più presto.

Debora Pratesi, in conclusione di serata, ha pertanto offerto esempi concreti di parent training (formazione e terapia dei genitori) per contrastare l’invalidazione emotiva protratta nel tempo e descrivere situazioni reali frequentemente riscontrabili (TR)

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