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Strage Erasmus, il padre di Elena «Le hanno uccise di nuovo, ci hanno negato la verità»

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GAVORRANO – «Siamo tornati con il dolore al 20 marzo, all’inizio, un’altra volta. Le hanno uccise di nuovo.» Sono queste le parole di Gabriele Maestrini, il padre di Elena, il giorno dopo la decisione del giudice spagnolo di archiviare l’inchiesta sul procedimento penale dell’autista che guidava l’autobus su cui viaggiavano le studentesse Erasmus.

Gabriele Maestrini parla al plurale perché quando dice “noi”, non intende solo la sua famiglia ma anche gli altri genitori delle ragazze coinvolte nell’incidente mortale.

Ma il dolore, seppur condiviso, non diminuisce e in giorni come questi le domande sono tante, forse troppe. C’è, però, un aspetto che vuole chiarire subito: «Non vogliamo mettere alla gogna nessuno o qualche persona in particolare. Non si tratta di questo. Gli incidenti accadono e accadranno sempre. L’autista dovrà vivere per il resto della vita con la sua coscienza, anche questo non ci riporterà indietro le nostre figlie e lo sappiamo fin troppo bene, ma pretendiamo delle risposte.»

Gabriele e gli altri genitori puntano il dito contro un sistema non corretto, contro controlli insufficienti o inesistenti e condizioni di viaggio precarie. Parlano di studentesse italiane all’estero, di fiducia tradita, di giustizia omessa. «Non ci possono liquidare con le parole “rischio” o “viaggio low-cost”. Quelli sono viaggi in cui, al limite, si può accettare un rischio. Ma qui si tratta di un trasferimento di studenti del programma internazionale Erasmus, organizzato all’interno dell’Università di Barcellona da un’organizzazione affiliata ufficialmente.»

«Il concetto di sicurezza va alzato – ribadisce – ma è come se cercassero di insabbiare ogni responsabilità sull’accaduto. Ci sono troppi fattori insoliti che accompagnano la decisione di archiviazione.»

«Innanzitutto la scelta del giudice stesso, una persona alla prima esperienza e in carica da appena dieci giorni. Il giudice precedente, che fin dall’inizio si era occupato del caso, aveva addirittura chiesto una proroga di 18 mesi a causa della complessità delle dinamiche dell’incidente. Per motivi a noi ancora sconosciuti, a ottobre è stato sollevato dall’incarico e sostituito. Adesso, dopo soltanto dieci giorni arriva l’archiviazione. Com’è possibile?» Gabriele parla dei suoi dubbi sulla condotta delle indagini e del ruolo del giudice nuovo che non avrebbe nemmeno parlato con il conducente del pullman. «Ci è stato riferito che l’autista non è stato nemmeno interrogato. L’appuntamento era stato fissato per l’11 novembre dal giudice precedente e lo sapevamo, ma il procedimento è stato archiviato prima.»

I genitori non intendono arrendersi. Gabriele conferma, infatti, che presenteranno ricorso. Sono troppi i punti da chiarire, troppe le domande che attendono risposte, sulla gestione del tratto autostradale, fatalmente senza guardrail nel punto dove si schiantò l’autobus, o sulla società di trasporti affiliata all’Università di Barcellona e i loro controlli sui conducenti e mezzi.
«L’unica cosa che possiamo fare è cercare di fare in modo che non succederà più. Noi genitori siamo un gruppo compatto –conclude Gabriele Maestrini -. La decisione del Tribunale di Amposta è sconcertante, un colpo durissimo, una verità negata, ma andremo fino in fondo.»

Oggi i genitori rivivono nuovamente il dramma in tutta la sua immensità e con il tempo ogni dettaglio riemerge rafforzato anziché sbiadito. «Quella sera Elena ci chiamò a casa – ricorda Gabriele -, ci disse che era indecisa su come rientrare a Barcellona, avrebbe potuto approfittare anche di un passaggio in macchina. Decidemmo insieme che l’autobus era il mezzo più sicuro.»

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