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Referendum: 62 amministratori maremmani dicono Sì. Con loro 12 sindaci e 14 assessori. TUTTI I NOMI

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GROSSETO – Sono 62 in totale gli amministratori locali della provincia di Grosseto che hanno aderito al Comitato “Basta un sì”. Tra questi 12 sono sindaci, 4 vicesindaci, 14 assessori e 32 consiglieri comunale. Un piccolo “esercito” di amministratori ed eletti del centrosinistra con esponenti per la maggior parte del Pd, ma anche del Psi, indipendenti e di altri partiti.

Tutti insieme hanno dato vita al comitato per sostenere la scelta del Sì al referendum del 4 dicembre prossimo. «È una scelta importante – dice Lorenzo Mascagni, capogruppo Pd Grosseto, tra i primi firmatari del Comitato – quella del referendum. Noi crediamo che la riforma sia un passaggio fondamentale per il nostro paese e che possa portare benefici a tutti gli amministratori impegnati a livello locale».

A presentare il comitato nella sala del consiglio comunale di Grosseto, ci sono anche Luca Aldi, consigliere di Orbetello, Marco di Giacopo, Marilena Del Santo, Manuele Baratalucci, consiglieri di Grosseto, Pasquale Quitadamo, assessore di Scansano, e Federico Balocchi, uno dei sindaci che ha aderito al progetto. «Questa riforma costituzionale – ha detto Balocchi – è un passo in avanti per la semplificazione del processo legislativo e per la stabilità del nostro paese. Questo comitato a sostengo del Sì credo sia importante perché dimostra come per tanti amministratori la riforma è un cosa positiva anche per i Comuni e anche per la Maremma».

All’appello dei sindaci che rientrano nell’alveo del centrosinistra e che hanno aderito, mancano ad oggi Giancarlo Farnetani, Nicola Verruzzi, Miranda Brugi, Romina Sani e Carla Benocci.

Ecco tutti i nomi degli amministratori che hanno aderito al comitato “Basta un Sì”

Luca Aldi, consigliere comunale Orbetello
Andrea Aniceti, consigliere comunale Scansano
Gesuè Ariganello, consigliere comunale Follonica
Federico Badini, consigliere comunale Castel del Piano
Federico Balocchi, sindaco di Santa Fiora
Manuele Bartalucci, consigliere comunale Grosseto
Stefano Bechi, consigliere comunale Follonica
Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio
Andrea Benini, sindaco di Follonica
Giorgia Bettaccini, assessore Gavorrano
Alessandra Biondi, sindaco di Civitella Paganico
Marco Bottai, consigliere comunale Follonica
Barbara Catalani, assessore Follonica
Giorgio Catoni, consigliere comunale Roccastrada
Monica Cavicchioli, consigliere comunale Monterotondo Marittimo
Marco Cerboneschi, consigliere comunale Monteretondo Marittimo
Ciro Cirillo, consigliere comunale Grosseto
Alberto Coppi, consigliere comunale Castel del Piano
Roberto Creatini, assessore Monterotondo Marittimo
Giuseppe De Biase, consigliere comunale di Gavorrano
Marilena Del Santo, consigliere comunale Grosseto
Francesco De Luca, consigliere comunale Follonica
Giulio Detti, assessore Manciano
Marco Di Giacopo, consigliere comunale Grosseto
Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano
Luisa Frati, consigliere comunale Monterotondo Marittimo
Marco Galli, sindaco di Manciano
Mirjam Giorgieri, assessore Follonica
Marcello Giuntini, sindaco di Massa Marittima
Elisabetta Iacomelli, sindaco di Gavorrano
Franco Iannuzzi, consigliere comunale Roccastrada
Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada
Susanna Lorenzini, assessore Castiglione della Pescaia
Luciano Luciani, consigliere comunale Santa Fiora
Emi Macrini, consigliere comunale Monterotondo Marittimo
Giacomo Marchini, consigliere comunale Monterotondo Marittimo
Jacopo Marini, sindaco di Arcidosso
Irene Martini, consigliere comunale Roccastrada
Lorenzo Mascagni, consigliere comunale Grosseto
Elena Menghini, consigliere comunale Roccastrada
Chiara Mori, vicesindaco Roccastrada
Davide Moroni, consigliere comunale Magliano in Toscana
Lucia Nannetti, consigliere comunale Castel del Piano
Luca Niccolini, assessore Scarlino
Stefania Pacciani, consigliere comunale Roccastrada
Monica Paffetti, consigliere comunale di Orbetello
Andrea Pecorini, vicesindaco Follonica
Orano Pippucci, assessore Monterotondo Marittimo
Romelia Pitardi, assessore Castel del Piano
Giulio Querci, vicesindaco Gavorrano
Pasquale Quitadamo, assessore Scansano
Emiliano Rabazzi, assessore Roccastrada
Simone Sanità, consigliere comunale Castel del Piano
Catuscia Scoccati, consigliere comunale Grosseto
Gianpiero Secco, sindaco di Seggiano
Antonio Senserini, consigliere comunale Roccastrada
Sergio Stefanelli, vicesindaco Scarlino
Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo
Elisabetta Tollapi, assessore Scansano
Daniele Tonini, assessore Gavorrano
Ester Tutini, assessore Gavorrano
Silio Valacchi, consigliere comunale Santa Fiora

Ecco il documento sottoscritto dagli amministratori:

“Il prossimo 4 dicembre saremo chiamati ad esprimerci, con il referendum, sulla riforma costituzionale approvata dal Parlamento nello scorso mese di aprile: se vincerà il sì, il nuovo ordinamento entrerà in vigore; se prevarrà il no, rimarrà in vigore quello attuale.
Non dovremo dunque esprimere un giudizio sul Governo attualmente in carica, ma dovremo decidere quale assetto istituzionale vogliamo dare al nostro Paese, con effetti – sia in caso di approvazione che in caso di bocciatura della riforma – che si ripercuoteranno nei prossimi decenni e sulle future generazioni.

E’ opinione largamente condivisa, da almeno un trentennio, che la situazione complessiva delle nostre istituzioni sia ampiamente insoddisfacente: lo testimoniano le numerose commissioni parlamentari che si sono succedute nel corso degli ultimi decenni nel tentativo di modificare la seconda parte della Costituzione, senza però produrre esito alcuno.

Che le istituzioni debbano essere più efficienti ed al passo con i tempi, lo riscontriamo anche noi amministratori locali nella vita di tutti i giorni; sovente dobbiamo constatare, nostro malgrado, l’impossibilità di dare risposte efficaci ai problemi dei cittadini proprio a causa del loro malfunzionamento.

Ora, con la riforma costituzionale, abbiamo la possibilità di approvare un importante cambiamento che contribuirà a rendere la nostra Repubblica più semplice, più efficiente e dunque più giusta.
La fine del bicameralismo paritario – praticamente un unicum nel panorama costituzionale europeo – renderà più snello e rapido il processo legislativo.

La rottura del doppio rapporto fiduciario Governo / Camere (la riforma prevede che la fiducia al Governo dovrà darla sola la Camera dei deputati) eviterà situazioni di impasse causate dalla disomogeneità politica delle due camere, situazione verificatasi più volte nell’ultimo ventennio e da ultimo, drammaticamente, nel 2013.

La riscrittura del titolo V porrà fine, nel solco tracciato della giurisprudenza costituzionale, ad un quindicennio di conflitti improduttivi tra Stato e Regioni.
Il Senato delle autonomie, auspicato sin dai tempi dell’assemblea costituente, sarà un’occasione – se sfruttata adeguatamente – per raccordare lo Stato con le istanze di cui sono portatori gli amministratori locali.

A tale riguardo, il percorso di riforma dovrà completarsi affrontando definitivamente la questione delle Province, che non possono più essere “lasciate in mezzo al guado”, e provvedendo quindi alla riorganizzazione delle funzioni di area vasta così da dare risposte ai cittadini ed una prospettiva certa ai lavoratori di questi enti.

Non ultimo, la riforma ridurrà i costi della politica (verranno meno i costi di 315 senatori; verrà abolito il CNEL; verranno ridotte le indennità dei consiglieri regionali), come auspicato da moltissimi cittadini e movimenti politici negli ultimi anni.
Governi evanescenti sotto continuo ricatto, formati non dal voto ma da trattative poco nobili tra i partiti, procedimenti legislativi lenti e farraginosi, mancato coordinamento tra organi centrali dello Stato ed amministrazioni locali; sono queste le ragioni che allontanano i cittadini dalle istituzioni, che indeboliscono il nostro paese sulla scena europea ed internazionale e che il disegno riformatore vuol contribuire a rimuovere.

Il sistema democratico è dunque di fronte ad una sfida che potrà vincere solo se saprà far funzionare meglio le nostre istituzioni; diversamente crescerà la disaffezione ed avranno buon gioco le forze populiste, che non a caso propendono oggi per il no.

Non sfugge infatti ad alcuno che una delle ragioni più profonde del malessere italiano risiede nella recessione più lunga che ha colpito il nostro paese dal dopoguerra ad oggi; e solo un paese con un istituzioni funzionanti ed in grado di reagire con prontezza ai cambiamenti, può sperare di rispondere alle sfide sempre più incalzante che l’attualità ci pone davanti.

Ecco perché vi è un nesso molto più stretto di quanto si pensi tra l’architettura costituzionale e la crescita economica.
Sono queste le principali ragioni che ci spingono ad invitare tutti i cittadini dei nostri Comuni a recarsi il 4 dicembre alle urne ed esprimere il proprio SI alla riforma costituzionale”.

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