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Infermieri inForma: come salvare una vita. L’importanza della rianimazione cardiopolmonare

 

Infermieri informa

Secondo appuntamento con la rubrica Infermieri InForma lo spazio curato dal Collegio Ipasvi di Grosseto. Qui trovate tutte le altre uscita: www.ilgiunco.net/tag/infermieri-informa

di Mirella Santucci, infermiera legale e forense

Nella settimana dal 17 al 23 ottobre si è svolta “VIVA”, una campagna di sensibilizzazione che per il quarto anno viene organizzata dall’ Italian Resuscitation Council per informare la popolazione sull’importanza di un intervento tempestivo in caso di arresto cardiaco.

Ogni anno, in Italia, circa 60.000 cittadini muoiono in conseguenza di un arresto cardiaco (ACC), a insorgenza spesso talmente improvvisa da non essere preceduto da alcun sintomo o segno premonitore.

Le cause più frequenti dell’arresto cardiaco sono l’infarto del miocardio, le aritmie cardiache, l’annegamento, la folgorazione, l’asfissia, i traumi, gli avvelenamenti. La sopravvivenza per questo evento è inferiore al 10%.; la carenza di ossigeno al cervello produce infatti lesioni che possono diventare irreversibili già dopo 4-6 minuti di assenza di circolazione.

Le possibilità di prevenire questo danno dipendono dalla rapidità e dall’efficacia delle procedure di soccorso riassumibili nella corretta applicazione della Catena della Sopravvivenza. La letteratura scientifica internazionale ha infatti dimostrato che un soccorso tempestivo e corretto, in caso di arresto cardiaco improvviso, contribuisce a salvare fino al 30% delle persone colpite.

Si definisce Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP) l’insieme delle manovre atte a mantenere le funzioni vitali supportando artificialmente la circolazione e, se possibile, la ventilazione.

E’ essenziale che le prime manovre di soccorso, in primo luogo le Compressioni Toraciche Esterne (massaggio cardiaco), siano eseguite il prima possibile anche da parte di personale non sanitario (Laico) perché rappresentano uno dei principali elementi che favoriscono la sopravvivenza di una persona colpita da ACC.

A questo primo e fondamentale trattamento può aggiungersi l’utilizzo di un Defibrillatore semi-Automatico Esterno (DAE), che consente anche a personale non sanitario di erogare una scarica elettrica stabilita automaticamente dal DAE. La defibrillazione consente, infatti, di interrompere l’aritmia più pericolosa, la Fibrillazione Ventricolare (FV), e le Compressioni Toraciche Esterne (CTE) aiutano a mantenere vitali gli organi “nobili” (cuore e cervello) della vittima.

In assenza di RCP l’efficacia del defibrillatore diminuisce del 7-10% per ogni minuto di ritardo, mentre con la RCP le probabilità di sopravvivenza decrescono solo del 3-5% dopo ogni minuto dall’esordio dell’ACC.

E’ assolutamente necessario che le tecniche di base di rianimazione cardio-polmonare diventino un bagaglio di conoscenza comune e diffusa, e che sia tempestivamente disponibile un DAE al fine di non spezzare la sequenza di interventi delineati nella “Catena della Sopravvivenza”.

QUINDI DUE GRADI CONSIGLI NEL FRATTEMPO:

  1. Il più grande errore è non fare nulla!!
  2. Non è necessario effettuare la respirazione bocca a bocca.

Perchè porre l’attenzione su questi due aspetti?

Perchè proprio la paura di effettuare male le manovre e il normale tentennamento di porre la bocca sulla bocca di un sconosciuto che può aver rigurgitato o perso sangue blocca gli interventi da parte dei laici.

CHIARAMENTE LA PRIMA COSA DA FARE, VALUTATA L’INCOSCIENZA DELLA PERSONA CHE CI TROVIAMO A SOCCORRERE, È CHIAMARE IL 118.

– E’ per questo motivo che i testimoni di un arresto cardiaco, se in grado di intervenire, possono contribuire a salvare una vita e diventano il primo anello della catena dei soccorsi, il più importante. Imparare a fare alcune semplici manovre e ad usare il defibrillatore in attesa dei soccorsi può fare la differenza. Purtroppo sono ancora pochi coloro che sanno come fare la rianimazione cardiopolmonare e in Europa la RCP viene iniziata dai testimoni soltanto nel 15% dei casi – spiega Scapigliati -. Se si riuscisse ad aumentare questa percentuale dal 15% al 50-60% dei casi, si potrebbero salvare circa 100.000 persone all’anno. E’ chi sta vicino alla vittima al momento dell’arresto cardiaco che fa la differenza tra la vita e la morte, anche se non fa una professione sanitaria. L’unico errore in questi casi, è non fare niente”.

Al seguente link troverete un video didattico elaborato per personale non sanitario (cittadinanza laica) aggiornato con ultime linee guida sulla rianimazione cardiopolmonare ovvero quelle del 2015: https://youtu.be/w0YXaYGC1MI

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