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Energie rinnovabili: 600 imprese maremmane in tilt. «Intero settore a rischio»

GROSSETO – Nuovi corsi formativi non ancora definiti, eppure obbligatori. E gli imprenditori – oltre seicento solo in provincia di Grosseto – che si occupano di installazione e manutenzione di impianti alimentati da energie rinnovabili si ritrovano nei guai.

Tutto nasce dalle modalità con cui la Regione Toscana ha recepito il decreto legislativo che attua la direttiva comunitaria sull’incentivazione all’uso delle energie rinnovabili e prevede nuovi obblighi professionali e di formazione per le imprese di installazione e di manutenzione di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabili: peccato, però, che non vengano indicati i tempi entro i quali mettersi in regola.

«E’ la solita Italia che non cambia: si fanno norme avulse dalla realtà – dice Giovanni Lamioni, presidente di Confartigianato Imprese Grosseto – che scaricano incertezze e rischi sulle spalle delle imprese e dei cittadini. La mancata indicazione della tempistica degli aggiornamenti, obbligatori per tutte le imprese in attività nel settore, rischia di bloccare un intero comparto, quello delle energie rinnovabili, che dovrebbe rappresentare un traino per il lavoro e lo sviluppo della nostra economia». E così il paradosso è servito: a ottobre c’è il rischio di sentirsi dire che entro fine anno 5.000 imprese devono fare corsi formativi ancora non definiti.

«Altro che incentivazione all’uso delle energie rinnovabili. Qui – dice Roberto Laucci, presidente di Confartigianato Termoidraulici Toscana – si va nella direzione opposta. La formazione professionale è fondamentale per il nostro lavoro e non intendiamo sottrarci agli obblighi: lo facciamo da sempre, a nostre spese. Ma dev’essere regolata da normative al servizio della crescita delle imprese, non dei soggetti che la erogano». L’ennesima batosta per il fotovoltaico.

«Così – aggiunge Romano Mati, presidente regionale di Confartigianato Elettricisti – si innesca un meccanismo di paralisi totale di un settore sul quale la Regione sembrava puntare parecchio, ma evidentemente solo a parole. Anni di investimenti in aggiornamento e innovazione potrebbero andare in fumo». Stefano Giannoni, presidente regionale di Confartigianato Bruciatoristi e Manutentori, concorda: «Stiamo trasformando un’opportunità importante per certificare le  competenze nell’ennesimo foglio di carta che non aggiunge niente alla nostra professionalità e alle garanzie da fornire ai clienti». Confartigianato è compatta nell’esprimere contrarietà. «Avevamo trovato un’interpretazione condivisa in vari tavoli consultivi tra le associazioni di categoria e gli assessorati regionali – ricordano Lamioni, Laucci, Mati e Giannoni – individuando un percorso che, nel rispetto della normativa nazionale e in linea con quanto già adottato da altre Regioni, garantirebbe un qualificato sistema formativo e di aggiornamento con una tempistica compatibile con le esigenze delle imprese e del mercato. Ma, ad oggi, continuano a mancare ulteriori e necessari atti che facciano chiarezza sulle scadenze». Giovan Battista Donati, presidente di Confartigianato Imprese Toscana, aggiunge: «Abbiamo perso memoria delle sollecitazioni avanzate da Confartigianato a tutti i livelli regionali per sbloccare la situazione. Abbiamo anche denunciato come queste incertezze stessero ingenerando fenomeni speculativi a discapito delle imprese del settore impianti. Abbiamo chiesto l’intervento del governatore Enrico Rossi: se il silenzio continuerà, o se verrà data un’interpretazione che impedirà di adempiere a un obbligo formativo tardivamente sancito, non potremo che attribuire la responsabilità politica del danno alla Regione».

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