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Caporalato, Confagricoltura: «bisogna cambiare la norma, assunzioni si ridurranno»

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GROSSETO – “A rischio l’occupazione per una norma che colpisce indiscriminatamente il sistema produttivo agricolo. In una fase delicata del rinnovo del contratto di lavoro provinciale degli operai agricoli, quanto si discute in questi giorni in Parlamento crea una inevitabile preoccupazione. Perciò occorre che tutte le parti sociali trovino una sintesi tale da salvaguardare le imprese oneste e quell’occupazione, che in provincia di Grosseto interessa oltre 10mila operai, che sicuramente non è sfruttata o ancor peggio discriminata.”

E’ questa la riflessione posta dal direttore di Confagricoltura Grosseto, Paolo Rossi, che al contempo si dice preoccupato per quanto è in discussione a Roma, circa il disegno di legge sul caporalato che va ad implementare l’articolo 603 bis del Codice Penale, introducendo pene pesanti anche per chi recluta un lavoratore senza minaccia o intimidazione, con la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a 1000 euro per ogni lavoratore irregolarmente reclutato. “Premettendo che condivido l’intento perseguito dal nuovo ddl, che punta a contrastare il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura – spiega Rossi –, dobbiamo stare ben attenti a non colpire, sulla base di semplici violazioni formali, le aziende che assumono in modo regolare i dipendenti.” Secondo Confagricoltura Grosseto è dunque tutto chiaro e condivisibile, se non fosse che il ddl individua una responsabilità anche nelle imprese che incorrano in una trasgressione di tipo formale, che viene inclusa sotto la voce generica di sfruttamento e come tale sanzionata.

“La legge infatti – aggiunge il direttore – compara alle altre forme di sfruttamento violazioni come la corresponsione di retribuzioni in maniera difforme dai contratti collettivi di lavoro, oppure la violazione della normativa relativa in materia di orario di lavoro, ferie, permessi, periodi di riposo, aspettativa, sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro. E’ sufficiente anche un solo indice di sfruttamento per far scattare la sanzione o la reclusione, oltre alla possibilità per il giudice di disporre il sequestro dell’azienda. Ragione per cui anche per i datori di lavoro che assumono regolarmente i propri dipendenti possono scattare pesanti conseguenze sanzionatorie, se incorrono in qualche mancanza nella gestione dell’orario di lavoro, come ad esempio straordinari o ferie. Esiste dunque il rischio reale di trattarli con lo stesso rigore punitivo che viene riservato a chi, con violenza e minaccia, sfrutta i lavoratori e li sottopone a trattamenti degradanti e disumani”. Rossi conclude auspicando che le due Camere del Parlamento concordino tempestivamente le opportune modifiche affinché il disegno di legge sia più equilibrato e vada a colpire i veri criminali.

“E’ necessario che l’ipotesi delittuosa scatti in presenza di almeno due indici di sfruttamento – puntualizza il dirigente confagricolo –, e che vengano limitate le ipotesi di sfruttamento solo a quelle gravi e reiterate. In caso contrario rischieremo una inevitabile riduzione delle coltivazioni che richiedono un maggiore impiego di manodopera, e conseguentemente un aumento della disoccupazione.”

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