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Comitato per il SI’ di Monte Argentario «Con Referendum 200 senatori a casa e stop province»

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MONTE ARGENTARIO – Nasce il primo comitato per il “Si” anche al Monte Argentario. A occuparsene tre politici del promontorio i quali specificano che “ormai in quasi tutti i piccoli Comuni, a causa della grave crisi economica, della mancanza di lavoro e delle scarse risorse disponibili, non si parla più di scelte strategiche o di grandi temi generali ma solo di problemi minimi – spiegano Calogero Giardina, socio fondatore del Pd argentarino, Riccardo Alocci, fondatore di MPR Argentario e Vincenzo Schiano, membro del circolo “Lavoro e Libertà” – quindi siamo consapevoli che sarà complicato coinvolgere i cittadini nel dibattito sul referendum costituzionale del 4 dicembre”.

“Per questo ci occuperemo di questo comitato, convinti che sia che vinca il SI piuttosto che il NO, non andremo incontro a nessuna catastrofe, perché l’Italia ha un sistema politico, economico e sociale abbastanza solido. Invitiamo i cittadini interessati ad informarsi personalmente ed a decidere con la propria testa come votare, al di là delle indicazioni dei partiti o dei sindacati. Nella riforma costituzionale proposta ci sono, secondo noi, alcuni aspetti positivi – proseguono -: superamento del bicameralismo perfetto, una anomalia italiana con camera e senato che sono veri e propri doppioni con costi di funzionamento rilevanti”.

“I senatori passeranno da 315 a 100 e non percepiranno indennità, con evidente contenimento dei costi della politica. Si supererà anche l’istituto dei senatori a vita, sostituiti da 5 senatori nominati per 7 anni dal presidente della Repubblica. Saranno abolite definitivamente le Province con un risparmio di 320 milioni annue e soppresso il CNEL con un risparmio di 20 milioni l’anno. La riforma semplificherà il rapporto tra Stato e Regione – concludono loro – e lo Stato si occuperà di grandi reti di trasporto e di navigazione, della produzione e della distribuzione nazionale dell’energia. Sarà abolito il finanziamento dei gruppi nei consigli regionali e non aumenteranno i poteri del presidente del Consiglio. “

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