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Mabro, silenzio sul futuro dei lavoratori. Rischio per chi deve andare in pensione

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GROSSETO – Situazione di stallo e di incertezza per i lavoratori ex Mabro che sono pronti a tornare sulle “barricate” visto che da tempo non ci sono informazioni ufficiali sul futuro di azienda e dipendenti.

Una situazione che preoccupa non poco i lavoratori, ancora una volta costretti a fare appello a ministero e regione per capire cosa succederà.

«Tutti tacciono – scrivono le Rsu – Tace il Ministero dello Sviluppo Economico dopo l’ambigua chiusura dell’ultimo incontro: Non una data , non un impegno assunto. Tace il commissario, anzi l’ex commissario, che non ha potuto chiedere una seconda proroga del suo mandato impedendo di conseguenza l’approvazione della Cassa integrazione, pur lasciando trapelare che sta ancora lavorando per una soluzione. Ma la realtà è che fin dal 6 Giugno ha affermato, in una relazione regolarmente depositata, che per Abbigliamento Grosseto non si è ancora concretizzata la possibilità di riprendere l’attività».

«Non ha avuto il coraggio di dircelo al ministero e crediamo che non manterrà la promessa di tornare all’assemblea con qualsiasi risultato fatta a tutte le maestranze quando assunse l’incarico di Commissario».

«Tace come al solito la Regione Toscana, che ha evitato di assumere qualsiasi impegno persino sull’anticipazione della Cassa Integrazione, ferma con i pagamenti al 20 di Aprile impedendo di fatto a coloro che, avendo maturato i requisiti al diritto della pensione, oggi si trovano in una situazione di estrema difficoltà».

«Con la fine dell’anno cessano le condizione più favorevoli dell’indennità di Mobilità, definitivamente soppressa dalla pessima riforma della Fornero. Noi non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo togliere a diverse delle nostre compagne la possibilità di raggiungere la pensione utilizzando i benefici previsti dalla normativa in vigore, e quindi chiediamo a tutti i soggetti di voler comunicare in tempi rapidi ed in modo ufficiale lo stato dell’arte».

«Questo non vuol dire che deponiamo le armi. Quindi riaffermiamo nuovamente la nostra intenzione di non arrenderci, credendo vi siamo le condizioni per un diverso futuro per noi e per questo territorio. Una volta a conoscenza di quanto i soggetti citati hanno, o, più probabilmente, non hanno, in corso di realizzazione, decideremo il percorso e le iniziative da intraprendere»

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